Resa dei CONTI verso la direzione del Pd. Per Boccia il congresso deve essere ‘vero’ altrimenti sara’ referendum. Di Maio attacca: se Renzi conta ancora stacchi la spina a Gentiloni che e’ li’ solo per scaldare la sedia.
C’è attesa per la direzione del Pd di oggì a Roma, dove l’ex premier Matteo Renzi dovrebbe definitivamente ‘scoprire le carte’ sulle sue mosse future. Roberto Speranza ammonisce Renzi con parole chiare. Qualora la scelta dell’attuale segretario fosse quella di imprimere un’accelerazione con congresso lampo ed elezioni a giugno: “Il Pd non sarebbe più il Pd” e la situazione “non sarà più recuperabile”, dice Speranza. “E’ interesse del Paese tenere elezioni tra quattro mesi? Non è forse più ragionevole usare la forza parlamentare del Pd per fare due o tre cose utili? Penso alla misura universale contro la povertà, a interventi sulla scuola e sul mercato del lavoro”, la sua riflessione. “Il Pd deve mettersi sulle spalle gli italiani, non le smanie di potere di un gruppo dirigente che ha sbagliato”, gli fa eco Francesco Boccia, che presiede la commissione Bilancio alla Camera.
“Serve un congresso vero, senza trucchi o scorciatoie ma un momento lungo di confronto che parta dai circoli e si concluda con le primarie tra fine giugno e settembre: farle prima significherebbe organizzare una farsa. Abbiamo il dovere di aiutare Gentiloni e di completare la legislatura”. Sempre all’interno della minoranza, Gianni Cuperlo auspica che quella di oggi sia “una direzione che scelga la rotta”. “Al centro mettiamo un’idea: quale sinistra per quale Paese. Fissiamo regole civili e abbandoniamo i ‘signori delle tessere’ al loro destino”, dice ancora. “Se fossi Renzi, su una base di questo tipo definirei una piattaforma politico-programmatica nuova e accetterei fino in fondo la sfida del congresso anticipato”, il pensiero del governatore della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, che però chiarisce di non volersi candidare a nulla e tantomeno “partecipare ad operazioni scissionistiche”.
Dal campo renziano parla invece il senatore Salvatore Margiotta secondo cui la sinistradem, semplicemente, ha come obiettivo “chiedere sempre il contrario di Renzi”. Dall’esterno, la sfida all’ex premier arriva dal Movimento 5 Stelle con Luigi Di Maio che lo ‘stuzzica’. “A me non interessano le questioni interne al Pd ma che si vada al voto. Se lo vuole anche Renzi allora tolga la fiducia al governo Gentiloni”, argomenta. Ulteriore carne sul fuoco in attesa della prima mossa dell’ex premier. Da lì partirà la reazione a catena ed anche i rivali interni dovranno forzatamente essere pronti ad uscire allo scoperto con un nome da contrapporre.