PM AREZZO, ‘MAI NEGATO CHE BOSCHI FOSSE INDAGATO’. M5S CONTRO IL PD. REPLICA DEM, ‘M5S E ALTRI MENTONO, LA VERITA’ E’ AGLI ATTI’
Il pm di Arezzo Roberto Rossi scrive al presidente della commissione Banche Pier Ferdinando Casini per chiarire il caso di Pier Luigi BOSCHI, e ricorda di aver risposto in commissione precisando che non e’ tra gli ex del cda Etruria rinviati a giudizio, ma di aver annuito quando gli e’ stato chiesto se lui e altri potrebbero essere indagati. Soddisfatto Casini: ‘Risposta chiara e esauriente’. Maria Elena Boschi attacca: ‘Usano la vicenda per attaccare me e il Pd’. I Dem chiedono una nuova audizione per Rossi, di cui la commissione parlera’ ancora domani. Audizioni il 15 dicembre di Visco, il 18 o 19 di Padoan.
Affondo del M5s sul Pd dopo la notizia che Pier Luigi Boschi, padre della sottosegretaria alla presidenza del Consiglio Maria Elena, e’ ancora indagato dalla Procura di Arezzo per la vicenda Etruria. ‘Ce le ricordiamo benissimo le esternazioni dei renziani nei giorni scorsi, dopo l’audizione in commissione Banche del procuratore di Arezzo che sembravano scagionare papa’ Boschi da ogni ulteriore coinvolgimento nella vicenda Banca Etruria. Vogliamo ascoltare cosa hanno da dire oggi gli stessi soloni che ieri esultavano’, dice il deputato del 5Stelle in commissione Finanze Alessio Villarosa. ‘La verita’ e’ agli atti. M5s mente’, replica il Pd con Franco Vazio, membro della commissione sulle banche.
Il pm di Arezzo Roberto Rossi mette nero su bianco al presidente della commissione Banche Pier Ferdinando Casini la sua posizione sul caso di Pier Luigi Boschi e sulla nuova indagine a suo carico. Casini ha trasmesso nel pomeriggio in via riservata la lettera ai componenti della commissione. ‘Tutto quello che avevo da dire l’ho detto in commissione giovedi’ scorso’, afferma Rossi in una breve dichiarazione sulla nuova inchiesta per falso in prospetto e ricorso abusivo al credito.
“Tutto quello che avevo da dire l’ho detto in commissione giovedi’ scorso” si difende il procuratore Rossi. E a riprova della sua tesi invia una lettera al presidente della bicamerale, Pierferdinando Casini, in cui riporta la trascrizione della sua audizione. Nella lettera Rossi ricorda di aver risposto sulla posizione di Pier Luigi Boschi precisando che non e’ tra gli ex del cda Etruria rinviati a giudizio, ma di aver annuito quando gli e’ stato chiesto se lui e altri potrebbero essere indagati. “Come si evince da questa breve ricostruzione, non ho nascosto nulla circa la posizione del consigliere Pierluigi Boschi. Ho anzi chiarito e ribadito che la Sua esclusione riguardava il processo per bancarotta attualmente in corso, mentre per gli altri procedimenti, a domanda, ho precisato che non essere imputati non significava non essere indagati. Null’altro mi e’ stato chiesto in merito” precisa Rossi che a proposito delle domande sul reato di falso in prospetto, ipotizzato nel nuovo fascicolo, chiarisce: “ho chiesto la secretazione dell’audizione in quanto vi sono in corso indagini preliminari sul punto. Le domande in merito hanno riguardato i fatti oggetto di indagine e non, in alcun modo, le persone iscritte nel registro degli indagati. Ho chiarito i punti che mi venivano sollecitati riferendomi ovviamente allo stato delle indagini in corso”.
Falso in prospetto e ricorso abusivo al credito. Sarebbero queste le ipotesi di reato che la procura di Arezzo contesterebbe, a vario titolo, a 21 persone nell’ambito di un nuovo filone d’inchiesta sulle vicende di Banca Etruria. Si tratterebbe di un’indagine che riguarda la vendita di obbligazioni considerate rischiose ai clienti retail che non avrebbero avuto il profilo per acquisirle. Nel registro degli indagati ci sarebbero membri del cda della Banca presieduto da Giuseppe Fornasari tra cui figurerebbe anche Pier Luigi Boschi, padre del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Maria Elena, che è stato all’epoca vicepresidente della banca, sebbene senza incarichi operativi.L’apertura del fascicolo sarebbe scaturita dalle sanzioni comminate dalla Consob agli ex amministratori di Banca Etruria nel settembre scorso, per complessivi 2,76 milioni di euro, e riguarderebbe il periodo in cui furono collocate le due emissioni di obbligazioni subordinate del 2013, a luglio e in autunno. Secondo gli inquirenti, le informazioni fornite nel prospetto inviato a Consob potrebbero essere state false o perlomeno incomplete e ne sarebbe conseguita la seconda ipotesi di reato, ossia il ricorso abusivo al credito perché, se il prospetto autorizzato da Consob e sulla base del quale i subordinatisti hanno sottoscritto i titoli è almeno in parte inesatto, i soldi entrati in banca con le subordinate, circa 110 milioni di euro, potrebbero essere stati raccolti abusivamente.Sulla vicenda del crac di Banca Etruria è tutt’ora in corso, davanti al gup Giampiero Borraccia, il procedimento che ha riunificato quattro filoni di inchiesta sul fallimento dell”istituto aretino: bancarotta, bancarotta bis, liquidazione all’ex dg Bronchi e responsabilità dei sindaci revisori. Sono 27, nell’ambito di questo procedimento, le richieste di rinvio a giudizio fatte dal pm Andrea Claudiani al gup del tribunale di Arezzo, mentre quattro sono le richieste di rito abbreviato avanzate dagli avvocati di Giuseppe Fornasari, ex presidente, Luca Bronchi, ex direttore generale, Alfredo Berni, ex vicepresidente ma imputato per quando era ancora dg – i tre sono accusati di bancarotta fraudolenta – e Rossano Soldini, ex consigliere chiamato a rispondere di bancarotta semplice.
