MEF, DATI CONFERMANO CRESCITA. PADOAN, ALIMENTARE LA RIPRESA
Nel terzo trimestre del 2017 il Pil italiano e’ aumentato dello 0,4% sul trimestre precedente e dell’1,7% su base annua. Lo rileva l’Istat rivedendo al ribasso le stime di meta’ novembre (0,5% e 1,8%). Lieve sforbiciata anche alla crescita acquisita per il 2017, all’1,4%. Per il Censis, che ha pubblicato il suo rapporto sulla situazione sociale nel paese, la ripresa c’e’, ma ‘non si e’ distribuito il dividendo sociale e il blocco della mobilita’ sociale crea rancore’. Il mef commenta: questi dati confermano la tendenza alla crescita. Padoan: spero in una nuova ondata di riforme nella prossima legislatura. La strada e’ lunga, bisogna continuare ad alimentare la ripresa’.
Nel terzo trimestre del 2017 il prodotto interno lordo (PIL), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, e’ aumentato dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dell’1,7% nei confronti del terzo trimestre del 2016. Lo rileva l’Istat. La stima preliminare diffusa il 14 novembre 2017 scorso aveva rilevato un aumento congiunturale dello 0,5% e un aumento tendenziale dell’1,8%. Il terzo trimestre del 2017 ha avuto tre giornate lavorative in piu’ del trimestre precedente e una giornata lavorativa in meno rispetto al terzo trimestre del 2016. La variazione acquisita per il 2017 e’ pari a +1,4%. Rispetto al trimestre precendente, tutti i principali aggregati della domanda interna registrano aumenti, con una crescita dello 0,3% dei consumi finali nazionali e del 3,0% gli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono cresciute, rispettivamente, dell’1,2% e dell’1,6%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito alla crescita del PIL per 0,7 punti percentuali (+0,5 gli investimenti fissi lordi, +0,2 i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private ISP e un apporto nullo della spesa della Pubblica Amministrazione PA). La variazione delle scorte ha fornito un contribuito negativo (-0,5 punti percentuali), mentre quello della domanda estera netta e’ stato positivo (+0,2 punti). Si registrano andamenti congiunturali positivi per il valore aggiunto dell’industria (+1,3%) e dei servizi (+0,1%), mentre il valore aggiunto dell’agricoltura e’ diminuito del 3,6%.
I dati sulla crescita del pil diffusi dall’Istat “confermano la tendenza al rafforzamento della crescita economica nel Paese”. Così fonti Mef sulle stime di crescita per il terzo trimestre del 2017 (+0,4% su base trimestrale e +1,7% su anno), osservando che la revisione al ribasso rispetto alla previsione preliminare di novembre è in linea con le stime del governo.
“Il governo italiano si impegna a una riduzione graduale e sempre piu’ rapida del debito mantenendo una fiscal stance con un surplus primario adeguato per sostenere la crescita”. E’ quanto ha detto il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan intervenendo ai colloqui sull’Europa alla Cattolica. “In questa equazione – ha detto Padoan- vi e’ una variabile che non possiamo controllare che sono i sono tassi di interesse che hanno a che fare con il Qe ma possiamo fare molto con i tassi relativi, cioe’ gli spread. Bisogna convincere i mercati che il paese fa le riforme, le fa veramente perche’ esiste il premio riforme. Tutto cio’ ci lascia con una conclusione e cioe’ che per ridurre il debito serve una politica paziente e costante e non dare la sensazione che si cambia idea ogni mese”. “La parola d’ordine e’ stabilita’ – ha sottolineato il ministro – ma su questo un ministro tecnico puo’ chiedere ma non determinare perche’ e’ compito dei ministri politici”. Padoan ha comunque rivendicato i progressi gia’ compiuti. “Il debito pubblico si e’ stabilizzato in Italia – ha detto – La revisione del pil 2015 da parte dell’Istat mostra che e’ iniziato a scendere gia’ in quell’anno ma deve scendere ancora e per questo serve una fiscal stance nazionale che deve essere quella che e’ stata in questi anni almeno come segno se non come numeri. Ricordiamoci che siamo l’unico paese insieme alla Germania che ha mantenuto sempre, tranne che nel 2009, un surplus primario positivo e questo e’ il primo elemento. L’altro elemento e’ la crescita nominale del pil. Su questo il governo puo’ agire limitatamente magari sostenendo la crescita reale ma poco o nulla puo’ fare sull’inflazione. Oggi ci manca circa un 1% di inflazione in Europa. Se fossimo vicino al 2% che e’ il target di lungo periodo, la dinamica del debito pubblico sarebbe gia’ chiaramente discendente”.