Approda al Tar del Lazio lo scontro sul referendum. M5s e Sinistra italiana hanno presentato un esposto contro il testo del quesito: ‘Cosi’ formulato – dicono – si traduce in uno spot pubblicitario, tanto suggestivo quanto incompleto e fuorviante’ a favore del Si’, ‘i cittadini non meritano di essere ingannati in modo cosi’ plateale’. I 5Stelle, poi, depositano alla Procura di Roma anche un esposto contro Renzi per le dichiarazioni sul Ponte sullo Stretto di Messina, che ipotizza il reato di manipolazione del mercato. ‘Il giorno dopo le dichiarazioni del premier – affermano – la quotazione del titolo Salini Impregilo ha avuto un aumento del 6,75%’. Per questo chiedono di ‘verificare se il titolo abbia subito un anomalo scambio di contrattazioni nonche’ chi fossero coloro che, il giorno stesso delle dichiarazioni o anche il giornmo precedente, abbiano investito su tali azioni’.
Fonti del Quirinale replicano all’affermazione dei ricorrenti che ‘impropriamente attribuisce alla Presidenza della Repubblica la formulazione del quesito referendario’ e chiariscono: ‘Il quesito e’ stato valutato e ammesso, con proprio provvedimento, dalla Corte di Cassazione e riproduce il titolo della legge quale approvato dal Parlamento’. Scoppia intanto il caso Benigni: il regista torna a sostenere il Si’ affermando che in caso di vittoria del No ‘sarebbe peggio della Brexit’. Insorgono le opposizioni: ‘Da difensore della Carta a giullare di corte’.
Sinistra Italiana e M5S hanno presentato un ricorso al Tar del Lazio contro il testo del quesito del Referendum costituzionale fissato per i prossimo 4 dicembre. Sulla scheda, sostengono i ricorrenti, non sarebbero specificati quali articoli della Costituzione che sono interessati dalla riforma. Nel ricorso presentato da Loredana De Petris (Sel) e dagli avvocati Enzo Palumbo e Giuseppe Bozzi, si legge. “I ricorrenti lamentano che il quesito predisposto dal Quirinale non tiene conto di quanto stabilito dall’articolo 16 della legge 352-1970, secondo cui, quando si tratti di revisione della Costituzione, il quesito referendario deve recare la specifica indicazione ‘degli articoli’ revisionati e di cio’ che essi ‘concernono'” e “il quesito cosi’ formulato finisce per tradursi in una sorta di ‘spot pubblicitario’, tanto suggestivo quanto incompleto e fuorviante, a favore del Governo che ha preso l’iniziativa della revisione e che ora ne chiede impropriamente la conferma ai cittadini, che non meritano di essere ingannati in modo cosi’ pl ateale”.
Nessun intervento del Quirinale sul questito referendario, che è stato “valutato e ammesso” dalla Cassazione. Lo precisano ambienti della presidenza della Repubblica, riferendosi alla contestazione di M5s e Sinistra italiana. “In relazione a quanto affermato in una nota di ricorrenti al Tar Lazio, in cui impropriamente si attribuisce alla presidenza della Repubblica la formulazione del quesito referendario, negli ambienti del Quirinale si precisa che il quesito che comparirà sulla scheda è stato valutato e ammesso, con proprio provvedimento, dalla Corte di Cassazione, in base a quanto previsto dall’art 12 della legge 352 del 1970, e riproduce il titolo della legge quale approvato dal Parlamento”.
E’ assolutamente falso sostenere che la formulazione del quesito referendario sulle riforme costituzionali sia da attribuire al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Lo hanno fatto ulteriormente intendere – in seguito al comunicato dello stesso Colle diffuso questo pomeriggio – ambienti della presidenza della Repubblica anche dopo le contestazioni di M5S e Sinistra Italiana. I due partiti hanno infatti presentato un ricorso al Tar del Lazio contro il testo del quesito del referendum. A parere dei ricorrenti “il quesito così formulato finisce per tradursi in una sorta di ‘spot pubblicitario’, tanto suggestivo quanto incompleto e fuorviante, a favore del Governo che ha preso l’iniziativa della revisione e che ora ne chiede impropriamente la conferma ai cittadini, che non meritano di essere ingannati in modo così plateale”. C’è anche un ricorso contro il decreto del presidente della Repubblica con cui, indicando il referendum per il prossimo 4 dicembre, “è stato tra l’altro stabilito il quesito che dovrebbe comparire sulla scheda di votazione. I ricorrenti lamentano che il quesito predisposto dal Quirinale non tiene conto di quanto stabilito dall’art. 16 della legge 352-1970”. Il Quirinale ha precisato che l’approvazione del quesito “in relazione a quanto affermato in una nota di ricorrenti al Tar Lazio, in cui impropriamente si attribuisce alla presidenza della Repubblica la formulazione del quesito referendario, che il quesito che comparirà sulla scheda è stato valutato e ammesso, con proprio provvedimento, dalla Corte di Cassazione, in base a quanto previsto dall’art 12 della legge 352 del 1970, e riproduce il titolo della legge quale approvato dal Parlamento”. E’ quindi “sciocco”, viene fatto notare, sostenere che il Quirinale sia intervenuto quando invece “è bene ricordare le rispettive competenze e prerogative” della Presidenza della Repubblica e della Corte di Cassazione. La Suprema Corte, viene precisato dal Quirinale, “ha recepito il titolo del quesito che il Parlamento ha approvato”. Di fronte al ribadire da parte del Quirinale che l’intervento del presidente della Repubblica è solo una “cosa tecnica, il resto lo fa la Cassazione”, il premier Matteo Renzi ha sostenuto che “questo quesito è quello che la legge prevede per la riforma costituzionale”. Su questo, ha aggiunto, “sono state raccolte le firme da entrambi i fronti”. Per Gaetano Quagliariello, ex ministro delle Riforme e leader di Idea, “è certamente vero che il quesito del referendum costituzionale è stato stabilito dall’ufficio centrale della Corte di Cassazione, ma è altrettanto vero – ha sottolineato -che ciò è avvenuto in barba alle prescrizioni normative”. Secondo Quagliariello “al presidente Mattarella, raffinato giurista non sfuggirà che il quesito deve riguardare l’oggetto delle norme costituzionali sottoposte a variazione e non il contenuto della legge che li modifica”. L’ex ministro ha sostenuto che “la violazione della norma è evidente, la gravità delle sue conseguenze lo è ancor di più, soprattutto alla luce del titolo chiaramente propagandistico attribuito alla legge di riforma sottoposta a referendum. Presenterò immediatamente un’interpellanza urgente al ministro della Giustizia affinché, appena avrà finito di occuparsi del Grande Fratello Vip, possa interessarsi anche di questo grave vulnus democratico e adoperarsi perché vi venga posto rimedio”. Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi ha sostenuto, dal canto suo, che “avrei capito se avessero detto, Grillo e i Cinque Stelle, ‘non mi piace, cosa c’è scritto nel quesito?’. Ma in questo caso tutto risponde alla verità della riforma e non si può avere paura della verità”. Per Boschi “fare una polemica a posteriori serve solo a portare il dibattito su un altro piano” e il Movimento, ha aggiunto, “ha paura della verità”.