Prima la Ragioneria generale dello Stato poi Tito Boeri. Il messaggio e’ sempre lo stesso: guai a toccare il meccanismo che prevede l’aumento dell’eta’ pensionabile. Per il presidente dell’Inps, Tito Boeri “e’ pericolosissimo toccare il meccanismo” dell’adeguamento delle pensioni alle aspettative di vita, “perche’ puo’ avere sia effetti in avanti che all’indietro”.
Il fronte favorevole e quello contrario all’aumento dell’eta’ pensionabile reagiscono all’allarme sui conti lanciato dalla Ragioneria. “E’ pericolosissimo toccare” il meccanismo che alza a 67 anni l’asticella per l’uscita, avverte il presidente dell’Istituto, Tito Boeri, sempre piu’ convinto dei rischi di un intervento volto a congelare gli scatti, anche perche’, avverte, “le pensioni sarebbero piu’ basse” e poco potranno fare i lavoratori, in primis i “piu’ deboli”, visto che saranno le imprese stesse a “spingerli a ritirarsi prima”. Di parere opposto Cgil, Cisl e Uil, tanto che nel sindacato c’e’ giudica da “cartellino rosso” la mossa dalla Ragioneria.
Per Boeri si innescherebbe una spirale che scontenterebbe tutti: le generazioni passate, che hanno subito gli scalini, e quelle future, che si dovrebbero accollare i costi dell’operazione. Quanti si sono visti alzare “l’eta’ pensionabile di quattro mesi nel 2016, o prima ancora, di tre mesi nel 2013, direbbero: ma perche’ noi abbiamo dovuto pagare?”, spiega il numero uno dell’Inps al Gr1 Rai. Secondo le stime dell’Istituto, ricorda Boeri, bloccare l’adeguamento automatico dell’eta’ costerebbe “141 miliardi di euro”, da qui fino al 2035. Cifre che confermano le preoccupazioni della Ragioneria, secondo cui “l’adeguatezza delle prestazioni e la sostenibilita’ finanziaria costituiscono due facce di una stessa medaglia”. E dato il funzionamento del regime contributivo, gia’ con le regole attuali gli assegni sono destinati ad abbassarsi. Una riduzione che per la Ragioneria “sarebbe risultata di gran lunga superiore in assenza degli aumenti dei requisiti di acceso”. Infatti, a parita’ di anzianita’ il tasso di sostituzione netto, che misura quanto dello stipendio si tramuta in pensione, si ridurrebbe dall’84,3% del 2010 a un minimo del 69,3% nel 2040, stando allo scenario dalla Ragioneria. Ma se si esce per ‘vecchiaia’ allora il divario scompare. Intanto pero’ l’eta’ avrebbe superato i 70 anni.
Le tesi non convincono i sindacati, che riscontrano un problema di merito ma anche di metodo: “L’intervento della Ragioneria dello Stato e’ del tutto inopportuno perche’ ad essa spetta il compito di vigilare sull’affidabilita’ dei conti dello Stato, non di intervenire sulle scelte politiche”, dice la Cgil. Sulla stessa linea la Uil: “non e’ sua competenza intervenire in materia”. La Cisl fa notare come almeno il “rinvio” dell’adeguamento dell’eta’ abbia trovato “un consenso trasversale anche nelle forze parlamentari”.
Cesare Damiano del Pd, parla di “intervento a gambina tesa” da parte della Ragioneria, perché “nessuno ha mai chiesto di cancellare del tutto il meccanismo”. Molto più semplicemente, Damiano ed un altro ex ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, hanno chiesto di studiare un metodo che rallenti l’aumento dell’età della pensione. Boeri, intervenuto invece a “gambona tesa” avrebbe usato “numeri campati in aria” parlando dei 141 miliardi di perdite, ha spiegato Damiano al ‘Corriere’.In effetti si tratta di stime che partono dalla premessa che la perdita al sistema previdenziale è di 1,2 miliardi all’anno in caso di mancato adeguamento, anche se “dipende dal tipo di confronto che facciamo”, sottolinea Damiano, che attacca: “Con le ultime riforme delle pensioni, tra il 2004 e il 2015, lo Stato risparmierà 900 miliardi di euro”. Ad ogni modo, prosegue il deputato Pd, che alla Camera è presidente della Commissione Lavoro, la stessa Ragioneria ha sottolineato che “in ogni caso l’età della pensione salirà a 67 anni a partire dal 2021”, e questo è una “clausola di salvaguardia richiesta dalla Commissione europea e della Bce”.