CALENDA, ORA NORMA ‘ANTI-SCORRERIE’. ‘NON SIAMO PIÙ FESSI DEI FRANCESI’
Sul fronte Vivendi-Mediaset, Vincent Bollore’ e Arnaud De Puyfontaine sono indagati a Milano per aggiotaggio. L’inchiesta e’ stata aperta dopo l’esposto Fininvest. ‘Nessuna accusa’, commenta Vivendi. Il titolo chiude a -3,9% in Borsa. Il ministro Calenda annuncia una norma anti-scorrerie: ‘Se compri il 5% di una societa’ devi dichiarare perche’ lo fai. Non siamo piu’ fessi dei francesi’.
Il primo azionista del colosso Vivendi Vincent Bollore’ e l’Ad Arnaud De Puyfontaine sono indagati dalla Procura di Milano con l’accusa di aggiotaggio in relazione all’operazione con la quale Vivendi ha acquistato fino al 28% di Mediaset. L’inchiesta e’ stata aperta in seguito a un esposto di Fininvest, la holding di controllo di Mediaset, sull’ipotesi di manipolazione del mercato da parte di Vivendi nell’ambito della scalata al Biscione. ‘Nessuna accusa contro i vertici’, commenta Vivendi.
Il finanziere francese Vincent Bollore’ finisce sotto inchiesta. Con lui nel mirino della Procura di Milano si ritrova l’amministratore delegato di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine. Per entrambi il reato ipotizzato e’ quello di aggiotaggio. L’inchiesta nasce a seguito di un esposto presentato dalla famiglia Berlusconi che ha denunciato il tentativo di scalata dei francesi a Mediaset. Un esposto che Vivendi ha definito in una nota “infondato e abusivo”. L’ipotesi dell’accusa e’ che Vivendi negli ultimi mesi si e’ mossa “per far scendere artificiosamente il valore del titolo di Mediaset” per poi rilanciare la scalata al Biscione “a prezzo di sconto”. La prima mossa di tutta la vicenda risale all’8 aprile 2016, giorno in cui le due societa’ firmano un accordo per lo sviluppo di nuovi progetti industriali su scala internazionale: l’intesa prevede anche lo scambio reciproco di un pacchetto di azioni pari al 3,5% tra i due gruppi e la cessione a Vivendi di Mediaset Premium. A luglio i francesi fanno saltare il banco sostenendo che i dati e le prospettive che erano stati forniti sulla pay tv del Biscione non erano veritieri: “e’ come se ci avessero invitato a cena in un ristorante a tre stelle e poi ci siamo ritrovati in un McDonald’s”, e’ la frase ormai celebra pronunciata a questo proposito da de Puyfontaine. La famiglia Berlusconi, tramite Mediaset e la controllante Fininvest, reagiscono su tutti i fronti: coinvolgono Procura, Consob, Agcom, anche se le trattative per un armistizio non mancato.
La partita piu’ delicata si gioca a Piazza Affari, dove il titolo Mediaset nei primi dieci giorni di dicembre raddoppia quasi il proprio valore salendo da 2,71 a 4,57 euro. A muoversi e’ soprattutto il colosso francese dei media che il 12 dicembre annuncia di aver superato la soglia del 3% e di puntare a diventare “il secondo maggior azionista”. Cosa che puntualmente accade con Vivendi che in poco tempo si porta al 28,8% del capitale e al 29,94% dei diritti di voto, a un soffio dalla soglia del 30% dopo la quale scatta l’obbligo di opa. Lo shopping costa ai francesi 1,3 miliardi di euro circa. Sempre nello stesso arco temporale, Fininvest rafforza la propria posizione portandosi quasi al 40% del capitale di Mediaset.
Cristallizzatasi (almeno per il momento) la situazione in Borsa, lo scontro si sposta su altri terreni: con la politica che si muove a difesa dell’italianita’ e della strategicita’ per il sistema-paese di Mediaset. Sul piano normativo sono invece in campo Consob, che ha acceso il proverbiale faro dopo il rally in Borsa, e l’Agcom per verificare se sono state violate le regole sul superamento delle quote in capo a un unico soggetto di societa’ attive nei media e nella telefonia (Vivendi e’ il primo azionista di Telecom Italia con circa il 24,5% del capitale). Con l’iniziativa della Procura di Milano adesso la guerra finisce nella aule di tribunale, anche se per il pm che coordina il pool reati economici, Fabio De Pasquale e il collega Stefano Civardi, l’iscrizione nel registro di Bollore’ e de Puyfontaine e’ una misura “a garanzia” degli stessi indagati.
L’Italia e’ pronta a difendere il suo “interesse nazionale” e per farlo mettera’ in campo, gia’ entro aprile, una norma ‘anti-scorrerie’, per impedire che chi si vuole espandere nel Belpaese lo possa fare senza dover dichiarare le sue intenzioni. Va all’attacco il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, e, pur chiarendo che non si tratta di una misura ‘anti-Bollore”, che con la sua Vivendi sta insidiando Mediaset, chiarisce che “non siamo piu’ fessi dei francesi”. Le regole vanno aggiornate per mettersi tutti sullo stesso piano, e’ in sostanza il messaggio del ministro, che ricorda come la struttura dell’intervento, che arrivera’ sotto forma di emendamento al ddl sulla concorrenza, e’ “mutuata” proprio da Parigi. La questione, dice Calenda, non e’ tanto la nazionalita’ dell’investitore, visto che e’ provato che “nel 99% dei casi l’interesse nazionale coincide con l’avere piu’ investitori stranieri” ma “come si entra in un Paese e cosa si vuole fare”. Per questo in Aula al Senato, forse gia’ la prossima settimana anche se e’ piu’ probabile la successiva, sara’ approvata una misura appunto ‘anti-scorrerie’ che “dira’ che se compri il 5% di una societa’ devi dichiarare perche’ lo stai facendo” per evitare che movimenti, magari anche ostili, possano “paralizzare la governance” delle aziende, come sta accadendo con Mediaset. L’emendamento era stato preannunciato nei giorni scorsi da uno dei relatori, Salvatore Tomaselli (Pd) ma le ultime bozze indicavano, una percentuale oltre il 10% per far scattare l’obbligo, entro i sei mesi successivi, di dichiarare gli obiettivi che si ha intenzione di perseguire. Ma le limature tecniche, e le riunioni, assicura Tomaselli, sono ancora in corso. Si tratta, ha precisato ancora Calenda, di una operazione “trasparenza” per chi acquista partecipazioni rilevanti in settori di interesse strategico per il Paese. “La risposta – ha aggiunto Calenda – non e’ mai l’italianita’ ma l’interesse nazionale”. E citando l’esempio proprio della Francia che si oppone all’operazione di Fincantieri su Stx France, il ministro ha chiarito che “non e’ che noi siamo piu’ fessi degli altri. Purtroppo stiamo andando verso una fase storica in cui tornera’ il nazionalismo economico. La risposta non e’ un nazionalismo stupido ma fare in modo di non essere preda del nazionalismo altrui”.