L’Ordine dei giornalisti lombardi ha avviato l’iter per la trasmissione al Consiglio di disciplina territoriale del file audio registrato dal portavoce del presidente del Consiglio, Rocco Casalino, nell’esercizio delle sue funzioni e destinato a un giornalista. Ne dà notizia il presidente dell’Ogl, Alessandro Galimberti. Il Consiglio di disciplina territoriale, ha spiegato il presidente dell’Ordine lombardo, dovrà verificare, nell’ambito dell’autonomia riconosciutagli dalla legge 138/2011, se le dichiarazioni del giornalista professionista Casalino, il loro tenore e l’uso del linguaggio siano pertinenti, continenti e compatibili con gli articoli 2 e 11 della legge professionale 69/1963.
Gli esponenti dei Verdi Angelo Bonelli e Francesco Maria Alemanni hanno presentato, come spiega una nota del partito, un esposto-denuncia indirizzato al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma, Giuseppe Pignatone in merito all’audio circolato sabato 22 settembre in cui Rocco Casalino, portavoce del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dice testualmente che ‘nel Movimento è pronta una mega vendetta, cioè c’è chi giura che se poi all’ultimo non dovessero uscir fuori i soldi per il reddito di cittadinanza, tutto il 2019 sarà dedicato a far fuori una marea di gente del Mef. Non ce ne fregherà veramente niente, ci sarà veramente una cosa coi coltelli, proprio, eh?'”. Nella nota dei Verdi viene trascritto tutto il contenuto dell’audio (tra cui la frase, “‘e quindi se per caso, ma noi crediamo che tutto andrà liscio, ma se per caso dovesse venir fuori che all’ultimo ci dicono I soldi non li abbiamo trovati, nel 2019 ci dedicheremo soltanto, ci concentreremo a far fuori tutti questi pezzi di merda del ministero dell’Economia”) e in particolar modo Bonelli e Alemanni chiedono “di verificare se nelle condotte sopra indicate si possano ravvisare reati, visto che l’articolo 336 del Codice penale prevede che ‘Chiunque usa violenza o minaccia a un pubblico ufficiale [c.p. 357] o ad un incaricato di un pubblico servizio [c.p. 358], per costringerlo a fare un atto contrario ai propri doveri, o ad omettere un atto dell’ufficio o del servizio, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni [c.p. 29, 32; c.p.p. 7]”. “La pena è della reclusione fino a tre anni, se il fatto è commesso per costringere alcuna delle persone anzidette a compiere un atto del proprio ufficio o servizio, o per influire, comunque, su di essa”, concludono i due esponenti dei Verdi.