STOP AGLI AGGIORNAMENTI. POI LA CASABIANCA FA MARCIA INDIETRO. SOSPESE LE RESTRIZIONI
Il Dipartimento del commercio degli Stati Uniti ha concesso a Huawei una proroga temporanea di 90 giorni che consentirà all’azienda di continuare ad acquistare prodotti e servizi americani per mantenere operative le reti già esistenti e realizzare gli aggiornamenti per la sua linea di smartphone. Il periodo, che scade il 19 agosto, “ripristina parzialmente i requisiti e le politiche di licenza in base ai Regolamenti di amministrazione delle esportazioni”, si legge in una nota. Il Dipartimento del commercio potrà comunque decidere di estendere ancora la licenza oltre quella data. La proroga, ha dichiarato il segretario al commercio degli Stati Uniti Wilbur Ross, “concede agli operatori il tempo di fare altri accordi e lo spazio al dipartimento per determinare le misure appropriate a lungo termine per gli americani e i fornitori di telecomunicazioni stranieri che attualmente si affidano alle apparecchiature Huawei per servizi critici”. La licenza temporanea si applica ai contratti stipulati con imprese Usa prima del 16 maggio da Huawei e dalle sue 68 affiliate che, proprio il 16 maggio scorso, sono finite nella lista nera del commercio Usa.
Google aveva annunciato la sospensione di ogni attivita’ portata avanti con il colosso tecnologico cinese, all’avanguardia nella realizzazione delle reti di nuova generazione 5G. Uno schiaffo dolorosissimo per Huawei, dopo che l’amministrazione Trump ha inserito l’azienda nella lista nera vietandone l’uso per motivi di sicurezza nazionale.
Nel dettaglio gli smartphone e gli altri apparati Huawei venduti fuori dalla Cina avrebbero dovuto perdere l’accesso agli aggiornamenti del sistema operativo di Google, Android. Non solo, avrebbero perso anche l’accesso ad alcuni dei popolarissimi servizi di Google come il Google Play Store, YouTube e il servizio di posta elettronica Gmail.
Google, il cui sistema Android equipaggia la maggior parte degli smartphone nel mondo, aveva annunciato la volonta’ di sospendere ogni forma di collaborazione con Huawei. L’annuncio aevva fatto seguito alla decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che, nel quadro della guerra commerciale che contrappone Cina e Usa, ha vietato ai gruppi di telecomunicazioni statunitensi di negoziare con compagnie straniere ritenute “a rischio” per la sicurezza nazionale. Una misura che ha come obiettivo Huawei, sospettato di spionaggio a favore di Pechino. Il gruppo di Tlc cinese e’ stato cosi’ incluso in un elenco di societa’, istituito dal Dipartimento del commercio statunitense, del quale fanno parte societa’ statunitensi che possono commerciare con parner cinesi solo dopo aver ottenuto il via libera dalle autorita’.
“Ci stiamo conformando all’ordine e stiamo valutando le ripercussioni. Per gli utenti dei nostri servizi, Google Play e le protezioni di sicurezza di Google Play Protect continueranno a funzionare sui dispositivi Huawei esistenti”, aveva detto un portavoce di Google dopo che la societa’ Usa aveva annunciato la sospensione di ogni attivita’ portata avanti con il gruppo tecnologico cinese.
“Huawei ha apportato un contributo sostanziale allo sviluppo e alla crescita di Android in tutto il mondo. Essendo uno dei principali partner a livello globale di Android, abbiamo lavorato assiduamente sulla loro piattaforma open source per sviluppare un ecosistema di cui hanno beneficiato sia gli utenti che l’intero settore”, aveva poi sottolineato Huawei in una nota in cui assicura che “Huawei continuerà a fornire aggiornamenti di sicurezza e servizi post-vendita a tutti gli smartphone e tablet Huawei e Honor esistenti, ovvero quelli già venduti o ancora disponibili in tutto il mondo. Continueremo a costruire un ecosistema software sicuro e sostenibile, al fine di fornire la migliore esperienza d’uso a tutti gli utenti a livello globale”, conclude la nota.
