IL RAPPORTO DI LEGAMBIENTE PER IL 2017, SPERANZA DALLA LEGGE
Da un anno all’altro i reati ambientali sono calati, lasciando pensare a una ‘nuova speranza’ per la ‘forza della legalita”, soprattutto grazie alle norme sugli eco-reati che sembrano aver gia’ prodotto i primi frutti. Anche se, al ritmo di 71 al giorno, l’affaire delle ecomafie riesce a mettere insieme un bottino che vale 13 miliardi l’anno. Un business costruito da un insieme di illeciti – dal traffico di rifiuti all’abusivismo edilizio, dai roghi fino alla corruzione – per i quali il Guardasigilli Andrea Orlando chiede l’attenzione dell’Antimafia. E’ la fotografia scattata da Legambiente nel nuovo rapporto ‘Ecomafia 2017’.
Arrivano i primi effetti della legge sugli ecoreati: crescono del 20% gli arresti e diminuiscono del 7% gli illeciti. È quanto emerge in sintesi da Ecomafia 2017 di Legambiente, le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia, edito da Edizioni Ambiente con il sostegno di Cobat e Novamont, e presentato oggi a Roma alla Camera e Deputati. In particolare, nel 2016, gli arresti sono stati 225 (contro i 188 del 2015),. Cresce anche il numero di denunce: 28.818 a fronte delle 24.623 della precedente edizione di Ecomafia e di sequestri: 7.277 (nel 2015 erano stati 7.055), a testimoniare una sempre maggiore efficacia dell’azione investigativa e repressiva.
In particolare, sottolinea Legambiente, il combinato disposto del calo di illeciti e dell’aumento di arresti e denunce è merito dei più efficaci strumenti investigativi grazie al rinnovato impianto legislativo che nel 2015 ha inserito nel codice penale i delitti ambientali (legge 68/2015). A fronte di 1.215 controlli, nel 2016 la legge 68/2015 ha consentito di sanzionare 574 ecoreati, più di uno e mezzo al giorno, denunciare 971 persone e 43 aziende, sequestrare 133 beni per un valore di circa 15 milioni di euro con l’emissione di 18 ordinanze di custodia cautelare.
Sul totale, 173 ecoreati hanno riguardato specificamente i nuovi delitti (pari al 30% del totale) mentre sono 401 (pari al restante 70%) i casi di applicazione del meccanismo di estinzione dei reati contravvenzionali minori (secondo quanto previsto dalla parte Sesta bis del Dlgs 152/2006). In particolare, sono 143 i casi di inquinamento ambientale, 13 di disastro ambientale, 6 di impedimento di controllo, 5 i delitti colposi contro l’ambiente, 3 quelli di omessa bonifica e 3 i casi di aggravanti per morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale; la Campania si conferma la prima regione, con 70 ecoreati contestati. Sono 41 i procedimenti giudiziari che nel 2015 si sono conclusi con condanne di primo grado grazie alla nuova legge, mediante patteggiamenti e riqualificazione di reati contestati precedentemente sotto altro titolo.