La risalita dell’economia e’ modesta e ci sono rischi di instabilita’. Secondo l’Ufficio studi di Confindustria, con la Brexit il rallentamento si estende e tra le cause, ci sono anche il referendum costituzionale e le elezioni Usa. ‘Se il referendum fallisse, si potrebbe interrompere il recupero intrapreso e far ricadere l’economia italiana in recessione’. Brunetta ribatte: ‘Questo non e’ un ufficio studi ma MinCulPop’.
Se l’Italia dice NO alla #RiformaCostituzionale previsioni in calo e ripresa a rischio #CSC. Cosi’ sull’account twitter su alcuni dati diffusi oggi dal centro studi di Confindustria. Secondo il Csc, infatti, rispetto alle previsioni si avrebbe il Paese in recessione a partire dal 2017, con, nell’arco di 3 anni, un -4% di pil, -17% investimenti, -600 mila posti di lavoro e +430 mila poveri.
La vittoria del No al referendum costituzionale causerebbe un “caos politico” e lo scenario economico interno “sarebbe caratterizzato da cinque eventi ciascuno dei quali foriero di recessione”, E’ quanto ritiene il centro studi di Confindustria. Tra gli effetti “l’aumento dei rendimenti che l’Italia deve pagare per piazzare sul mercato i titolo del debito pubblico; difficolta’ nell’effettuare le aste con le quali il Tesoro emette i titolo di Stato; la fuga di capitali dal Paese, sia esteri che italiani; la caduta di fiducia di famiglie e imprese per l’aumento dell’incertezza riguardo lo scenario economico, infine il cambio dell’euro che potrebbe svalutarsi se i capitali in uscita dall’Italia abbandonassero anche l’area euro. L’effetto complessivo della vittoria del No, secondo Csc, e’ quantificato per il triennio 2017-2019 con il Pil che cala dello 0,7% nel 2017 e dell’1,2% nel 2018, salendo dello 0,2% nel 2019.
“L’ufficio studi di CONFINDUSTRIA, nel fare le nuove stime sull’economia italiana, afferma che il fallimento del referendum costituzionale ‘potrebbe interrompere il recupero intrapreso e far ricadere l’economia italiana in recessione’. I burocrati dell’ufficio studi di CONFINDUSTRIA non sanno quello che dicono e usano da disperati l’arma finale del ricatto con scorrettezza assurda nei confronti dei cittadini, nei confronti delle imprese, nei confronti del Paese, e del buon senso”. Lo dice in una nota il presidente dei deputati di Fi, Renato Brunetta. “on è questa la funzione dell’ufficio studi del sindacato dei datori di lavoro. Rispettino la politica, rispettino le istituzioni, rispettino la democrazia. Questo non è ufficio studi ma -avverte- MinCulPop”.