DISTRUTTA BASE SHAYRAT. SANAA: ’15 MORTI, ANCHE 4 BAMBINI’
Gli Stati Uniti hanno lanciato 59 missili Tomahawk contro la base aerea di Damasco a Shayrat, la stessa da cui, secondo fonti di intelligence, sarebbero partiti i jet che martedi’ hanno scaricato agenti chimici sulla provincia di Idlib, fatali per oltre 70 persone tra cui almeno 30 bambini. Per l’agenzia Sana le vittime dell’attacco sono 15, tra cui 9 civili e 4 bambini le cui abitazioni sarebbero state centrate da alcuni missili. ‘Completamente distrutta’ la base di Shayrat, tutti gli aerei fuori uso. Trump ha agito ‘nel vitale interesse della sicurezza nazionale’ per ‘evitare e impedire l’uso di armi chimiche’.
“La Siria e i suoi alleati risponderanno in maniera appropriata a quest’aggressione”. Il presidente siriano Bashar al Assad reagisce, attraverso il suo consigliere politico, all’attacco americano sulla base militare di Shayrat, nella provincia di Homs, deciso nella notte da Donald Trump dopo l’attacco con armi chimiche del 4 aprile a Idlib che ha ucciso almeno 86 persone, tra cui 30 bambini. Il comportamento degli Usa e’ stato “spericolato e irresponsabile”, ha denunciato lo staff di Assad. Al suo fianco e’ schierata la Russia con il presidente Vladimir Putin che ha parlato di “aggressione contro uno Stato sovrano”, che compromettera’ le relazioni tra Mosca e Washington, e si e’ detto preoccupato dalle “inevitabili conseguenze negative di tali azioni aggressive per gli sforzi comuni nella lotta al terrorismo”. Per la Russia inoltre l’attacco chimico e’ stato “solo un pretesto” per un’azione gia’ decisa in precedenza. E Mosca ha gia’ preso delle contromisure, sospendendo l’intesa con gli Usa per la sicurezza dei voli durante le operazioni aeree in Siria e annunciando che rafforzera’ le difese aeree di Damasco per proteggere le infrastrutture siriane. Secondo la Russia tuttavia, “solo 23” dei 59 missili Tomahawk lanciati dai cacciatorpedinieri Usa nel Mediterraneo hanno colpito la base militare di Shayrat. “Il regime siriano porta la piena responsabilita’ per questo sviluppo”, ha dichiarato il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, aggiungendo che l’Alleanza “considera l’uso di armi chimiche come una minaccia alla pace e sicurezza internazionali”. Anche gli alleati europei puntano il dito contro Assad, “responsabile di crimini di guerra” per l’uso delle armi chimiche e, di conseguenza, responsabile dell’attacco subito. Dal presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, al presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, l’uso delle armi chimiche meritava “una risposta”.
Anche il premier italiano, Paolo Gentiloni, in una dichiarazione a Palazzo Chigi, ha parlato di “risposta motivata” da un crimine di guerra. Cosi’ come il presidente francese Francois Hollande e la cancelliera tedesca Angela Merkel, in un comunicato congiunto, hanno addossato l’intera responsabilita’ su Assad. Italia, Francia e Germania – ha spiegato Gentiloni – continueranno nell’impegno europeo di trovare una soluzione negoziata alla guerra in Siria. La Turchia auspica che l’azione americana “non sia solo una reazione” all’attacco chimico, ma che sia seguita da “un piano sistematico e e dissuasivo per impedire al regime di Assad di uccidere il suo popolo”. Ankara chiede quindi che il rais venga “rimosso al piu’ presto”. Al momento e’ di 15 morti, tra cui 9 civili, il bilancio delle vittime dell’attacco. Anche quattro bambini sono rimasti uccisi, riferisce l’agenzia ufficiale siriana Sana, perche’ i missili americani avrebbero colpito delle case attorno alla base, rimasta fortemente danneggiata, caccia compresi. Tra le voci preoccupate da un’escalation di violenza sul territorio siriano, quella del vescovo Georges Abou Khazen, Vicario di Aleppo per i cattolici di rito latino, che si e’ detto “sconcertato” dalla “rapidita’” dell’azione Usa “senza che prima fossero state condotte indagini adeguate sulla tragica vicenda della strage con le armi chimiche nella provincia di Idlib”. “Questa operazione militare – ha detto all’agenzia Fides – apre nuovi scenari inquietanti per tutti”.
Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres fa appello alla moderazione in Siria dopo che gli Stati Uniti hanno lanciato un attacco missilistico su un campo d’aviazione e ha invitato le parti interessate a rinnovare il loro impegno per raggiungere una pace duratura pace ai colloqui di Ginevra. “Siamo consapevoli del rischio di escalation, mi appello alla moderazione per evitare qualsiasi atto che possa aumentare la sofferenza del popolo siriano – ha affermato Guterres -. Invito le parti a rinnovare con urgenza il loro impegno a fare progressi nei colloqui di Ginevra”.
La decisione di Donald Trump di bombardare una base militare del regime siriano in risposta all’attacco con armi chimiche dell’aviazione di Assad è stata accolta con favore da tutta la comunità internazionale, tutta tranne la Russia e l’Iran. Dall’insediamento in poi è la prima volta che una decisione dell’amministrazione Trump viene valutata così positivamente dai leader mondiali: l’Unione europea ha detto che è pronta a collaborare, l’Italia ha parlato di “risposta motivata”, per Germania e Francia l’unica responsabilità di quanto accaduto è di Assad. Un coro unanime di approvazione all’attacco, avvenuto senza l’autorizzazione del Congresso americano (per non parlare dell’Onu o della Nato) e nonostante Trump avesse basato la sua campagna elettorale su una politica estera non interventista; un coro da cui si distacca solo la Russia, principale alleato di Damasco, che l’ha definito una “azione irresponsabile”.
“E’ un atto di aggressione fatto con un pretesto fittizio – ha detto il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov – ricorda il 2003 quando gli Stati Uniti e il Regno Unito e altri alleati hano invaso l’Iraq senza il consenso del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”. Subito dopo il bombardamento americano la Russia ha annunciato la sospensione dell’accordo con gli americani per la prevenzione degli incidenti e la sicurezza nello spazio aereo siriano e ha chiesto al Consiglio di sicurezza una riunione di emergenza. “E’ sconvolgente perché danneggia le relazioni già difficili fra Russia e Stati Uniti, ma spero che queste provocazioni non portino a risultati non reversibili”, ha continuato Lavrov. L’attacco voluto da Trump è il primo intervento militare americano su territorio siriano dall’inizio della guerra civile nel 2011.
Per il primo ministro russo Dmitry Medvedev le relazioni tra Mosca e Washington hanno toccato il fondo dopo i recenti attacchi missilistici degli Stati Uniti inSiria. “Nessuno esagera il valore delle promesse elettorali ma, dopo tutto, ci sono dei limiti alla decenza e alla assoluta mancanza di fiducia. Il che e’ triste per i nostri rapporti e, naturalmente, e’ ideale per i terroristi” ha scritto Medvedev nel suo blog su Facebook.
Di destra o di sinistra, i populisti anti-europei hanno scelto di stare dalla parte del presidente russo, Valdimir Putin, sul bombardamento lanciato da Donald Trump per rispondere all’attacco con armi chimiche condotto dal regime di Bashar al Assad il 4 aprile a Khan Sheikhoun. Da Marine Le Pen a Jean-Luc Melenchon, da Pablo Iglesias a Nigel Farage, da Matteo Salvini al Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, i populisti anti-europei hanno reagito adottando la linea del Cremlino e attaccando direttamente Trump, nonostante la grande ammirazione espressa in passato per il presidente americano. In Francia, dove e’ in corso la campagna elettorale per le presidenziali, e’ stata la leader dell’estrema destra, Marine Le Pen, la prima a reagire. “Sono sorpresa”, ha detto la candidata del Front National alla televisione francese France 2: “Trump aveva indicato diverse volte che non intendeva piu’ fare degli Usa il gendarme del mondo e e’ esattamente cio’ che ha fatto” con il bombardamento in Siria. Per Le Pen, Trump “avrebbe dovuto attendere i risultati di un’inchiesta internazionale” sull’uso di armi chimiche a Khan Sheikhoun prima di muoversi. Il candidato di estrema sinistra alle presidenziali, Jean-Luc Melenchon, ha accusato Francois Hollande e Angela Merkel di avere “la piena responsabilita’ di dare a Trump il potere solitario di colpire cio’ che vuole quando vuole”.
