I tecnici sono al lavoro, e subito dopo l’estate potrebbe essere emanato un decreto per modificare il limite di età consentito per andare in pensione. Attualmente è di 66 anni e sette mesi, ma potrebbe salire a 67 anni. Il calcolo è legato alle aspettative di vita, cioè il tempo che resta da vivere dopo la soglia dei 65 anni. E i numeri parlano di 18,6 anni per gli uomini, passati a 19,1 anni, e di 22 per le donne, passati a 22,4. Per l’innalzamento dei requisiti non è stato ancora ancora deciso nulla, ma è probabile che il governo metta di nuovo mano alla questione nei prossimi mesi.
“Un eventuale nuovo intervento sulla previdenza con l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni a partire dal 2019 penalizza sia i lavoratori sia le aziende. Per i lavoratori, si allungherebbe ancora di più la vita lavorativa oltre le aspettative a lungo pianificate; per le aziende, si creerebbe ancora una volta un quadro di incertezza, con costi maggiori e con l’impossibilità di procedere al necessario ricambio occupazionale del quale trarrebbe benefici l’intera economia italiana”. Lo dichiara il vicepresidente di Unimpresa, Maria Concetta Cammarata, commentando l’ipotesi di un decreto del governo che sposterebbe l’età pensionabile dagli attuali 66 anni e sette mesi a 67 anni a partire dal 2019.
“La certezza del diritto, soprattutto in campo fiscale e nel settore della previdenza, è un valore imprescindibile per chi fa impresa. Le continue riforme, così come i provvedimenti scritti male e in fretta, non gettano le basi per poter fare investimenti. E invece, negli ultimi anni, si sono susseguiti continui interventi normativi, in alcuni casi una vera e propria tela di Penelope, che hanno confuso le aziende del Paese” aggiunge Cammarata. Secondo il vicepresidente di Unimpresa “anche per queste ragioni si scelgono paesi che hanno quadri legislativi più stabili: la fuga all’estero nasce anche da qui”.
Intanto, quasi un paradosso, sono oltre 300 le domande per l’Ape sociale e l’accesso al pensionamento anticipato per precoci. E’ il bilancio fatto dall’Inps. Nella serata di ieri, sottolinea l’Istituto, sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale i Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri recanti i Regolamenti di attuazione in materia di Ape sociale e di riduzione del requisito contributivo di accesso al pensionamento anticipato per i lavoratori cosiddetti precoci. Nella medesima serata l’Inps ha pubblicato le Circolari n. 99 e n. 100 del 2017 e dalle primissime ore di stamattina, data di entrata in vigore dei Dpcm, sono già operative le applicazioni per la trasmissione telematica delle domande. In particolare, con la circolare n. 99 del 16 giugno 2017 vengono fornite le prime indicazioni sulla riduzione del requisito contributivo di accesso al pensionamento anticipato per i lavoratori che si trovino nelle condizioni particolari previste dall’articolo 1 della legge n. 232 del 2016 (Legge di stabilità 2017).
Con la circolare n. 100 del 16 giugno 2017 vengono fornite le prime istruzioni applicative relative all’Ape sociale, un’indennità riconosciuta fino al compimento dell’età anagrafica prevista per l’accesso al trattamento pensionistico di vecchiaia (ovvero fino al conseguimento della pensione anticipata o di un trattamento conseguito anticipatamente rispetto all’età per la vecchiaia). Le domande possono essere trasmesse esclusivamente in via telematica tramite i consueti canali istituzionali. L’interessato può compilare la domanda sul sito www.inps.it, ovvero rivolgersi a un patronato.
Si passerebbe da 66 anni e 11 mesi a 67 anni.Questi signori non sanno o fingono di non sapere che aggiungendo un mese in più per il personale della scuola significa restare in servizio un anno in piu’ in quanto c’è una sola uscita obbligata, il I settembre, di conseguenza per i nati nel mese di gennaio 1953 la pensione si percepisce da settembre 2020 con un’età pari a 67 anni e 8 mesi!!!!!E’ assurdo, vergognoso e disumano. Altro che 67 anni!!!