La Striscia di Gaza continua a essere teatro di una drammatica escalation di violenza, con nuove stragi che colpiscono la popolazione civile in cerca di cibo e aiuti. Nelle ultime ore, almeno 84 persone sono state uccise e oltre 200 ferite dagli attacchi israeliani, secondo fonti mediche ad Al Jazeera, portando il bilancio a 93 vittime per la Protezione civile palestinese, solo nelle ultime 24 ore. Tra le vittime, almeno 73 erano in attesa di aiuti umanitari. Un copione tragico che si ripete, con almeno 900 civili uccisi da maggio in situazioni analoghe, secondo fonti della Striscia.
L’esercito israeliano (IDF) ha confermato di aver sparato “colpi di avvertimento” vicino a un centro di distribuzione di aiuti nel nord di Gaza per disperdere una “minaccia”, pur ribadendo che il numero di vittime riportato non corrisponde alle proprie informazioni e che l’episodio è sotto indagine. Nel frattempo, Israele ha deciso di espandere le sue operazioni di terra nella Striscia. Per la prima volta dall’inizio del conflitto, è stato emesso un ordine di evacuazione per i residenti della zona sud-occidentale di Deir al-Balah, nel centro della Striscia, e le truppe hanno ampliato le operazioni anche nell’area di Jabalya, nel nord. L’ONU ha definito questa iniziativa “un altro colpo devastante” agli sforzi umanitari nel territorio devastato dalla guerra.
Di fronte a questa inaudita violenza, il pontefice Leone XIV ha rinnovato il suo accorato appello all’Angelus: “Chiedo nuovamente che si fermi subito la barbarie della guerra e che si raggiunga una risoluzione pacifica del conflitto”. Un grido di dolore che si unisce alle preghiere del Cardinale Pizzaballa, che ha celebrato Messa nella parrocchia attaccata da Israele giovedì, rimanendo a Gaza nonostante le difficoltà.
Nonostante il drammatico scenario sul campo, emergono segnali di un possibile disgelo sui negoziati per un cessate il fuoco. Fonti vicine ad Hamas hanno dichiarato che “i punti di contrasto sono stati significativamente ridotti” e hanno parlato di “terreno fertile” per un annuncio a breve, attribuendo questo sviluppo alla “pressione americana”. Anche in Israele, l’opinione pubblica mostra crescente impazienza, con decine di migliaia di manifestanti scesi in piazza a Tel Aviv e in altre città per chiedere un accordo che garantisca il rilascio di tutti gli ostaggi.
A Washington, intanto, cresce la frustrazione dell’amministrazione Trump nei confronti del premier israeliano Benyamin Netanyahu. Secondo indiscrezioni di stampa, un funzionario della Casa Bianca avrebbe definito Netanyahu “fuori controllo” e con il “grilletto facile”, paragonandolo a “un bambino che non si comporta bene”. Il primo ministro israeliano ha saltato la riunione settimanale di governo a causa di un’intossicazione alimentare, posticipando anche le udienze del processo a suo carico a settembre.