“La nostra sicurezza è messa in dubbio dal cambiamento nella politica estera del nostro maggior alleato rispetto alla Russia che, con l’invasione dell’Ucraina, ha dimostrato di essere una minaccia concreta per l’Europa”, ha detto Mario Draghi, che torna in Parlamento per la prima volta dopo le sue dimissioni da premier. E lo fa consulente speciale della presidente della Commissione Ue von der Leyen.
“Gli indirizzi della nuova amministrazione Usa hanno drasticamente ridotto il tempo disponibile. L’Ue è oggi più sola nei fori internazionali. Sulla difesa serve una catena di comando continentale”, dice Draghi. “La nostra prosperità, già minacciata dalla bassa crescita per molti anni, si basava su un ordine delle relazioni internazionali e commerciali oggi sconvolto dalle politiche protezionistiche degli Stati Uniti: i dazi avranno un forte impatto sulle imprese italiane ed europee”.
Troppa regolamentazione e relativa frammentazione penalizzano la crescita economica e, creando barriere al mercato unico, equivale “a un dazio del 45% sui beni manifatturieri e del 110% sui servizi”, dice l’ex premier in apertura dell’audizione davanti alle commissioni riunite Bilancio, Produzioni e Politiche Ue della Camera e del Senato sul Rapporto sul futuro della competitività europea. “La regolamentazione prodotta dall’Unione Europea negli ultimi venticinque anni – spiega – ha certamente protetta i suoi cittadini ma si è espansa seguendo la crescita di nuovi settori, come il digitale, e continuando ad aumentare le regole negli altri. Ci sono 100 leggi focalizzate sul settore high tech e 200 regolatori diversi negli Stati Membri. Non si tratta di proporre una deregolamentazione selvaggia ma solo un po’ meno di confusione”. Le regole, sottolinea, “troppe e troppo frammentate, penalizzano, soprattutto nel settore dei servizi, l’iniziativa individuale, incoraggiano lo sviluppo dell’innovazione, penalizzano la crescita dell’economia”. All’introduzione di nuove regole “gli Stati membri spesso tralasciano di adeguare le normative nazionali e nei casi in cui le direttive della Commissione prevedano un’armonizzazione minima, aggiungono a esse altre prescrizioni nazionali che differiscono tra Paesi”, osserva, rilevando anche che “la difesa del mercato unico di fronte alla Corte di giustizia europea è divenuta sempre più rara”.
Il problema del caro-bollette “è ancora più marcato in Italia, dove i prezzi dell’elettricità all’ingrosso nel 2024 sono stati in media superiori dell’87% rispetto a quelli francesi, del 70% rispetto a quelli spagnoli, e del 38% rispetto a quelli tedeschi”. Così l’ex premier Mario Draghi. “Anche i prezzi del gas all’ingrosso in Italia nel 2024 sono stati mediamente più alti rispetto ai mercati europei”, afferma l’ex presidente della Bce”, aggiunge. “Nei prezzi finali ai consumatori – osserva ancora – incide anche la tassazione, in Italia tra le più elevate di Europa. Nel primo semestre del 2024, l’Italia risultava il secondo Paese europeo con il più alto livello di imposizione e prelievi non recuperabili per i consumatori elettrici non domestici”. Per Draghi “costi dell’energia così alti pongono le aziende – europee e italiane in particolare – in perenne svantaggio nei confronti dei concorrenti stranieri. È a rischio – sottolinea ancora – non solo la sopravvivenza di alcuni settori tradizionali dell’economia, ma anche lo sviluppo di nuove tecnologie ad elevata crescita. Si pensi ad esempio all’elevato consumo necessario per i data center”. Qiuanto all’Europa, “tra settembre e febbraio, il prezzo del gas naturale all’ingrosso è aumentato in media di oltre il 40%, con punte di oltre il 65%, per poi attestarsi a +15% nell’ultima settimana”, rileva Draghi. “Anche i prezzi dell’elettricità all’ingrosso sono aumentati in modo generalizzato nei diversi Paesi europei, e continuano a essere 2-3 volte più alti dei prezzi Stati Uniti”, si riferisce
A livello europeo, nel mercato del gas naturale “possiamo coordinare meglio la domanda di gas tra Paesi” ed “è necessario pretendere una maggiore trasparenza dei mercati”, dice l’ex premier Mario Draghi. “È indispensabile evitare rischi di concentrazione e rafforzare il livello di vigilanza. Gran parte delle transazioni finanziarie legate al gas è concentrata in poche società finanziarie senza che vi siano forme di vigilanza su di esse paragonabili a quelle su altri intermediari finanziari”, sottolinea. “Occorre sostenere l’azione della Commissione in quest’area – spiega – ed è fondamentale una rapida attuazione dei provvedimenti. Anche per quanto riguarda il gas è necessaria una maggiore trasparenza sui prezzi di acquisto alla fonte”. Per Draghi “il beneficio dei più bassi costi operativi delle rinnovabili raggiungerà pienamente gli utenti finali solo tra molti anni. I cittadini ci stanno dicendo che sono stanchi di aspettare”. “La stessa decarbonizzazione è a rischio. I prezzi all’ingrosso dell’elettricità dipendono dal mix di generazione ma anche da come si forma il prezzo”, osserva, rilevando che in Europa, nel 2022, pur rappresentando il gas solo il 20% del mix di generazione elettrica, ha determinato il prezzo complessivo dell’elettricità per più del 60% del tempo. In Italia, per circa il 90% delle ore. “Occorre certamente accelerare lo sviluppo di generazione pulita e investire estesamente nella flessibilità e nelle reti. Ma occorre anche disaccoppiare il prezzo dell’energia prodotta dalle rinnovabili e dal nucleare da quello dell’energia di fonte fossile”, afferma.