Fca ha chiuso il 2016 con risultati record, approvati dal Cda riunito a Londra. L’utile netto adjusted sale del 47% a 2,5 mld di euro e l’utile netto e’ pari a 1,8 mld. Per il 2017 il gruppo prevede ricavi netti tra 115 e 120 mld, ebit adjusted oltre 7 mld, utile netto adjusted oltre 3 mld, indebitamento sotto 2,5 mld. ‘Apprezziamo le proposte di Trump e il suo impegno per il settore auto’, ha detto Marchionne. ‘Vogliamo lavorare con lui’. E escluso di aver parlato con il presidente di fusione con Gm.
Un 2016 “da record” per Fiat Chrysler, che punta a un 2017 ancora in miglioramento e corre verso gli obiettivi del piano 2014-18 e l’azzeramento del debito. La Borsa premia il titolo, con uno sprint a quasi +5% in tarda mattinata, poi frenato in chiusura a +1,18% (a quota 10,33 euro). E mentre sembrano ridimensionarsi le preoccupazioni per il caso diesel negli Stati Uniti, l’ad Sergio Marchionne guarda con fiducia al traguardo del 2018, quello che dovrebbe essere il suo ultimo anno al timone della casa automobilistica italoamericana. Due anni di tempo per alleggerire il gruppo dai debiti e cercare di realizzare il sogno della maxi-fusione. Per il momento, però, l’ipotesi di un matrimonio con Gm non è stata affrontata con il neopresidente americano Donald Trump. Fca ha chiuso il 2016 con un utile netto in crescita a 1,814 miliardi, ricavi netti in leggero aumento a 111 miliardi e l’indebitamento netto industriale in discesa a 4,585 miliardi, dai 5,049 miliardi dell’anno prima. Le consegne globali sono state pari a 4,720 milioni di veicoli, stabili rispetto al 2015, mentre quelle del brand Jeep sono aumentate del 9% (a 1,424 milioni di macchine). Per il 2017 si prevedono ricavi tra i 115 e i 120 miliardi, un utile netto adjusted oltre i 3 miliardi e il debito sotto i 2,5 miliardi, quasi dimezzato. Target che “confermano la convinzione del gruppo nel raggiungimento degli obiettivi per il 2018”. “Abbiamo preso tutte le decisioni industriali necessarie – ha sottolineatoMarchionne – e il nostro obiettivo è realizzare il piano”. Finora infatti “tutti gli obiettivi chiave” del business plan sono stati “raggiunti o superati nei primi tre anni”. E nel 2016 sono arrivati segnali positivi dal mercato europeo, con le consegne in rialzo del 14% e la Maserati in crescita del 30%, spinta dal primo suv Levante. Il Nordamerica invece, che traina le vendite del gruppo, rallenta il passo con un calo del 5% per le consegne.
Al futuro prossimo degli Stati Uniti Marchionne guarda con molta attenzione, perchè le nozze con General Motors potrebbero essere l’approdo finale della lunga esperienza al vertice della Fiat. La fusione, ha detto agli analisti finanziari, porterebbe alla nascita del “più grande produttore mondiale di auto e camion, con base negli Usa”. Finora però “non ho mai parlato con Trump di questa opzione, la nostra priorità è completare il piano industriale”. Il programma economico del nuovo presidente, ha sottolineato il numero uno di Fca, è “complessivamente positivo. Dobbiamo vedere di più, la nostra volontà di seguirlo è chiara”. Preoccupano però le possibili mosse sui dazi doganali e bisognerà vedere “se ci sarà davvero un rimpatrio della produzione di camion negli Stati Uniti”. Per il caso dei veicoli diesel, invece, il Ceo mostra meno preoccupazione dopo la bufera di due settimane fa, quando l’Epa (l’agenzia Usa per la tutela ambientale) ha accusato il gruppo di aver usato un software per far rilevare un livello di emissioni minore rispetto a quello reale. “Siamo nel mezzo di un confronto intenso – ha rassicurato Marchionne – e le discussioni stanno andando avanti bene. Arriveremo a una conclusione abbastanza presto”.