La Corte Costituzionale respinge gli attacchi sulla data del pronunciamento sulla legge elettorale, che secondo alcuni avrebbe dovuto essere fissata prima. ‘La scelta di una data anteriore rispetto al 24 gennaio avrebbe privato le parti dei termini dei quali dispongono per legge, allo scopo di costituirsi in giudizio e presentare memorie’, scrive la Consulta, che ribadisce di ‘operare secondo le regole degli organi giurisdizionali’.
In relazione alla scelta dell’udienza del 24 gennaio 2017, per la trattazione delle questioni relative alla legge elettorale, si sottolinea che la Corte costituzionale opera secondo le regole degli organi giurisdizionali. La scelta di una data anteriore avrebbe privato le parti dei termini dei quali dispongono per legge, allo scopo di costituirsi in giudizio e presentare memorie. Lo precisa la Consulta con un comunicato.
Il voto di fiducia del Senato che approva la manovra senza modifiche. L’attesa per la Direzione del Pd delle 17.30, che tuttavia dovrebbe limitarsi ad ascoltare l’intervento di Renzi e rinviare la resa dei conti interna ad un altro momento. La difesa della Corte Costituzionale che, in una nota, spiega che l’udienza sull’Italicum non poteva essere convocata prima del 24 gennaio senza ‘privare le parti dei termini dei quali dispongono per legge, allo scopo di costituirsi in giudizio e presentare memorie’. Sono i tre eventi principali del terzo giorno della crisi di governo, aperta di fatto dalla vittoria del No al referendum e dall’annuncio di Renzi sulle dimissioni del governo. Un’approvazione lampo, quella del Senato, che non ha mancato di provocare malumori in Aula.
Mattarella ha annullato tutti gli impegni dei prossimi giorni: domani niente prima della Scala a Milano, lunedi’ 12 niente intervento all’universita’ di Bologna. Il capo dello Stato ritiene ‘inconcepibile’ che le elezioni siano convocate prima di approvare una legge elettorale omogenea per Camera e Senato, quindi con intervento del Parlamento dopo la decisione della Consulta. Renzi chiede (al Colle e al Pd) di decidere tra un governo di ‘responsabilita’ nazionale’ (quindi con le opposizioni) e il voto a breve.
Al Nazareno tuttavia dovra’ andare in scena prima o poi il chiarimento. I Dem devono decidere cosa dire al capo dello Stato nelle consultazioni e il presidente del Consiglio dovra’ chiarire le intenzioni sul futuro: governo, partito, voto, vita politica. Ad agitare il confronto anche l’intervista dell’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, che si dice ‘pronto a unire la sinistra fuori dal Pd’ e invita Renzi a dialogare per un’alleanza che lasci fuori gli ex del centrodestra, Alfano e Verdini.
Nelle opposizioni, il leader della Lega Salvini tende la mano al M5s sull’obiettivo comune di elezioni al piu’ presto: ‘Alzino il telefono su certi temi siamo d’accordo. Rinviare il voto e’ inconcepibile. Elezioni o in piazza’. Silvio Berlusconi intanto e’ al San Raffaele di Milano per nuovi controlli a 6 mesi dall’ intervento al cuore. L’ospedale fa sapere che e’ una visita di routine e che potrebbe essere dimesso nel pomeriggio. Il no di Forza Italia al sostegno a qualsiasi governo e’ ripetuto dai deputati azzurri riuniti stamattina: ‘Niente inciuci, il Pd ha la maggioranza, trovi le soluzione per governari’. Gli azzurri sono disponibili pero’ a discutere sulla nuova legge elettorale. Intanto, le Province, sopravvissute al referendum, scrivono a Mattarella, per denunciare i ‘tagli insopportabili’ a causa dei quali sono ‘nell’impossibilita’ di predisporre i bilanci 2017, con pesanti ripercussioni sui cittadini’. Sulle scelte politiche e’ concentrata anche l’attenzione dei mercati, soprattutto nell’attesa di un decreto che definisca i contorni del possibile intervento pubblico sulle banche. Le Borse europee a meta’ giornata si confermano in rialzo, Milano +1,3% trainata dai bancari. Bene lo spread che resta sotto 160 punti.