Né Sibilia né Gravina, e tantomeno Tommasi: il prossimo numero uno della Federcalcio non sarà uno dei tre candidati di oggi, ma con ogni probabilità un commissario scelto dal Coni, che era la grande ombra di questa assemblea elettiva. Una assemblea all’interno della quale non è stato possibile arrivare a nessun accordo che salvasse l’indipendenza e l’unità della Figc: il primo a far capire che non ci fosse aria di inciuci era stato Damiano Tommasi, che nel suo intervento aveva sottolineato di essere qui “per diventare il presidente della Figc, non per fare l’ago della bilancia”. Il candidato dell’assocalciatori però era stato già scaricato dagli allenatori (“lo avremmo votato, ma abbiamo capito che la strada sarebbe stata la stessa fatta con Albertini l’ultima volta”, aveva detto Renzo Uliveri, e cioè senza uscita) e bacchettato dagli arbitri (“Caro Tommasi, da solo non si va da nessuna parte”).
Era apparso dunque subito chiaro che la vera sfida era tra Sibilia, l’uomo delle Lega Nazionale Dilettanti (“il nuovo sono io, che sono stato eletto alla Lnd solo da un anno”) e Gravina, espressione della Lega Pro (“essere nel mondo del calcio da 30 anni non può essere una colpa, semmai un requisito fondamentale”): nelle prime tre votazioni Sibilia aveva sempre messo la ruota davanti, superando anche il 40% dei voti ma mai arrivando vicino al quorum, che era prima dei tre quarti, poi dei due terzi, quindi del 50 più 1.
A quel punto, con il ballottaggio alle porte nella quarta votazione, Sibilia ha tentato il colpo di teatro, consapevole forse che se i voti di Tommasi fossero confluiti su Gravina il suo vantaggio non sarebbe bastato: “Ho proposto a Gravina un accordo in cui spettasse a lui la presidenza,per il bene del calcio nonostante. Ci siamo incontrati, mi avevano detto che erano d’accordo e che avrebbero dovuto consultare le altre parti che lo appoggiavano, poi ho ricevuto una telefonata – e ribadisco una telefonata – da parte di Gravina in cui mi diceva che non si poteva fare l’accordo. Per quanto mi riguarda non ci sono più le condizioni per andare avanti”. Il ballottaggio è diventato così una pioggia di schede bianche, che ha reso impossibile eleggere un vincitore. “E’ una sconfitta del sistema” chiosa Tommasi. Ora ci penserà il commissario.