La Resurrezione di Piero della Francesca, opera iconica del maestro quattrocentesco, non fu dipinta sulla parete della Sala dei Conservatori della Residenza, l’antico palazzo del governo di Sansepolcro dove si trova ora. La conferma arriva da Cecilia Frosinini, responsabile del progetto di restauro. Ci fu ‘un trasporto a massello, probabilmente il primo in eta’ moderna’ con tecnica diversa da impiegata da Vasari’. Ora pero’ e’ giallo sulla collocazione originale del capolavoro e sui motivi del suo spostamento.
Avviato nel 2014, dopo una prima campagna di indagini, dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e dalla Soprintendenza di Arezzo, il restauro della Resurrezione di Piero della Francesca, e’ il primo intervento sistematico sull’opera negli oltre 500 anni dalla sua creazione. I lavori, che si concluderanno nel 2017, sono stati finanziati con 140 mila euro messi a disposizione dal comune di San Sepolcro e soprattutto da un mecenate privato, Aldo Osti, manager della Buitoni in pensione che per lavoro ha vissuto a Sansepolcro e che si e’ innamorato del capolavoro a tal punto da mettere a disposizione 100 mila euro per salvarlo. L’intervento del team guidato da Cecilia Frosinini, direttore del settore Conservazione pitture parietali e stucchi dell’opificio pietre dure di Firenze, era del resto ritenuto urgente perche’ la pittura, che ha sempre avuto un grande valore identitario per la cittadina toscana, versava in condizioni decisamente critiche, messa in pericolo da fenomeni di solfatazione e di decoesione della pellicola pittorica, nonche’ dal distacco della pellicola pittorica e degli intonaci tra loro o dalla struttura muraria. Il restauro e’ quindi intervenuto sulle condizioni conservative dell’opera, che e’ stata ripulita e messa in sicurezza. Ma e’ servito anche ad approfondirne lo studio. In questi mesi gli esperti hanno confermato che l’opera non presenta pentimenti o rifacimenti e che dunque e’ completamente autentica. E hanno chiarito che si tratta di una pittura eseguita con tecnica mista, in parte ad affresco, in parte a tempera e a secco. Grande sperimentatore, Piero ha usato pigmenti tipici della tecnica ad affresco, come le ocre, le terre naturali e i silicati, ma anche pigmenti caratteristici della pittura a tempera, come il cinabro, la lacca rossa, la malachite e la biacca. E lo ha fatto consapevolmente, secondo gli esperti, per ottenere effetti pittorici “forse piu’ vicini a quelli della tavola”. Grazie agli esami termografici e’ stata stabilita anche l’esatta collocazione di una canna fumaria inclusa nella muratura, sulla destra della Resurrezione, gia’ attestata e segnalata anche da una striscia verticale di fuliggine che appariva sulla destra della pittura. Durante l’intero periodo del restauro, ricorda la direttrice del Museo Civico di Sansepolcro Mariangela Betti, La Resurrezione e’ sempre rimasta visibile al pubblico, che puo’ seguire attraverso un vetro i progressi del cantiere.