Resta il mistero sul killer di Istanbul. E’ braccato, ma ancora in fuga. Di certo non e’ il 28enne kirghiso Ihake Mashrapov, come aveva sostenuto la tv di Stato turca Trt. E’ stato lui stesso a negare ogni coinvolgimento all’agenzia kirghisa Akipress. ‘Era solo una somiglianza, sono stato rilasciato dalla polizia dopo un controllo all’aeroporto di Istanbul’. In Turchia proseguono gli arresti, sono saliti a 16 quelli di presunti complici dell’ attentatore.
Va avanti senza tregua la caccia al terrorista che con l’attacco alla discoteca Reyna di Istanbul, durante la notte di Capodanno, ha ucciso 39 persone e ferite altre 65. Le indagini si sono concentrate su un cittadino del Kirghizistan, il cui volto e’ stato svelato da alcune telecamere di sorveglianza e da un video-selfie postato dallo stesso jihadista che lo aveva girato a Istanbul. Nel pomeriggio ha fatto il giro del mondo la notizia di un uomo arrestato e poi rilasciato a Bishek, capitale dello stato centroasiatico, che alla stampa locale ha dichiarato di “non sapere nulla dell’attentato”, mostrando i timbri sul passaporto che ne certificavano il rientro in patria da Istanbul, dove pero’ l’uomo era giunto varie ore dopo la strage della discoteca. Una visita dettata da motivi di lavoro, ha assicurato alla polizia del proprio Paese, per poi aggiungere che anche la polizia turca ha effettuato un riscontro prima dell’imbarco, facendolo attendere piu’ di un’ora prima di consentirgli di prendere l’aereo. Yahya Masrapov, questo il nome dell’uomo, un commerciante di Bishek, e’ stato arrestato dai servizi di sicurezza kirghizi in considerazione del fatto che il suo profilo poteva rispondere alle caratteristiche del ricercato. Tuttavia i caratteri morfologici di Masrapov risultano diversi dal volto dell’assassino cosi’ come appaiono dalle nitide immagini condivise sul web.
Queste ultime paiono riferirsi a un altro kirghizo, stabilitosi a Konya con moglie e due figli alla fine di novembre, dove ha preso un appartamento pagando tre mesi in anticipo. Secondo il sito web del quotidiano Hurriyet l’attentatore sarebbe anche stato in Siria, per poi rientrare in Turchia. Pochi giorni prima della strage l’uomo era a Konya, nel centro della Turchia, prima di raggiungere Istanbul il 29 dicembre, come confermato dalla moglie del ricercato, attualmente in stato di fermo, che ha ribadito di non conoscere le tendenze jihadiste del marito e i legami con l’Isis. Proprio al 29 dicembre si riferiscono le ultime immagini dell’attentatore pubblicate dall’emittente Haberturk, che lo ritraggono nell’autostazione della citta’ dell’Anatolia Centrale nel momento in cui si stava dirigendo a Istanbul per portare a termnine il suo piano.
Continuano intanto a emergere particolari sulle dinamiche del tragico attacco. Circa 120 dei 180 colpi esplosi sulla folla sono stati sparati dalla postazione del dj, dopo il lancio di una granata stordente, La polizia intanto sta indagando su eventuali complici all’interno del locale, in considerazione del fatto che l’assassino conosceva le tre uscite riservate al personale, circostanza che ne ha facilitato la fuga. Ieri sera una maxi operazione e’ stata condotta dall’antiterrorismo nel popoloso quartiere di Zeytinburnu, alla periferia di Istanbul. Un area con piu’ di 2 milioni di abitanti, dove le comunita’ di uiguri e centroasiatici sono numerose; da qui si ritiene che il terrorista abbia preso un taxi, la notte di capodanno. Gia’ l’attentato all’aeroporto Ataturk di Istanbul, in cui lo scorso 28 giugno hanno perso la vita almeno 45 persone, era stato realizzato da un commando di tre uomini, un uzbeko, un kirghizo e un daghestano di passaporto russo.