Almeno 53 morti per quattro attacchi con autobomba stamani in regioni siriane controllate dai governativi: due ordigni sono esplosi a Tartus, sulla costa, un altro vicino Homs, nel centro del Paese, e un quarto a Sabbura, tra Damasco e il confine con il Libano. L’Isis ha rivendicato il raid suicida compiuto nel nord-est. E intanto al G20 non si raggiunge un’intesa fra Mosca e Washington, divergenze a partire dal cessate il fuoco.
Lo Stato islamico (Is) ha rivendicato la serie di attentati che hanno colpito oggi varie località della SIRIA. Diverse esplosioni si sono verificate contemporaneamente in aree sotto il controllo governativo a Homs, Tartous, nel Rif di Damasco e in quelle sotto il controllo delle Unità di protezione curde (Ypg) nelle città nordorientali di al-Hasakah e al-Qamishli, con un bilancio di almeno 53 vittime. L’agenzia di stampa legata all’Is ‘Amaq’ ha fatto sapere che tutte le operazioni hanno la firma dell’organizzazione jihadista. A Saboura, nel Rif occidentale di Damasco, un miliziano si è fatto esplodere con un’autobomba presso un check-point del regime. A Homs un altro kamikaze ha preso di mira un check-point governativo all’ingresso del quartiere di al-Zahra.
A Tartous gli attentati kamikaze sono stati tre, tutti con autobomba: la prima contro un check-point presso il ponte Arzouna e le altre due contro le forze di sicurezza accorse sul luogo della prima esplosione, causando decine di morti e feriti, come precisa l’agenzia ‘Amaq’. Ad al-Hasakah, un kamikaze con la cintura esplosiva si è fatto saltare in aria presso un check-point delle forze di sicurezza curde ‘Asaysh’ nel quartiere di al-Masaken causando 15 morti e feriti, mentre nella città di al-Qamishli un ordigno è stato fatto esplodere in mezzo a una pattuglia delle Ypg curde lungo la via Corniche con un bilancio di sette morti e feriti. Stando alle informazioni diffuse dal regime e dagli attivisti, le vittime sono oltre 50, la maggior parte delle quali a Tartous, dove si contano più di 38 morti tra cui civili.