La politica di bilancio italiana ‘e’ appropriata, a condizione che il margine di manovra sia utilizzato per sostenere politiche di crescita’. Lo afferma l’Ocse nel Rapporto economico sull’Italia, secondo cui l’economia italiana crescera’ nel 2017 ad un tasso dell’1%, confermata nel 2018. La previsione e’ stata rivista al rialzo per l’anno in corso. Il deficit dovrebbe attestarsi al 2,3% nel 2017 e al 2,2% nel 2018. Nello stesso biennio, dovrebbe scendere anche il debito. Per l’Ocse, l’economia italiana e’ in via di ripresa: a migliorare la situazione hanno contribuito le riforme strutturali, le politiche monetarie e di bilancio.
L’economia italiana “è in ripresa dopo una lunga e profonda recessione”, ma “la ripresa è debole e la produttività continua a diminuire”. Nel Rapporto economico sulla situazione dell’Italia diffuso oggi, l’Ocse rileva i progressi compiuti dall’economia nazionale, pur segnalando quelle che sono le criticità in prospettiva futura. “Le importanti riforme di questi ultimi anni iniziano a dare buoni risultati. L’economia si sta gradualmente riprendendo, ma rimangono ancora complessi problemi da affrontare. Per aumentare il benessere di tutti gli italiani, è essenziale che il processo di riforme prosegua e che le nuove misure siano attuate pienamente ed efficacemente”, ha spiegato il segretario generale Angel Gurría, indicando le quattro sfide principali che il Paese deve affrontare: la crescita della produttività e degli investimenti, il risanamento del sistema bancario, il sostegno all’occupazione insieme al miglioramento delle competenze e la riduzione della povertà in particolare tra i giovani, il cui reddito ha registrato la maggiore diminuzione a partire dalla crisi. A fronte di una crescita del Pil stimata allo 0,9% per il 2016, l’Ocse vede per l’Italia un’espansione economica al ritmo dell’1% sia per il 2017 per il 2018. Con il deficit che dovrebbe attestarsi al 2,3% del prodotto interno lordo nell’anno in corso per scendere al 2,2% in quello successivo. Questo, però, senza però considerare l’aggiustamento di bilancio chiesto dalla Commissione Ue. Se la stima sul Pil conferma quella proposta ieri dall’Istat per l’anno appena trascorso, le cifre relative al deficit arrivano poco dopo le rilevazioni della Banca d’Italia, che ha segnalato un aumento del debito pubblico pari a 45 miliardi di euro, sempre in riferimento al 2016. “Il debito pubblico si è stabilizzato ma rimane elevato e la sua riduzione resta una priorità per le finanze italiane che restano vulnerabili agli aumenti dei tassi di interesse”, ha rimarcato Gurría presentando lo studio a Roma, “la spesa pubblica deve essere ulteriormente priorizzata e l’evasione fiscale resta il tallone d’Achille”. “La politica di bilancio del Paese è appropriata, a condizione che il margine di manovra disponibile in materia di bilancio sia utilizzato per sostenere politiche che consentano di ottenere una crescita più rapida e sostenibile”, si legge nel Rapporto dell’Ocse, che in sostanza promuove diverse riforme varate dal precedente governo. Il Jobs Act, ad esempio, che insieme agli esoneri dai contributi sociali avrebbe concorso “a migliorare il mercato del lavoro e ad aumentare l’occupazione”. Ma anche la Buona Scuola, che “può migliorare radicalmente il sistema scolastico”. Secondo l’Organizzazione, in definitiva, “il processo di riforme strutturali deve essere portato avanti se l’Italia vuole costruire una società più inclusiva e migliorare le prospettive di crescita”. Questo anche a prescindere dal “clima di incertezza politica”, aumentato in seguito alla bocciatura della riforma costituzionale certificata dal voto referendario di dicembre. Se per quanto riguarda la pubblica amministrazione le “questioni fondamentali” rilevati dall’Ocse sono quelle relative a “un processo legislativo troppo lungo e complesso” e a “una sovrapposizione dei compiti tra il governo centrale e gli enti locali, in particolar modo per i settori di rilevanza nazionale”, in merito all’efficientamento del settore bancario l’organizzazione segnala come vi sia “un vasto margine d’azione” legato alla riduzione del numero di sportelli presenti sul territorio. Sempre in tema di banche, infine, una precisa raccomandazione è quella che interessa le fondazioni. “Se si vogliono migliorare le prestazioni del sistema bancario è essenziale vigilare sul corretto comportamento delle fondazioni bancarie e limitare la loro influenza sulle singole banche, obbligandole a diversificare il loro portafoglio”, scrive l’Ocse, spiegando che “le fondazioni spesso fungono da collegamento tra le banche e gli enti locali, introducendo distorsioni nel sistema di prestiti e influenzando le decisioni dei dirigenti delle banche”.