Il risultato del referendum di ieri in Canton Ticino ‘non rendera’ piu’ facili i negoziati’ tra Ue e Svizzera per affrontare le conseguenze del referendum che due anni fa ha chiesto di porre limiti all’ingresso di lavoratori europei. Lo afferma il portavoce della Commissione europea ricordando che piu’ volte e’ stato chiarito che le quattro liberta’ fondamentali del mercato unico sono inseparabili, e la liberta’ di circolazione dei lavoratori e’ fondamentale. Intanto il presidente della Lombardia Maroni fa sapere di aver programmato un incontro con il presidente ticinese Beltraminelli: ‘I nostri sono lavoratori, non immigrati clandestini’. Un sindaco della zona minimizza: ‘E’ un voto politico, non avra’ ripercussioni su nostri frontalieri’.
Rabbia dell’Italia, colloquio telefonico fra Gentiloni ed il suo omologo elvetico Burkhalter che ha assicurato che il voto non avra’ conseguenze immediate sui frontalieri italiani. Hollande a Calais assicura che sara’ smantellata la ‘Giungla’ e attacca May: sui migranti ‘Anche Londra faccia la sua parte’.
Il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Paolo Gentiloni ha avuto oggi un colloquio telefonico con il ministro degli Affari Esteri svizzero Didier Burkhalter. Il ministro svizzero – si legge in una nota – ha confermato che il referendum di ieri nel Canton Ticino non avrà conseguenze immediate sui lavoratori frontalieri italiani e che la normativa sui lavoratori stranieri è attualmente all’esame del Parlamento nazionale. Da parte sua Gentiloni ha ribadito che ogni discriminazione nei confronti dei nostri frontalieri sarebbe un impedimento all’intesa tra UE e Svizzera. L’Italia è impegnata a favorire tale intesa che deve essere basata sui comuni interessi economici e sul comune riconoscimento del principio della libera circolazione delle persone.
“Abbiamo inoltrato tramite il Presidente del coordinamento transfrontalieri Cisl, Mirko Dolzadelli al Consiglio generale degli italiani all’estero (CGIE), di cui lo stesso Dolzadelli è consigliere, la richiesta di apertura di un tavolo di confronto interministeriale presso la Farnesina per discutere una proposta di Statuto dei lavoratori FRONTALIERI in modo da tutelare maggiormente la figura del lavoratore frontaliero e che permetta di produrre accordi bilaterali con i Paesi di confine che prevedano specificatamente una disciplina del lavoro per le aree tranfrontaliere”. E’ quanto sottolinea la Cisl in una nota. “Il referendum ticinese non produrrà alcun effetto sul piano legislativo – si aggiunge -. L’iniziativa vorrebbe infatti introdurre dei limiti nell’assunzione di manodopera frontaliera istituendo un diritto di precedenza per il personale residente. Tuttavia, per mettere in pratica quanto richiesto, sarebbe necessario modificare la Costituzione federale, cosa che può essere fatta solo a livello nazionale, mentre la votazione dell’iniziativa popolare è avvenuta a livello cantonale. L’iniziativa ha avuto pertanto un valore politico di pressione sul Governo svizzero. Tuttavia quanto accaduto ieri pone ancora più tensione nei rapporti già critici tra Italia e Svizzera (o meglio, tra Italia e Canton Ticino), finendo per generare un clima altrettanto pesante attorno alla vita lavorativa del frontaliere, da sempre risorsa vitale per l’economia dei Cantoni di frontiera, eppure mai così attaccato come in questi tempi dalla politica in cerca di un facile consenso. Il disagio sociale presente in Ticino è reale, l’abbassamento degli stipendi lo è altrettanto, così come il mercato del lavoro è sempre più martoriato dalla mancanza di regole che pongano un freno al fenomeno dilagante del dumping salariale e al tasso crescente di disoccupazione. La strada per una soluzione reale non è però quella intrapresa con la votazione di ieri o iniziative simili: il frontaliere non è il nemico da combattere, bensì una risorsa preziosa” .