Il presidente del Consiglio presidenziale libico al Sarraj ha annunciato la controffensiva per la ripresa dei porti petroliferi, caduti nelle scorse ore nelle mani delle forze libiche fedeli al generale Haftar. Intanto il ministro degli esteri Gentiloni assicura ‘protezione militare’ all’ospedale militare italiano. E in Siria il presidente Assad promette: ‘Riconquisteremo ogni parte del territorio in mano ai terroristi’. In Turchia il leader curdo Ocalan lancia un invito ad Erdogan dal carcere: Se lo Stato e’ pronto, mandi qui due uomini. Possiamo risolvere il problema del conflitto in 6 mesi.
Il governo di unità nazionale libico sostenuto dall’Onu ha perso oggi il controllo di un terzo terminal petrolifero, mostrandosi così incapace di fermare l’offensiva lanciata dalle autorità rivali del governo di Tobruk con sede nell’est del Paese. Le forze che fanno capo al’esecutivo fi Faez al Sarraj, non sono riuscite infatti a difendere i principali porti dai quali si esporta il petrolio, principale ricchezza economica del Paese Nordafricano. Questa ulteriore battuta d’arresto rischia di indebolire al Sarraj in un momento in cui le sue forze stanno combattendo per riprendere il totale controllo della città di Sirte dalle milizie jihadiste dello Stato Islamico (Isis): una battaglia battaglia che va avanti da quattro mesi. Le tre installazioni che si trovano nella cosiddetta “Mezzaluna Petrolifera” lungo la costa nel nord-est, sono state conquistate dalle forze fedeli al generale Khalifa Belqasim Haftar, capo dell’esercito cha fa capo al governo di al Baida, non riconosciuto dalla comunità internazionale. Dopo meno di due giorni di combattimenti le forze pro-Haftar “sono state in grado di prendere il controllo del porto Zuwaytina e di metterlo in completa sicurezza” ha detto a France Presse Mohammad al-azumi, portavoce delle milizie che sono schierate con il parlamento rivale di Tobruk, nell’est del Paese.
Il giorno prima, le forze di Tobruk, avevano conquistato i terminali Al-Sedra e Ras Lanuf, i due più grandi del Paese: Siti che erano difese dalle guardie delle installazioni petrolifere GNA), formazione militare alleata Al governo di unità nazionale di Tripoli. Il governo d’unità nazionale controlla ancora il terminal di Brega, ma secondo il colonnello Ahmad Al-Mesmari, portavoce delle forze guidate dal generale Haftar, tentativi sono in corso per espugnare l’installazione senza spagimento di sangue. La battaglia per il controllo dell’area della Mezzaluna Petrolfera, è la prima che vede opporsi le forze da est a quelli della Gna. E il governo guidato dal primo ministro Fayez Al-Sarraj non è riuscita fino ad ora a far riconoscere la sua autorità su tutta la Libia, un Paese fortemente instabile dalla caduta del regime di Muammar Gheddafi nel 2011. “Il fallimento della GNA di affermarsi come legittimo rappresentante del popolo spiega la sua incapacità di mettere insieme una forza militare sufficiente a garantire le città, i cittadini e gli interessi economici”, ha detto Michael Nayebi-Oskoui, specialista statunitense di strategia geopolitica. Ma le nuove riprese di violenza riflette principalmente, (…) la fragilità interna della Libia, ha aggiunto l’analista.