L’incertezza legata all’esito del referendum costituzionale e alla caduta del governo Renzi hanno portato Moody’s a tagliare le prospettive per l’Italia, portando l’outlook da ‘stabile’ a ‘negativo’. Mentre il rating per ora resta confermato a Baa2. Secondo l’agenzia internazionale, la vittoria del ‘no’ non fa altro che pesare ulteriormente sui gia’ lenti progressi in campo economico e fiscale e su una crescita economica piatta. Mps ha chiesto tempo alla Bce per chiudere l’aumento da 5 miliardi di euro. Il cda dell’istituto senese ha inviato una lettera a Francoforte chiedendo di poter far slittare al 20 gennaio il termine per la ricapitalizzazione, che si sarebbe dovuta completare entro la fine di dicembre. Piazza Affari cresce dello 0,43, positive anche le altre Borse europee.
Due delle quattro principali agenzie internazionali di rating e cioe’ Fitch e Moody’s hanno agito, dopo il referendum istituzionale e le dimissioni del premier Matteo Renzi, abbassando, da stabile a negativo, l’outlook sul debito dell’Italia. Moody’s, ieri, ha lasciato intendere che il giudizio sull’Italia potrebbe essere abbassato da ‘Baa2′ a valori inferiori, mentre Fitch, lunedi’ scorso, ha fatto lo stesso ma a partire da una classificazione, ‘Bbb+’, un gradino piu’ alta. S&P per ora prende invece tempo e ha lasciato il merito di credito dell’Italia a ‘Bbb-‘ con prospettive stabili, inferiore di un gradino a Moody’s, un gradino sopra il livello ‘junk’, o spazzatura, e due gradini sotto Fitch. Anche la canadese Dbrs, la quarta agenzia di rating al mondo, non ha modificato le sue valutazioni dopo il referendum, mantenendo la sua classificazione sull’Italia a livello ‘A’, la piu’ alta di tutte, sebbene con implicazioni negative. IL voto di Dbrs e’ particolarmente importante: l’agenzia e’ l’unica a non aver finora abbassato a ‘B’ il suo giudizio sulla solidita’ del debito italiano e questo significa che anche la Bce, che valuta i titoli di stato offerti in garanzia dalle banche in cambio di liquidita’ sempre in base al rating piu’ alto, li considera a livello ‘A’.
Moody’s, PEGGIORA L’OUTLOOK: Il rating di Moody’s resta a ‘Baa2′, due gradini sopra il livello spazzatura, mentre l’outlook passa da stabile a negativo. Ieri l’agenzia, indicando “progressi lenti ed esitanti” sul fronte delle riforme economiche e fiscali in Italia, ha osservato come le attese, su questo fronte, siano “ulteriormente peggiorate” con la vittoria del No al referendum costituzionale di domenica scorsa. Come risultato vi sono rischi “in aumento” sul rinvio del taglio del debito a causa, spiega Moody’s, “di prospettive di crescita deboli nel medio termine”. Sul capitolo banche Moody’s vede un fattore notevole di rischio e ritiene che il sistema, senza una significativa ricapitalizzazione, potrebbe entrare ancora di piu’ in difficolta’. – STANDARD & POOR’S, PER ORA NESSUN IMPATTO: L’esito del referendum “non avra’ impatto per ora” sul rating sovrano dell’Italia. Lo sostiene una nota, inviata lunedi’ scorso da S&P Global Ratings, che dunque conferma la valutazione ‘BBB-‘ che mantiene dal maggio 2014. La riforma costituzionale, secondo l’agenzia “avrebbe avuto effetti benefici dal punto di vista della stabilita’ politica”. Tuttavia “l’esito negativo del referendum non avra’ un impatto immediato sul rating perche’ non implica cambiamenti a breve nelle politiche economiche e di bilancio del paese”. Secondo S&P il sistema parlamentare bicamerale, che il referendum avrebbe modificato, “non ha impedito all’amministrazione del premier Matteo Renzi di legiferare e implementare diverse riforme strutturali da quando si e’ insediato nel 2014, nonostante la ridotta maggioranza parlamentare e una dura opposizione, che ha riguardato la stessa coalizione di governo. Le riforme includono quelle del mercato del lavoro, dell’educazione e del settore bancario”.
FITCH, L’INCERTEZZA NON PAGA: La vittoria dei ‘No’ al referendum costituzionale, spiega l’agenzia in una nota diffusa lunedi’ scorso, “aumenta l’incertezza politica” ma non prelude nell’immediato a un abbassamento del rating sul debito italiano. Fitch tuttavia rivede al ribasso, da stabile a negativo, l’outlook, L’agenzia considera come scenario piu’ probabile la nomina di un governo tecnico che modifichi la legge elettorale, pur non escludendo elezioni anticipate che, con l’attuale sistema, potrebbero portare a una vittoria del Movimento Cinque Stelle. Un eventuale segno di potenziale effetto contagio legato al referendum, prosegue Fitch, avrebbe un impatto negativo sui piani di ricapitalizzazione di alcune banche, in particolare Mps e Unicredit, perche’ “indebolirebbe ulteriormente la volonta’ degli investitori istituzionali di fornire fondi e capitale al sistema bancario nel suo complesso”. “Una volatilita’ economica protratta porrebbe in stallo la politica economica e gli sforzi di riforma per aumentare la competitivita’ dell’Italia e affrontare le debolezze nel settore bancario”, aggiunge Fitch, “un governo temporaneo o indebolito potrebbe essere meno in grado di rispondere a inattesi shock economici e aumenterebbe i rischi legati alle nostre stime di crescita”. – DBRS, L’ULTIMA A: Finora e’ la piu’ generosa tra le agenzie internazionali di rating e da marzo ci assegna una valutazione ‘A’. Lo scorso 5 agosto ha rivisto al ribasso l’outlook, portandolo da stabile a negativo, per l’incertezza sull’esito del referendum costituzionale e le pressioni sul nostro sistema bancario. Dopo la vittoria del No e le dimissioni di Renzi, martedi’ scorso, ha preferito non pronunciarsi ancora, definendo pero’ “fragile” la situazione per l’Italia e per le sue banche. Secondo Dbrs, l’addio di Renzi non fermera’ la crescita dell’economia italiana ma rallentera’ le riforme e potrebbe bloccare la ricapitalizzazione delle banche, con ripercussioni negative sui crediti in sofferenza.