“Finirà quando vorrò io”. Con il consueto stile assertivo, Donald Trump ha dichiarato ad Axios che la guerra contro il regime degli Ayatollah è alle battute finali perché, a suo dire, la capacità bellica di Teheran sarebbe stata annientata. “Siamo in anticipo sui tempi, abbiamo causato più danni di quanto pensassimo possibile”, ha affermato il tycoon, smentendo inoltre la presenza di mine nello Stretto di Hormuz.
Tuttavia, il quadro idilliaco dipinto dal Presidente si scontra con una realtà economica e di sicurezza molto più complessa:
Secondo una stima di Forbes, il conflitto sta costando ai contribuenti americani un miliardo di dollari al giorno.
- Prima settimana: Oltre 6 miliardi di dollari spesi in raid e logistica.
- Prospettiva: Il costo complessivo potrebbe sfondare quota 100 miliardi di dollari, un fardello pesante in vista delle elezioni di novembre.
L’ala più isolazionista dei sostenitori di Trump è in fermento. Molti elettori vedono in questa guerra il ritorno a quel ruolo di “poliziotto del mondo” che Trump aveva promesso di abbandonare.
- Il caso Graham: Il senatore Lindsey Graham, che spinge per un “pugno ancora più duro” e ipotizza persino interventi a Cuba, è diventato il bersaglio dei fedelissimi del Presidente, che lo definiscono un “pazzo guerrafondaio” temendo che la sua influenza su Trump porti all’invio di truppe di terra.
Mentre Trump dichiara la vittoria, l’FBI ha diffuso un’allerta inquietante: l’Iran avrebbe pianificato attacchi a sorpresa tramite droni lanciati da navi civili al largo delle coste della California. Un’ipotesi di rappresaglia diretta sul suolo americano che smentisce la narrativa di un regime ormai incapace di reagire.