A dar man forte alle truppe lealiste irachene che avanzano verso Mosul entrano in azione gli elicotteri Apache americani. La risposta dell’Isis nei miliziani che si nascondono in reti di cunicoli sotterranei e attaccano le truppe di terra con autobomba condotte da kamikaze. Gli Usa temono che i jihadisti possano ricorrere all’uso di armi chimiche rudimentali. Intanto, le forze di Baghdad stanno per lanciare un attacco sul villaggio di Hamdaniya, 35 chilometri a sud-est di Mosul da dove 200mila persone rischiano di doversi mettere in fuga.
Gli elicotteri Apache dell’esercito americano sono entrati in scena nella battaglia per Mosul a sostegno delle forze irachene che combattono contro lo Stato Islamico. Lo ha annunciato ai giornalisti, riporta Fox News, il capo della 101esima Divisione Aviotrasportata. Gli elicotteri volano “di notte a sostegno di ogni operazione notturna che le forze di sicurezza irachene stanno svolgendo”, ha dichiarato il general maggiore Gary J. Volesky da Baghdad. Sempre oggi il generale Joseph Votel, comandante del Comando centrale americano (Centcom) ha dichiarato ai giornalisti che l’operazione a Mosul “è in carreggiata”. L’esercito americano reputa che l’Isis potrebbe trasformarsi in un gruppo di insorti ed effettuare attacchi di alto profilo se fosse cacciato da Mosul, ha spiegato Volesky. L’Isis “cercherà di effettuare questi attacchi spettacolari di alto profilo”, ha detto, “Glielo abbiamo visto fare in precedenza”. Volesky si è detto inoltre preoccupato che ogni attacco dell’Isis lontano da Mosul e lontano dall’Iraq potrebbe ritardare l’operazione per liberare la seconda città del Paese.
I leader dello Stato Islamico sono fuggiti dalla città irachena di Mosul, mentre la maggior parte dei combattenti stranieri reclutati dall’organizzazione terroristica sono rimasti a difendere la roccaforte. Lo ha annunciato il comandante dell’operazione ‘Inherent resolve’ (‘Determinazione innata’), generale Gary Volesky. “Abbiamo ricevuto indicazioni che i leader dello Stato Islamico sono fuggiti, mentre ci aspettiamo che restino molti combattenti stranieri”, ha detto Volesky in un briefing con i giornalisti del Pentagono. Il generale dell’esercito americano e il portavoce della coalizione hanno spiegato che è più difficile per i combattenti stranieri fuggire dall’area che per i jihadisti locali. “Saranno quelli che vogliono davvero restare e combattere…perchè non hanno davvero nessun altro posto in cui andare”, ha detto Volesky. Lunedì il primo ministro iracheno Haider al Abadi ha annunciato l’avvio delle operazioni militari per riconquistare Mosul a scapito dei militanti dello Stato Islamico.
Il leader dello Stato islamico (Isis), Abu Bakr al Baghdadi, sarebbe ancora a Mosul, ultima grande roccaforte irachena del Califfato nel mirino da lunedì scorso ad una massiccia offensiva delle forze governative. A sostenerlo è Hoshyar Zebari, ex ministro degli Esteri e della Finanza del governo di Baghdad. “Stando a rapporti d’intelligence degni di fede, il leader dell’organizzazione Abu Bakr al Baghdadi, assieme all’esperto di esplosivi Fawzi Ali, è ancora all’interno della città di Mosul”, ha detto Zebari come riporta il sito news locale Jimhuria. “Le prime operazioni per liberare Mosul stanno procedendo con successo grazie alla solida collaborazione tra il governo iracheno ed i combattenti Peshmerga (forze regioali curde che partecipano all’offensiva) e questo ha permesso alla cacciata degli elementi dell’organizzazione da 9-10 villaggi ad est” del capoluogo, ha aggiunto l’ex ministro. Per Zebari “l’Isis è confuso e si aspetta l’attacco sia da Est che da Ovest e Nord”.