DE VINCENTI TORNA IN LISTA, ORLANDO CAPOLISTA A PARMA
Il Pd ha diffuso nella notte le liste elettorali. L’elenco dei candidati nei 232 collegi uninominali della Camera, dei 116 del Senato e di quelli da eleggere col sistema proporzionale in collegi plurinominali e’ stato pubblicato sul sito del partito. Il ministro De Vincenti torna in lista e correra’ nel collegio uninominale di Sassuolo. Orlando capolista a Parma, Bonino a Roma e Tabacci a Milano.
“Le polemiche ci sono sempre state, ma ora c’è la possibilità di vincere le elezioni, il clima sta cambiando e sono convinto che possiamo portare a casa il risultato: non è tempo di polemiche, lo ha detto anche Orlando”. Lo ha detto il segretario del Pd Matteo Renzi, in conferenza stampa al Nazareno. “Sono stupito da alcune ricostruzioni, ho letto di un incontro di tre ore con Orlando, falso. Nel merito, non c’è stato e non c’è nessun veto, noi abbiamo subito veti nel 2013 ma non abbiamo messo veti nel 2018, più che di veti ci interessiamo di voti”, ha detto Matteo Renzi, a proposito dei rapporti con le minoranze. “Tutti i candidati in grado di vincere sono incoraggiati, abbiamo messo bravi candidati di Orlando in tante zone e a nessuno abbiamo fatto l’esame del sangue”, ha aggiunto il leader dem.
“Penso di poter contare sull’apporto di tutto il Partito Democratico. Il Matteo che dobbiamo sconfiggere e’ Salvini, non Renzi”. Lo ha detto il segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, in conferenza stampa al Nazareno. “Sono molto convinto di portare a casa la vittoria”, ha aggiunto.
“Se Di Maio ha tempo sono pronto al confronto in Tv, sto ancora aspettando. Lo stesso vale per Silvio Berlusconi. Il capo politico della Lega e’ Salvini, aveva detto che si candidava nel mio collegio, sto ancora aspettando, ma deve avere cambiato idea. Berlusconi credo non faccia confronti dai tempi di Occhetto. C’e’ stato quello con Prodi ma ha perso”, ha detto il segretario del Pd.
All’indomani della nottata delle liste nel Pd e le tensioni con la minoranza, Orlando getta acqua sul fuoco e spiega che ‘non e’ il momento di fare polemica’. L’appello di Franceschini: ‘adesso dobbiamo iniziare la campagna elettorale’. Renzi: ‘siamo convinti di aver messo in lista la miglior squadra per vincere’. E a Calenda dice: ‘e’ fisiologico e umano il ricambio delle persone’.
In ogni caso i postumi della lunga notte del Nazareno sulle liste saranno duri da smaltire per il Partito democratico. Dopo la spaccatura in direzione, con la minoranza che ha lasciato la sala al momento di votare le liste, lo scontro si e’ spostato fuori dalla sede nazionale del Partito Democratico, sui social network: il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, si chiede quale sia “il senso di non candidare gente seria e preparata, protagonista di tante battaglie importanti come De Vincenti, Nesi, Rughetti, Tinagli, Realacci, Manconi. Spero che nelle prossime ore ci sia un ravvedimento operoso. Farsi del male da soli sarebbe incomprensibile”, avverte l’esponente di governo. Anche il ministro Andrea Orlando, dopo essere stato tra i protagonisti dello strappo in direzione, si sofferma sulla qualita’ delle candidature. “Non mi sembra che nella maggioranza ci siano soltanto proposte di grande rinnovamento. I fatti vanno in un’altra direzione”, spiega il Guardasigilli: “Tra i nomi da noi proposti avevamo anche giovani ricercatori, il portavoce della mia mozione, che e’ un giovane con meno di 30 anni, ed altri ragazzi alla prima legislatura che non sono stati ricandidati. Se il tema era scegliere i giovani, tra le nostre proposte c’erano tutte le possibilita’ di farlo”.
A far discutere, poi, e’ la scelta del segretario di candidare Roberto Giachetti nel collegio ‘blindato’ di Sesto Fiorentino. Non che il vice presidente della Camera sia il solo a trovarsi ‘paracadutato’ in un collegio sicuro, uno dei pochi in Italia, quanto il fatto che solo ieri Giachetti aveva rigettato qualsiasi ipotesi di correre in collegi che non fossero gli uninominali, cosi’ da mettersi veramente in discussione. “Dopo 4 legislature e 17 anni di parlamento Roberto Giachetti ha ottenuto la deroga e si e’ fatto blindare nel collegio di Sesto Fiorentino…Che dire? Faccia da Giachetti”, commenta l’esponente di Leu Miguel Gotor, ricordando il colorito intervento dello stesso Giachetti all’assemblea dem, a dicembre 2016, quando attribui’ a Roberto Speranza una “faccia come il cu…”. E allora il parlamentare del Partito Democratico, ricandidato con “deroga” del segretario (ha alle spalle quattro legislature a fronte del limite di tre previste da Statuto), si rimette alla tastiera e spiega le ragioni che lo hanno portato ad accettare la candidatura. “In nottata mi e’ stato comunicato che sarei stato candidato in un collegio della Toscana dove peraltro sono stato spessissimo in questi anni a fare iniziative. So bene che quel collegio e’ piu’ sicuro di quello dove volevo candidarmi. Bobo, come lo chiamano amici e colleghi di partito, assicura di aver appreso nella mattinata di ieri che quello che doveva essere il suo collegio era entrato nell’accordo con i radicali – di cui egli stesso e’ stato e si sente ancora un esponente – e in ragione di questo “per tutto il giorno, insistentemente, mi e’ stato chiesto di rivedere la mia scelta di rinunciare al paracadute plurinominale. Ho trascorso tutta la giornata – ed anche parte della notte – a spiegare che non volevo stare nel plurinominale e che chiedevo di trovare una soluzione diversa per i radicali con Magi, ma mi e’ stato detto che saltando quel collegio sarebbe saltato l’accordo”. Dunque, un sacrificio sull’altare delle alleanze con +Europa. La versione di Giachetti, stando alla valanga di battute sapide, non ha convinto pero’ gli utenti dei social network, tra i quali c’e’ chi sintetizza cosi’: “Peccato, ieri avevi anche fatto una bella figura, poi ti hanno dato un collegio sicuro a tua insaputa”. Un destino che Giachetti sembra condividere con lo stesso Orlando, anche lui candidato inconsapevole: “Ho appreso dove ero candidato solo ieri sera alla presentazione delle proposte”, ha spiegato rispondendo a chi gli chiedeva della sua candidatura in Emilia Romagna, regione rossa che lo dovrebbe tenere al riparo da brutte sorprese.