DOMBROVSKIS: ALTRE MISURE DA 10,25MLD. ARRIVA EMENDAMENTO
La Commissione Ue ha deciso di non avviare la procedura per debito eccessivo nei confronti dell’Italia, ma potra’ tornare sulla questione a gennaio, se le misure negoziate da Roma con Bruxelles non saranno approvate in Parlamento. Dombrovskis: le misure addizionali trovate dall’ Italia ammontano a 10,25 miliardi. Moscovici: ha vinto il dialogo rispetto allo scontro. La decisione dei commissari era attesa, dopo che Conte aveva scritto a Bruxelles per illustrare la nuova proposta sulla legge di bilancio. In commissione bilancio arriva l’emendamento che recepisce l’esito della trattativa con l’Ue. Altola’ dei sindacati: senza un confronto ci sara’ una mobilitazione. Bene Borsa Milano e spread.
Ci sono state voci inizialmente contrarie, oggi alla riunione del collegio dei commissari europei, alla linea poi decisa di non avviare una procedura per deficit eccessivo a carico dell’Italia. A quanto si apprende a Bruxelles, i soliti “falchi” dell’esecutivo comunitario avrebbero preferito un atteggiamento punitivo (solitamente su questo versante vengono annoverati il tedesco Gunter Oettinger, reponsabile del Bilancio, e il finlandese Jyrki Katainen, vicepresidente e responsabile di crescita e lavoro). Ma nonostante queste resistenze, dopo l’accordo tecnico sulla Manovra di Bilancio, che è stata consistentemente modificata dal governo, ha prevalso la linea di non mandare avanti la procedura (per ora). La decisione, come avviene da molti anni, è stata raggiunta per “consensus”, senza un voto nominale. E a guidare il fronte delle colombe sono stati il presidente Jean-Clude Juncker, che nonostante si sia reso anch’egli protagonista di scambi polemici nei mesi passati con l’esecutivo giallo verde (come del resto anche con governi precedenti), ha sempre spinto per la linea negoziale, e il francese Pierre Moscovici, responsabile degli Affari economici che a dispetto anche lui di ripetuti scambi ruvidi con i due vicepremier italiani, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, ha sempre cercato l’accordo invocando la flessibilità e l’intelligenza delle regole Ue, ma anche la necessità di rispettarle. E sempre tra le colombe si è inserito (e forse anche questo ha avuto il suo peso) anche il vicepresidente lettone, Valdis Dombrovskis, responsabile sui conti pubblici e spesso catalogato più nella categoria dei falchi. Raggiunto l’accordo con l’Italia invece poi lo ha difeso anche lui con forza davanti al collegio dei commissari.