Le tre fiducie passano senza problemi, come previsto. Al primo test il governo incassa 307 sì (e 90 no), al secondo 308 sì (e 81 no). Il governo ha incassato la terza e ultima fiducia della Camera posta sull’art. 3 della riforma elettorale. I si’ sono stati 309, i no 87 e gli astenuti 6. Il Rosatellum supera dunque gli scogli delle votazioni in aula. In serata ci sarà il voto finale con scrutinio segreto.
In casa Pd fanno di conto: sulla carta ci sono circa 420 voti a favore, dunque ci vorrebbero un centinaio di franchi tiratori. Non pochissimi e, soprattutto – in un solo voto – più facilmente “controllabili” e identificabili. In aula oggi nessun sussulto, banchi perennemente semi vuoti. Come annunciato, sia Lega che Forza Italia ribadiscono che non voteranno la fiducia ma daranno il loro sostegno al provvedimento. Non succede molto anche perché gli oppositori del Rosatellum bis hanno deciso di “spostare” la protesta nelle piazze.
Davanti a Montecitorio il M5s, a piazza del Pantheon Sinistra italiana ed Mdp. Ed è proprio il partito degli ex scissionisti a decretare, se ancora fossero rimasti dubbi, il proprio scollamento dalla maggioranza che sostiene il governo. In aula Alfredo D’Attorre parla di “distanze incolmabili” ormai non più soltanto sui temi economici. E dice a Gentiloni di “aver perso la faccia” chiedendo la fiducia sulla legge elettorale. Anzi di più, insinua che Matteo Renzi lo abbia fatto apposta per “macchiare” il curriculum del premier. Fuori, i toni non sono da meno. Ecco D’Alema: “Gentiloni – sostiene – è più mite del suo predecessore ma politicamente dipende da Renzi”.
E Pierluigi Bersani ricorda a Forza Italia che con una cifra come quella raccatta oggi dall’esecutivo (308, per la precisione) cominciò l’inizio della fine del governo Berlusconi nel 2011. Il M5s paragona il Pd al Mussolini della legge Acerbo e promette di bissare la mobilitazione al Senato se domani il Rosatellum dovesse superare la prova del voto finale segreto. Per l’occasione, è atteso anche Beppe Grillo a Roma. Alle accuse replica il segretario dem, Matteo Renzi. La fiducia – dice – può essere discutibile, ma non è un colpo di stato ed è “assurdo” parlare di fascismo, bisognerebbe ricordare che “la usò anche Alcide de Gasperi”. Ma non è soltanto dalle opposizioni che arriva una censura contro la legge elettorale in votazione alla Camera. Un monito, pesante, porta la firma dell’ex capo dello Stato Giorgio Napolitano che in una nota mette nero su bianco le sue perplessità e annuncia, sin da ora, l’intenzione di prendere la parola in Senato quando il Rosatellum approderà lì. E lo farà, spiega, “per mettere in luce l’ambito pesantemente costretto in cui qualsiasi deputato oggi, o senatore domani, può far valere il suo punto di vista e le sue proposte, e contribuire così alla definizione di un provvedimento tra i più significativi e delicati”.
Beppe Grillo è arrivato in hotel a Roma. Il garante del M5S si recherà in aula alla Camera dove oggi si vota la terza fiducia sulla legge elettorale e, dopo, in piazza davanti a Montecitorio dove alle 13,30 ricomincia la protesta dei Cinquestelle che finirà questa sera con una veglia per la democrazia in vista del voto finale sulla legge.