RESTANO CRITICITA’, DUBBI SU POTERE PREMIER ESCLUDERE SOCIETA’
Parere favorevole con osservazioni dal Consiglio di Stato sul decreto correttivo del testo unico sulle partecipate, predisposto dopo i rilievi mossi dalla Corte Costituzionale. Secondo il Consiglio di Stato il decreto correttivo non dovrebbe limitarsi ad attuare la sentenza della Consulta, ma introdurre modifiche necessarie per risolvere incertezze e far funzionare le norme originarie. Invece, il monitoraggio delle problematiche emerse risulta carente. Inoltre perdura la ‘criticita’ di attribuire al Presidente del Consiglio dei Ministri il potere di escludere singole societa’ dall’applicazione della riforma, con semplice provvedimento amministrativo’ ed ancor di piu’ ‘di estendere tale potere derogatorio ai Presidenti delle Regioni’.
Il Consiglio di Stato ha espresso “parere favorevole con osservazioni sullo schema del decreto correttivo al testo unico sulle società a partecipazione pubblica”. Bene prevedere l’intesa delle Regioni ma rilievi sul potere del Premier e dei governatori di escludere società dall’applicazione della riforma.
Il decreto correttivo prevede, correttamente, che “l’intesa delle Regioni possa sanare tutte le disposizioni già vigenti, con effetti retroattivi, sì da assicurare la certezza dei rapporti in corso” in attuazione della sentenza della Consulta che nel novembre scorso aveva dichiarato incostituzionale la legge Madia perché su alcuni decreti (come quello sulla società partecipate non prevedeva l’ ‘intesa’ con le Regioni, ma soltanto il loro ‘parere'”. Nel merito del provvedimento, il Consiglio di Stato afferma che “il decreto correttivo non dovrebbe limitarsi ad attuare la sentenza della Corte costituzionale, ma anche introdurre tutte le modifiche necessarie per risolvere incertezze e per far funzionare, nella pratica, le norme originarie. Invece, il monitoraggio delle problematiche emerse dopo l’entrata in vigore della riforma risulta carente”. Tra i vari rilievi, si segnalano, in particolare, “la perdurante criticità, evidenziata già con il primo parere sullo schema di testo unico, di attribuire al Presidente del Consiglio dei Ministri il potere di escludere singole società dall’applicazione della riforma, con semplice provvedimento amministrativo, con possibile violazione del principio di legalità e dubbio fondamento nella legge di delega”. Ed inoltre, “la ancor più grave criticità di estendere, con il correttivo, tale potere derogatorio anche ai Presidenti delle Regioni, perché ciò consentirebbe a un’autorità regionale di derogare, con suo provvedimento, a una disciplina statale generale propria dell’ordinamento civile”.
Il Consiglio di Stato ritiene inoltre che ci sia “incertezza sul riparto tra giudice civile e giudice contabile sulla responsabilità degli amministratori delle società partecipate” a tal proposito “propone di distinguere con maggiore chiarezza per evitare possibili sovrapposizioni”. Il parere del Consiglio di Stato “fornisce indicazioni non soltanto sulle norme del correttivo, ma anche sulle norme del testo unico che non vengono modificate dallo schema e che, invece, – si legge nel comunicato di Palazzo Spada – richiederebbero un intervento alla luce delle incertezze emerse nella prassi, o delle disfunzioni già segnalate dal parere sullo schema originario e ancora attuali”. Un altro rilievo riguarda “l’esigenza di rendere effettivo il principio di ‘fallibilità’ delle società pubbliche, raccordandone la disciplina con la norma del Testo unico che impone alle amministrazioni locali partecipanti di accantonare nel bilancio un importo pari al risultato negativo non immediatamente ripianato delle società in house, misura che ‘negherebbe in radice la possibilità per le società in house di fallire’ e che potrebbe risolversi anche in un indebito aiuto di Stato”. I magistrati di Palazzo Spada rimarcano ancora “la necessità di pervenire ad una riunificazione della disciplina in tema di enti in house (oggi collocata, con qualche difformità, sia nel Testo unico sulle società partecipate sia nel codice dei contratti pubblici) e di chiarirne alcuni aspetti, tra cui la modalità di scelta del socio privato.
Inoltre, i giudici di Palazzo Spada raccomandano “l’opportunità di specificare l’applicabilità del codice dei contratti pubblici anche agli acquisti di beni e servizi da parte delle società pubbliche”. Infine, nel parere del Cds si sottolinea “l’importanza ‘cruciale’ del ruolo del Ministero (e, in prospettiva, delle Regioni) contro le elusioni dalla riforma, su cui andrebbero irrobustiti i poteri di intervento, e della fase transitoria di razionalizzazione delle partecipazioni pubbliche attuali entro il 30 giugno 2017”. Il Consiglio di Stato sottolinea “la grande rilevanza di queste disposizioni per l’effettivo successo dell’intera riforma”, per le quali “andrebbe ulteriormente rafforzata, con particolare riferimento all’operazione in questione, la funzione di controllo e monitoraggio”. Le indicazioni fornite da Palazzo Spada sullo schema del decreto correttivo sulle partecipate giungono quanto mai opportune e utili visto che l’intesa sulla riforma delle partecipate sarà discussa in Conferenza Unificata nei prossimi giorni