“Dal punto di vista politico il nostro comportamento e’ stato ineccepibile. Nessuno puo’ negare questi due fatti: noi abbiamo commissariato e noi abbiamo lottato contro il sistema sbagliato delle vecchie banche popolari. Si utilizza la vicenda Banca Etruria per mettere in secondo piano le vere vicende, complicate, del sistema bancario italiano. Onesta’ intellettuale vorrebbe che si riconoscesse che questo atteggiamento e’ sbagliato e segue l’obiettivo della polemica politica, non della tutela dei risparmiatori”. Cosi’ su Facebook la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi. “Chi ha sbagliato ad Arezzo ha pagato e paghera’. Spero che accada anche altrove – aggiunge -. Ma se vogliamo difendere i cittadini che hanno perso i risparmi da Ferrara a Vicenza, nelle Marche come in Toscana, dobbiamo verificare le vere responsabilita’. Noi siamo interessati agli atti, non alle strumentalizzazioni. Qualcuno usa questa vicenda da due anni per attaccare me e il Pd. Io penso che sarebbe piu’ giusto fare chiarezza sugli errori fatti da tanti per non sbagliare piu'”.
“Ho firmato oggi il mandato per l’azione civile di risarcimento danni nei confronti del dottor Ferruccio de Bortoli. A breve procedero’ anche nei confronti di altri giornalisti”. Lo annuncia il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi. Nel suo ultimo libro l’ex direttore del Corriere della Sera aveva rivelato presunte pressioni da parte di Boschi nei confronti dell’allora ad di UniCredit, Federico Ghizzoni, perche’ intervenisse per salvare Banca Etruria, di cui suo padre Pierluigi era stato in passato vicepresidente. “Mi spiace dover adire le vie legali – precisa Boschi – contro alcuni giornalisti, non lo avevo mai fatto prima. Nemmeno in presenza di affermazioni evidentemente diffamatorie. Ma credo che sia ormai necessario farlo perche’ sulla verita’ dei fatti si pronunci un tribunale in nome della legge. Perche’ la legge e’ uguale per tutti, davvero”, conclude Boschi che aveva annunciato un’azione legale contro De Bortoli lo scorso maggio.
“Ce le ricordiamo benissimo le esternazioni da parte dei renziani nei giorni scorsi, subito dopo l’audizione in commissione Banche da parte del procuratore di Arezzo che sembravano scagionare papà Boschi da ogni ulteriore coinvolgimento nella vicenda Banca Etruria. Vogliamo ascoltare cosa hanno da dire oggi gli stessi soloni che ieri esultavano”. Così il deputato del MoVimento 5 Stelle in commissione Finanze Alessio Villarosa.
”L’omissione da parte del procuratore di Arezzo Roberto Rossi è solo l’ultimo degli episodi inquietanti che circondano la vicenda di Banca Etruria. Nei giorni scorsi c’è anche stato chi, proprio a seguito dell’audizione in commissione Banche del procuratore Rossi, aveva cercato di far credere che Pier Luigi Boschi avesse un ruolo del tutto marginale rispetto alla vicenda di una Banca che ha palesato il conflitto d’interessi del Pd. Prima hanno usato l’istituto e poi, quando la nave ha cominciato a scricchiolare, l’hanno abbandonata lasciando i risparmiatori a bordo”. Lo afferma Carlo Sibilia, capogruppo in commissione Finanze del MoVimento 5 Stelle alla Camera.
“L’insistenza di fare confusione su Banca Etruria nasconde lobiettivo di non parlare dei veri problemi delle Banche. I 5 stelle sono incompetenti e non conoscono regole e leggi. Il pm Rossi in commissione ha descritto i fatti, i documenti e le ragioni per le quali non è stato chiesto il rinvio a giudizio di Boschi per bancarotta”. Lo dichiara in una nota Franco Vazio, parlamentare Pd e componente della commissione dinchiesta sulle banche. “Rossi ha anche spiegato il perché: i crediti deteriorati che sono alla base del crack di Banca Etruria sono datati 2007/2010 quando Boschi non era nel suo Cda e perché Boschi non mai ha dato il via libera allerogazione di crediti deteriorati, che poi non sono stati rimborsati. Su questo – aggiunge Vazio – è stato audito il pm Rossi in commissione Banche. Ai 5 stelle interessa solo la famiglia Boschi. A noi interessano le famiglie italiane. Noi non facciamo polemiche, pretendiamo la verità. I risparmiatori hanno bisogno di questo”.
“Come Lega chiederemo un’ispezione in Procura ad Arezzo. Comunque e’ incredibile, di fronte a questa vicenda, che la Boschi sia ancora al governo”. Lo afferma in una nota il segretario della Lega Matteo Salvini in riferimento alla nuova inchiesta di Arezzo su Banca Etruria.