ANALISTI SCETTICI SU REVOCA CONCESSIONE
Atlantia nella bufera dopo il crollo del ponte a Genova. La societa’ che controlla Autostrade per l’Italia, nei cui confronti il governo ha annunciato il ritiro della concessione, chiude in Borsa in calo del 22,26% a 18,3 euro dopo una seduta costantemente sotto pressione. Bruciati nella seduta odierna 4,2 miliardi di capitalizzazione.
A due giorni dal crollo del Ponte Morandi, Atlantia continua a bruciare valore, con la capitalizzazione della società che scende a 15,2 miliardi di euro. Dal cedimento del viadotto ligure, ad andare in fumo sono stati oltre cinque miliardi, di cui quattro solo nella seduta odierna, aperta dal titolo prima senza riuscire a fare prezzo e quindi con una prima fase di calo intorno al 25% sotto i 18 euro. Un tentativo di recupero ha fatto seguito alla notizia pubblicata sul sito di Bloomberg, che citando un funzionario del ministero dei Trasporti ha segnalato come la revoca della concessione paventata dal governo nei confronti della società potrebbe limitarsi solo all’area dove è avvenuto il disastro. Ma in una giornata caratterizzata ancora una volta dalle bordate dei vice premier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, il titolo non è riuscito a limitare i danni, andando infine a chiudere su un rosso del 22,26% a 18,30 euro. Questo nonostante i comunicati diffusi dalla stessa Atlantia, che ha sottolineato come l’annuncio relativo alla concessione è stato effettuato “in carenza di qualsiasi previa contestazione specifica alla concessionaria ed in assenza di accertamenti circa le effettive cause dell’accaduto”, e dal suo primo azionista, la holding Edizione che fa capo alla famiglia Benetton, intenzionata a fare “tutto ciò che è in suo potere per favorire l’accertamento della verità e delle responsabilità dell’accaduto”. Se gli esperti interpellati questi giorni dai media hanno evidenziato come una revoca della concessione presenti tempistiche lunghe e teoricamente anche costi elevati per lo Stato – con Di Maio che si è comunque detto certo che ci siano tutte le motivazioni per non pagare penali -, la pressione su Atlantia ha intanto spinto verso il basso anche il titolo di Acs, la società spagnola con cui nei mesi scorsa si è alleata per assumere il controllo di Abertis, dopo un lungo braccio di fatto fatto di offerte e controfferte. A Madrid, il titolo Acs ha perso oggi l’1,97% scendendo a 34,75 euro. A risentire del clima che circonda il comparto sono poi anche gli altri titoli legati alle autostrade e alla loro gestione a pedaggio. La seduta di Piazza Affari ha visto Sias e Astm, entrambe facenti parte del gruppo Gavio, chiudere gli scambi rispettivamente in arretramento del 7,30% a 12,19 euro e del 10,50% a 17,90 euro. Mentre è del 2,96% l’arretramento di Austostrade Meridionali, esercente concessionario di Autostrade per l’Italia per la gestione del tratto Napoli-Salerno della A3.
L’agenzia Standard & Poor’s ha confermato il rating BBB+ del gruppo Atlantia, con una prospettiva che però passa da stabile a negativa. L’indagine sulle cause del disastro del ponte Morandi di Genova potrebbe concludere con sanzioni significative per Atlantia – rileva l’agenzia di rating – o con la revoca delle concessione ad Autostrade per l’Italia se l’azienda sarà considerata negligente.
Titoli di Stato di nuovo sotto pressione: lo Spread Btp-Bund e’ volato a 290 punti base nel giorno di Ferragosto per poi sfiorarli nuovamente oggi e attestarsi a 280 punti con un rendimento oltre la linea rossa del 3% al 3,10%, ritornando sui livelli di maggio scorso. In questa seconda meta’ di agosto i mercati continuano a tenere acceso il faro sull’Italia sui timori di “una manovra espansiva che potrebbe mettere a repentaglio la sostenibilita’ del debito”, spiegano gli analisti. Nei giorni scorsi il governo, per rassicurare gli investitori ed evitare che si concretizzi un attacco agostano da parte dei mercati, ha spiegato che “il quadro programmatico concilia il perseguimento degli obiettivi programmatici del governo”, come l’avvio della flat tax, del reddito di cittadinanza e della riforma delle pensioni, “con la stabilita’ delle finanze pubbliche ed in particolare la continuazione del percorso di riduzione del rapporto debito/Pil”. Ma questa linea, fortemente sostenuta dal ministro dell’economia Giovanni Tria, non sembra diradare completamente le nubi, in un mercato che teme che le forze che sostengono l’esecutivo spingano allo sforamento dei conti e dei paletti di bilancio europei. Il M5s, anche se tiene sulla scena una posizione prudente, con il suo leader politico Luigi Di Maio ha auspicato in futuro il superamento del pareggio di bilancio. Il leader della Lega, Matteo Salvini, nelle sue sortite non manca mai di rimarcare il messaggio: “Prima gli italiani delle regole europee”. E lo ha fatto anche dopo i fatti di Genova: “Sara’ il caso di porsi il dubbio se continuare a rispettare i vincoli o mettere davanti a tutto la sicurezza degli italiani. Io scelgo la seconda”. Tra le varie dichiarazioni di questi ultimi giorni risalta quella dell’economista della Lega e presidente della Commissione Bilancio della Camera, Claudio Borghi. “La mia speranza e’ che l’euro salti per aria, e si volti finalmente pagina”, ha affermato senza giri di parole in una intervista al Foglio nel giorno di Ferragosto. Alcune differenze di vedute su diversi temi come il taglio alle pensioni d’oro, Tav e Tap, agitano del resto i rapporti tra i due stessi alleati di governo. E sullo sfondo aleggia lo spettro delle agenzie di rating: per il 31 agosto e’ atteso il giudizio di Fitch sul debito italiano, per il 7 settembre quello di Moody’s, che ha gia’ messo l’Italia sotto osservazione, ed infine per il 26 ottobre la decisione di S&P. In questo quadro i mercati attendono la manovra di settembre. Lo Spread attuale e’ “transitorio” e, a secondo di quanto l’Italia spingera’ sulla leva del deficit, il differenziale “si restringera’ verso quota 170” oppure “schizzera’ verso 400”, ha dichiarato Bank of America-Merrill Lynch.