La ‘fame’ non e’ un dato naturale, ne’ ‘frutto di un destino cieco di fronte al quale non possiamo fare nulla’. Lo ha detto il Papa in visita alla sede del Pam (Programma alimentare mondiale) sottolineando che ‘la terra, maltrattata e sfruttata, in molte parti del mondo continua a darci i suoi frutti’, ma ‘i volti affamati ci ricordano che abbiamo stravolto i suoi fini. Un dono che ha finalita’ universale, lo abbiamo reso un privilegio di pochi’. Bergoglio ha poi denunciato il ‘paradossale fenomeno: mentre gli aiuti e i piani di sviluppo sono ostacolati da intricate e incomprensibili decisioni politiche, da forvianti visioni ideologiche o da insormontabili barriere doganali, le armi no, circolano con una spavalda e quasi assoluta liberta”.
“La terra, maltrattata e sfruttata, in molte parti del mondo continua a darci i suoi frutti, continua ad offrirci il meglio di se stessa; i volti affamati ci ricordano che abbiamo stravolto i suoi fini”. E’ stato questo il monito di Papa Francesco all’Assemblea del Programma Alimentare Mondiale, dove ha lanciato un appello affinche’ gli Stati membri “incrementino decisamente l’effettiva volonta’ di cooperare con il Programma Alimentare Mondiale, affinche’ esso non solo possa rispondere alle urgenze, ma possa realizzare progetti solidi e consistenti e promuovere programmi di sviluppo a lungo termine, secondo le richieste di ciascun governo e in accordo con le necessita’ dei popoli”. Il Papa ha messo un paradosso al centro del suo intervento all’Assemblea del PAM: “mentre gli aiuti e i piani di sviluppo sono ostacolati da intricate e incomprensibili decisioni politiche, da forvianti visioni ideologiche o da insormontabili barriere doganali, le armi no; non importa la loro provenienza, esse circolano con una spavalda e quasi assoluta liberta’ in tante parti del mondo. E in questo modo, a nutrirsi sono le guerre e non le persone”. Non solo: “in alcuni casi, la fame stessa viene usata come arma di guerra. E le vittime si moltiplicano, perche’ il numero delle persone che muoiono di fame e sfinimento si aggiunge a quello dei combattenti che muoiono sul campo di battaglia e a quello dei molti civili caduti negli scontri e negli attentati”. In occasione della sua visita alla sede del PAM, a Parco dei Medici, nella periferia Ovest della Capitale, inoltre, Bergoglio ha pregato davanti al “Muro della memoria”, con i nomi dei funzionari uccisi, tra i quali le 5 vittime dell’attentato kamikaze alla sede dell’agenzia Onu di Islamabad (capitale di un paese, il Pakistan, dove gli aiuti del PAM sono ingenti e decisivi): “una memoria – ha detto – che dobbiamo conservare per continuare a lottare, con lo stesso vigore, per il tanto desiderato obiettivo della ‘fame zero'”. “Il coraggio – dei vostri martiri e testimoni: mai dimenticare – ha continuato a braccio il Papa – i nomi di quelli che sono scritti li’ all’entrata, morti per la fede che avevano nel suo lavoro”. Questo muro, ha aggiunto, “e’ testimone del sacrificio che hanno compiuto i membri di questo Organismo, offrendo la propria vita perche’, anche in mezzo a complesse vicende, agli affamati non mancasse il pane”. Secondo Francesco, “quei nomi incisi all’ingresso di questa Casa sono un segno eloquente del fatto che il PAM, lungi dall’essere una struttura anonima e formale, costituisce un valido strumento della comunita’ internazionale per intraprendere attivita’ sempre piu’ vigorose ed efficaci”. “La credibilita’ di una istituzione – ha concluso il Papa – non si basa sulle sue dichiarazioni, ma sulle azioni compiute dai suoi membri”.