La Cina “sostiene” le sue societa’ nel ricorso “ad armi legali a difesa dei loro diritti legittimi”: cosi’ il portavoce del ministero degli Esteri, Lu Kang.
“La decisione di Google di ritirare la licenza d’uso del sistema operativo Android sui prodotti Huawei, che perderebbero così anche l’accesso al Google Play Store e a tutte le applicazioni della stessa Google, rischia di danneggiare gravemente i consumatori. L’Italia in particolare, dato che è il primo Paese in Europa per numero di smartphone e tablet Huawei venduti, rischia di subire le conseguenze più pesanti”. Questo il commento dell’Adoc sulla decisione di Google.”Seguiamo con preoccupazione la lotta commerciale tra Google e Huawei, a pagarne le spese saranno, come sempre, i consumatori – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – inibire la possibilità di aggiornare il sistema operativo e, conseguentemente, l’utilizzo di app essenziali e estremamente diffuse come, ad esempio, Gmail, Youtube e il Play Store, costituisce un danno enorme per i consumatori. Sia in termini di sicurezza del sistema e della privacy, più vulnerabili ad attacchi esterni in mancanza di aggiornamenti, sia in termini di funzionalità del prodotto. I possessori attuali di prodotti Huawei rischiano di trovarsi, entro breve tempo, con un device non utilizzabile o quantomeno limitato. Pertanto invitiamo Google, le istituzioni europee e italiane a fare chiarezza sulle effettive ripercussioni a danno dei consumatori e chiediamo all’azienda di Mountain View di garantire la piena usabilità e gli aggiornamenti di sicurezza a tutti i consumatori in possesso di uno smartphone o di un tablet Huawei”.
La vicepresidente di Huawei, Catherine Chen, in una intervista al “Corriere della Sera” rassicura sul futuro dell’azienda. “Abbiamo passato diverso tempo a cercare un canale con il governo degli Stati Uniti. Volevamo mostrare loro che tipo di azienda siamo, sperando che i nostri sforzi potessero risolvere i malintesi. Abbiamo persino promesso che, se avessero avuto dubbi, avremmo cercato di trovare soluzioni per affrontare i rischi piu’ rilevanti. Si sono sempre rifiutati”. E’ la prima volta che la vicepresidente, componente del Consiglio di amministrazione e al timone delle relazioni istituzionali, decide di concedere un’intervista a un giornale europeo. La strategia di comunicazione dell’azienda, considerata dall’amministrazione Trump la quinta colonna del partito-Stato cinese, sta cambiando repentinamente. La volonta’ e’ quella di essere il piu’ possibile trasparenti soprattutto nel Vecchio Continente, in cui Huawei sugli apparati di rete ha gia’ una posizione di leadership essendo fornitrice di gran parte delle telco europee, compresa l’italiana Tim e la britannica Vodafone.
“Stiamo assistendo a un dibattito basato su assunti senza fondamento”, il problema e’ piuttosto “di natura geopolitica”. Lo dice – in un’intervista al Sole 24 Ore – Luigi De Vecchis, presidente di Huawei Italia, che mette in guardia: il prezzo da pagare rischia di essere “il ritardo nella digitalizzazione dell’Europa e dell’Italia”. Le accuse di spionaggio da parte degli Usa? “Auspico che l’Italia parli con gli Usa per cercare di riportarli sulle giuste posizioni – risponde -. Perche’ qui il problema non e’ tecnologico”: “Una rete di telecomunicazioni risponde a standard ben precisi. Quello che puo’ arrivare all’esterno arriva come materiale crittografato, indecifrabile e la rete trasporta questi dati senza possibilita’ di controllo sul contenuto. Questo e’ lo stato delle cose. Per questo parlo di accuse infondate e di problema non legato alla tecnologia in cui Huawei invece, e’ avanzata a livello mondiale perche’ ha investito piu’ e meglio degli altri”. Questo clima, con vicende come quella di Google, potrebbe portare licenziamenti in Huawei in Italia o in Europa? “Con la potenza che ha sul fronte della ricerca e sviluppo la societa’ ha tutte le carte in regola per operare. Potrebbe farsi un suo sistema operativo e prendere le contromisure adeguate”, osserva, “i cinesi non sono sprovveduti”.