Alta tensione nel Pd in vista del referendum. Appelli all’unita’ dai capigruppo Rosato e Zanda, ma la minoranza scalpita. “L’unita’ non puo’ essere un feticcio da evocare, ma il prodotto di un processo politico da compiere affrontando i nodi che vanno sciolti e senza continuare a nascondere la testa sotto la sabbia”, afferma il senatore della minoranza Pd Miguel Gotor che invoca la modifica dell’Italicum prima del voto altrimenti “si votera’ No”. “Il Pd e’ per votare si’ al referendum”, dichiara il presidente della commissione Bilancio Francesco Boccia.
E’ scontro aperto nel Pd sul referendum costituzionale, agli attacchi della minoranza che minaccia di votare no se non ci saranno modifiche all’Italicum replicano il vice-segretario Lorenzo Guerini e i capigruppo in Parlamento Luigi Zanda e Ettore Rosato. Toni soft, dai renziani, ma di fatto nessuna vera apertura, se non una generica “disponibilità al confronto”. Perché, è la convinzione, l’affondo della minoranza è strumentale e nessuna iniziativa basterebbe a farli tornare indietro. Sull’Unità, Guerini offre “disponibilità al confronto”, ma avverte: “Basta ultimatum”. Per il numero due del partito legare la legge elettorale al referendum costituzionale è “una forzatura” tutti dovrebbero essere “realisti” e ricordare che sia Fi che M5s finora hanno chiuso la porta a ogni correzione della legge elettorale. Sul Corriere della Sera, poi, è Ettore Rosato a chiedere “coerenza e senso di responsabilità a chi la riforma costituzionale l’ha già votata”. E’ questo il punto centrale, per i renzini, la prova che la minoranza ha una posizione strumentale. Come dice Angelo Rughetti “quando si votò la riforma della Costituzione l’Italicum era già legge”, e il famigerato “Combinato disposto”, ovvero la somma di riforma della Costituzione e nuova legge elettorale “viveva e lottava con noi”. Eppure la riforma della Costituzione è passata “con i voti di 9 dei 10 parlamentari per il no e con quelli della minoranza interna”. Insomma, se davvero il problema fosse l’abbinamento alla legge elettorale, avrebbero dovuto votare no alla riforma anche in Parlamento, è il ragionamento. Quindi, su Repubblica, Luigi Zanda ribadisce che al momento non ci sono i numeri per cambiare l’Italicum. Se ne discuta, si provi a trovare una soluzione, ma non si può proporre di tornare al Mattarellum sapendo che “questa ipotesi ha solo il favore del Pd: riproporla senza espliciti ripensamenti di altre forze politiche sarebbe sterile”.