Mentre l’IDF lancia un’offensiva terrestre a Deir al-Balah, con operatori italiani e ONU sotto attacco, la comunità internazionale alza la voce. Tajani: “Inaccettabile che Israele neghi gli aiuti”.
La crisi a Gaza si aggrava, con una nuova offensiva israeliana a Deir al-Balah che ha scatenato ondate di sfollamenti e preoccupazione internazionale. In questo contesto drammatico, 25 Paesi, tra cui l’Italia, hanno emesso una dura dichiarazione congiunta chiedendo un “cessate il fuoco immediato, incondizionato e permanente”, denunciando le sofferenze civili e l’ostacolo agli aiuti umanitari. Israele, dal canto suo, ha respinto l’appello, definendolo “scollegato dalla realtà” e accusando Hamas di essere l’unico responsabile del conflitto.
La situazione sul terreno è precipitata con l’avvio di un’offensiva terrestre e aerea da parte delle forze israeliane nella città di Deir al-Balah, nel centro della Striscia di Gaza. Giornalisti locali riferiscono alla BBC di carri armati e veicoli militari entrati in città dal posto di blocco di Kisufim, sotto copertura aerea e con pesante artiglieria. Decine di granate hanno colpito quartieri densamente popolati, provocando ulteriori sfollamenti tra i civili, molti dei quali già rifugiati da Rafah e Khan Younis. L’operazione è iniziata poche ore dopo gli avvisi di evacuazione diramati dall’esercito israeliano.
La situazione a Deir al-Balah preoccupa particolarmente l’Italia. Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha rivelato di aver ricevuto notizia della presenza di operatori italiani e delle Nazioni Unite nella zona, considerata una “zona sicura” ma ora sottoposta a fuoco israeliano. “Abbiamo chiesto informazioni al governo israeliano, soprattutto chiediamo con forza che quegli attacchi, ma anche tutti gli attacchi, si cessino immediatamente”, ha dichiarato Tajani, invocando un cessate il fuoco definitivo, la liberazione degli ostaggi israeliani, la protezione della popolazione palestinese e l’ingresso massiccio di aiuti umanitari e sanitari.
L’agenzia umanitaria delle Nazioni Unite Ocha ha definito l’ordine di evacuazione a Deir al-Balah “un altro colpo devastante” agli sforzi umanitari, sottolineando come l’ordine di sfollamento di massa abbia ulteriormente compromesso le “già fragili linee di approvvigionamento” che sostengono la popolazione di Gaza.
Una dichiarazione congiunta firmata dai ministri degli Esteri di 25 Paesi, tra cui Australia, Austria, Belgio, Canada, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Giappone, Irlanda, Islanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Nuova Zelanda, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Slovenia, Spagna, Svezia e Svizzera, insieme alla commissaria Ue per l’uguaglianza, la preparazione e la gestione delle crisi, lancia un messaggio “semplice e urgente: la guerra a Gaza deve finire subito”.
I firmatari hanno invitato “le parti e la comunità internazionale a unirsi in uno sforzo comune per porre fine a questo terribile conflitto, attraverso un cessate il fuoco immediato, incondizionato e permanente”. La dichiarazione ribadisce il pieno sostegno agli sforzi di Stati Uniti, Qatar ed Egitto per raggiungere questo obiettivo, dichiarandosi pronti a intraprendere “ulteriori azioni per sostenere un cessate il fuoco immediato e un percorso politico verso la sicurezza e la pace”.
Cruciale il passaggio in cui si condanna fermamente il rifiuto di Israele di fornire assistenza umanitaria: “Il rifiuto da parte del governo israeliano di fornire assistenza umanitaria essenziale alla popolazione civile è inaccettabile. Israele deve rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario”. I 25 Paesi denunciano la sofferenza “senza precedenti” dei civili, il “modello di consegna degli aiuti adottato dal governo israeliano” come “pericoloso” e la “distribuzione di aiuti con il contagocce”. Viene condannata inoltre “l’uccisione disumana di civili, compresi bambini, che cercano di soddisfare i loro bisogni più di base, quali acqua e cibo”, ricordando che “oltre 800 palestinesi sono stati uccisi mentre cercavano aiuti”. La richiesta è chiara: “Revocare immediatamente le restrizioni al flusso di aiuti e consentire con urgenza alle Nazioni Unite e alle ONG umanitarie di svolgere il loro lavoro di salva-vita in modo sicuro ed efficace”.
La dichiarazione congiunta critica aspramente anche le proposte israeliane di trasferire la popolazione palestinese in una “città umanitaria”, definendole “del tutto inaccettabili”. Si ribadisce che “lo sfollamento forzato permanente è una violazione del diritto internazionale umanitario”. Questa posizione si riferisce alle dichiarazioni del ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, che il 7 luglio aveva incaricato l’IDF e il ministero di presentare un piano per fondare una “città umanitaria” sulle rovine di Rafah, con l’ambizione di incoraggiare i palestinesi a “emigrare volontariamente” dalla Striscia di Gaza.
Anche il Ministro degli Esteri britannico, David Lammy, ha espresso una ferma condanna alla Camera dei Comuni, chiedendo a Israele di rispondere sull’uccisione di “bambini disperati e affamati” e quali azioni immediate stia intraprendendo per porre fine a “questa serie di orrori”. Lammy ha sottolineato che, pur sostenendo la sicurezza di Israele, le sue azioni stanno “arrecando danni incalcolabili alla reputazione di Israele nel mondo e minando la sua sicurezza a lungo termine”. Ha inoltre invitato il premier Netanyahu ad ascoltare il popolo israeliano, “l’82% del quale desidera disperatamente un cessate il fuoco”, e le famiglie degli ostaggi.
La replica di Israele all’appello dei 25 Paesi è stata dura. Il ministero degli Esteri israeliano, in una nota ripresa da Ynet, ha dichiarato di “respingere la dichiarazione congiunta, scollegata dalla realtà e che invia un messaggio sbagliato ad Hamas”. Secondo Israele, “tutte le affermazioni sull’assenza di un accordo per il cessate il fuoco e sulla mancata liberazione degli ostaggi dovrebbero essere rivolte all’organizzazione terroristica che ha iniziato questa guerra e la sta protraendo”. La nota conclude sottolineando che “la dichiarazione non menziona il ruolo e le responsabilità di Hamas nella situazione. È Hamas l’unico responsabile delle sofferenze continue da entrambe le parti”.