La cronaca di queste ultime ore dipinge un’America profondamente scossa, che si risveglia da una notte in cui il confine tra la diplomazia e l’apocalisse è stato cancellato. Il passaggio repentino di Donald Trump dalla minaccia di “distruggere una civiltà” all’annuncio di una “Età dell’Oro” ha lasciato istituzioni e alleati in uno stato di shock e disorientamento.
In meno di dodici ore, la presidenza Trump ha compiuto un’oscillazione senza precedenti nella storia moderna: Giuristi e funzionari ONU (incluso il portavoce Stéphane Dujarric) sottolineano come la minaccia di annientare infrastrutture civili e una popolazione sia una violazione diretta dell’Articolo 51 delle Convenzioni di Ginevra. Non esiste obiettivo militare che giustifichi la minaccia di distruzione totale di una società.
Nonostante la retorica della “vittoria totale”, molti analisti vedono nella tregua una concessione: Trump ha accettato di trattare sui 10 punti di Teheran che aveva precedentemente definito inaccettabili.
L’Iran non ha solo riaperto lo stretto; ora ne detiene il controllo operativo e fiscale. Il fatto che Teheran possa far pagare un “pedaggio” e coordinare il traffico trasforma uno snodo globale in una leva politica permanente nelle mani degli Ayatollah.
Se il New York Post celebra il successo negoziale, il Campidoglio è una polveriera. La polarizzazione ha raggiunto livelli di guardia costituzionale. Il Fronte Democratico: Alexandria Ocasio-Cortez parla apertamente di “minaccia di genocidio” e invita i militari a disobbedire a ordini illegali. Ro Khanna chiede l’attivazione del 25° Emendamento (rimozione per incapacità di intendere e volere). Ed Markey ed Elizabeth Warren invocano l’impeachment immediato, definendo il Presidente “instabile, pericoloso e pronto a commettere crimini di guerra”.
Il Fronte Repubblicano: Nonostante il silenzio della maggioranza guidata dallo speaker Mike Johnson, emergono crepe. La senatrice Lisa Murkowski ha denunciato le parole di Trump come “incompatibili con i valori americani”, seguita da poche voci isolate come il texano Nathaniel Moran.
Al Palazzo di Vetro, la diplomazia americana appare isolata. Le minacce apocalittiche di Trump hanno fornito a Russia e Cina l’alibi perfetto per porre il veto alla risoluzione del Bahrain che mirava a forzare il blocco di Hormuz. L’ambasciatore cinese Fu Cong è stato esplicito: il linguaggio della Casa Bianca ha reso impossibile qualsiasi cooperazione multilaterale.
Venerdì, a Islamabad, inizierà il confronto tecnico. Ma la ferita resta: l’immagine degli Stati Uniti come nazione che usa la minaccia della “fine di una civiltà” come asset negoziale non potrà essere cancellata da due settimane di cessate il fuoco.