SIRIA, IN VIGORE CESSATE FUOCO CONCORDATO DA USA E RUSSIA
Il primo ministro iracheno Haidar al Abadi e’ arrivato ieri a Mosul per proclamare la ”vittoria” sull’Isis, riconquistata dopo tre anni, da quando nell’estate del 2014 l’esercito iracheno si diede alla fuga, consentendo alle milizie di Abu Bakr al Baghdadi di occupare in pochi giorni la seconda citta’ e e quasi l’intero nord del Paese. Intanto, sul versante siriano della guerra che sconvolge la regione, e’ entrato ieri in vigore il cessate il fuoco nel sud-ovest concordato tra Usa e Russia. Donald Trump ha twittato il suo entusiasmo: ”Abbiamo negoziato un cessate il fuoco che salvera’ vite umane, ora e’ tempo di andare avanti e di lavorare in modo costruttivo con la Russia”.
“Premier Heider Al Abadi annuncia la liberazione diMosul. Una sconfitta decisiva per Daesh. Impegno italiano per stabilizzare Iraq continua”. Cosi’ in un tweet il premier Paolo Gentiloni.
“Mosul libera. Altro duro colpo per Daesh. Stabilità Iraq fondamentale per la sicurezza e il futuro del mondo intero”. Lo scrive su Twitter il ministro degli Esteri Angelino Alfano.
Mosul, 300 chilometri a nord di Baghdad e con un milione e mezzo di abitanti, e’ la seconda citta’ dell’Iraq. Il 29 giugno 2014 Abu Bakr Baghdadi dichiaro’ da quella citta’ al mondo di essere il leader di un territorio compreso tra il nord della Siria e il nord dell’Iraq e conquistato dall’Isis. Per liberarla sono serviti quasi nove mesi di battaglia. La citta’ e’ cruciale dal punto di vista strategico: in Iraq era l’ultimo grande centro ancora sotto il controllo jihadista nel Paese e vicina alla Siria. Le sue dimensioni ne hanno reso piu’ difficile la liberazione rispetto ad altre citta’ come Falluja o Ramadi che erano quattro o cinque volte piu’ piccole. Mosul e’ a stragrande maggioranza sunnita, proprio come i miliziani dell’Isis, mentre il governo e l’esercito iracheno sono prevalentemente sciiti. Tra l’altro vi vivono 7.000 ex ufficiali delle forze armate di Saddam Hussein e altri 100.000 ex militari, molti dei quali furono cacciati nel processo di ‘de-baathificazione’ (da Baath, il nome del partito di Saddam, ndr) avviato dopo l’invasione americana nel 2003 e che quindi si sono almeno in parte schierati con le forze del Califfato. I lunghi preparativi per la riconquista hanno dovuto tenere conto dell’aspetto militare ma anche di quello umanitario: secondo le autorita’ irachene, da ottobre 2016, inizio dell’operazione, sono fuggiti da Mosulpiu’ di 650.000 persone. Dopo la riconquista della parte est, la prima a cadere, sono tornate a casa circa 140.000 persone. Negli ultimi giorni, le forze irachene sono avanzate dentro la Citta’ Vecchia, l’ultima sacca ancora rimasta sotto il controllo dei jihadisti. La citta’ e’ divisa dal Tigri e il governo di Baghdad ha annunciato la liberazione della meta’ orientale della citta’ nel gennaio del 2017. Un mese dopo e’ cominciata la grande offensiva finale, ma la riconquista della zona sulla riva destra del fiume, in cui si intrecciano vicoli e strette stradine, si e’ rivelata piu’ complicata.