“Dallo Stretto di Hormuz non passerà neanche un litro di greggio”. Con questa minaccia drastica, Teheran ha alzato ufficialmente la posta nel conflitto, dichiarando ogni nave legata a USA e Israele come “obiettivo legittimo”. La risposta dei mercati è stata immediata: nonostante le rassicurazioni sulle riserve strategiche, il Brent è tornato a correre guadagnando il 3,9% (91,15 dollari), mentre il WTI è salito a 86,90 dollari (+4,1%).
Il governo italiano ha attivato i primi assetti operativi nel Mediterraneo orientale. Nave Martinengo a Cipro: la fregata è giunta nell’area per un’operazione di coordinamento europeo che coinvolge Francia, Spagna e Olanda. L’obiettivo è monitorare la sicurezza di un partner UE colpito indirettamente dalle tensioni.
Risoluzione Parlamentare: Il Senato ha approvato il rafforzamento delle missioni Aspides e Atlanta. La Premier ha proposto un “tavolo comune” con le opposizioni, impegnandosi a riportare in Aula ogni decisione sull’eventuale uso bellico delle basi USA o su nuove missioni scorta a Hormuz.
Senza attendere la ratifica formale dell’AIE, Berlino e Tokyo hanno deciso di muoversi unilateralmente per calmierare i prezzi interni. Giappone: la Premier Sanae Takaichi ha annunciato lo sblocco delle riserve strategiche già da lunedì prossimo. Germania: il Ministro dell’Economia Reiche ha garantito la continuità degli approvvigionamenti nazionali, attingendo ai depositi federali.
Sul fronte diplomatico, la crisi raggiunge il punto di non ritorno tra Madrid e Tel Aviv. Il governo di Pedro Sánchez ha disposto la revoca formale dell’ambasciatrice Ana Salomon. Si tratta di una decisione senza precedenti dopo il riconoscimento dello Stato di Palestina del 2024 e le tensioni crescenti con Netanyahu. La Spagna è attualmente il paese europeo con la posizione più critica verso l’operato israeliano.