Dopo una vera e propria maratona parlamentare, il Decreto Legge Sicurezza ha ottenuto il primo via libera del Senato con 96 voti favorevoli e 46 contrari. Il provvedimento, pilastro della politica interna del Governo Meloni, arriva ora alla Camera dei Deputati, ma i tempi per la conversione definitiva in legge sono strettissimi: manca solo una settimana alla scadenza. Le opposizioni denunciano una “compressione intollerabile” delle prerogative del Parlamento, preannunciando una battaglia a colpi di ordini del giorno a Montecitorio.
L’approvazione a Palazzo Madama è stata sofferta, segnata da 10 ore ininterrotte di votazioni e dalle proteste vibranti della sinistra, che ha esposto cartelli contro l'”ennesima alluvione panpenalistica”. A pesare sull’Aula è stata anche l’assenza del Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, definita da Matteo Renzi come un’approvazione “in contumacia” per un provvedimento considerato “fuffa, non truffa”. Anche il M5S ha attaccato: “La poltrona vuota è il segno del fallimento del governo sulla sicurezza”.
DECRETO BLINDATO ALLA CAMERA: È ZONA CESARINI
A Montecitorio la strategia del Governo è chiara: blindare il testo con la questione di fiducia per evitare l’assalto degli emendamenti (che al Senato hanno rallentato i lavori). M5S, PD e AVS, consapevoli di non poter modificare il testo, puntano tutto sull’ostruzionismo attraverso migliaia di ordini del giorno. L’obiettivo è ritardare il voto finale fino a giovedì o addirittura venerdì, entrando pericolosamente in “zona Cesarini” a poche ore dalla decadenza del decreto.
COSA C’È NEL DECRETO: DAI “MARANZA” ALLO SCUDO AGENTI
Il testo, composto da 33 articoli, ha subito diverse modifiche durante l’iter al Senato, anche a causa dei dubbi sollevati dal Quirinale sulle coperture finanziarie e sugli aspetti più delicati. La firma del Presidente Mattarella era arrivata solo 19 giorni dopo il varo del 24 febbraio.
Ecco le misure principali rimaste nel testo:
- Fermo preventivo: Possibilità di trattenere una persona per 12 ore prima dell’inizio di un corteo.
- Scudo per gli agenti: Introdotta una “causa di giustificazione” per i reati commessi dalle forze dell’ordine in servizio (estesa poi a tutti).
- Divieto coltelli: Misure specifiche contro i “maranza”, con una deroga per il porto di coltelli sotto i 5 cm senza motivo.
- Rimpatri migranti: Accelerazione delle procedure di espulsione.
- Lieve entità droga: Modifiche sulle fattispecie di detenzione di stupefacenti.
- Mandato GdF: Proroga del mandato del comandante generale Andrea De Gennaro per tutto il 2026.
Le norme cancellate: Sotto la pressione delle istituzioni e delle opposizioni, sono sparite la cauzione danni per chi organizza manifestazioni e le zone rosse a difesa degli agenti (cavalli di battaglia della Lega). Anche per questo motivo, si registra il silenzio di Matteo Salvini dopo il voto del Senato.
IL PUNTO: DEMOCRAZIA SOTTO PRESSIONE
La lettera inviata da Riccardo Magi (+Europa) al Presidente della Camera Lorenzo Fontana per fermare l’“abnorme compressione dei tempi” fotografa la tensione istituzionale. Il Governo Meloni, stretto tra la necessità di dare risposte sulla sicurezza e i tempi tecnici della conversione, ha scelto la via della decretazione d’urgenza “blindata”, sollevando un tema centrale sul ruolo del Parlamento.