Il referendum si vince coi voti di destra e chi non li prende resta minoranza, afferma Renzi. E si dice disposto anche a cambiare l’Italicum per far vincere il si’. Poi attacca D’Alema: e’ esperto di lotte fratricide, chiedete a Prodi e Veltroni.
Per quanto riguarda l’Italicum, il presidente del Consiglio Matteo Renzi, dal palco del teatro Obihall di Firenze, ricorda che, sarebbe “pronto a cambiarlo, perche’ le riforme costituzionali sono piu’ importanti”. Renzi ha poi aggiunto: “La mia carriera personale e’ meno importante del referendum“.
Circa un’ora, tanto e’ durato l’intervento di Matteo Renzi all’Obihall di Firenze dove il premier ha aperto ufficialmente la campagna per il Si’ al Referendum. Davanti a un migliaio di persone, il Premier ha puntato la prima parte del suo intervento sul ricordo della campagna per le primarie del 2008, quella per sindaco a Firenze. In platea anche qualche sedia vuota, mentre prima dell’arrivo di Renzi, i militanti ne avevano anche tolte alcune file. Davanti a parlamentari, al sindaco Dario Nardella, alla moglie Agnese che ha citato anche nell’intervento, Renzi si e’ rivolto quindi al pubblico: “bisogna attrezzarsi un po’ meglio di quanto fatto fino ad oggi. Non si puo’ essere troppo rilassati” perche’ “non e’ detto…”, ha detto.
Se vince il ‘no’ al Referendum costituzionale “per i prossimi 20 anni in qualsiasi aula del Parlamento col bicameralismo paritario si dira’, ‘Come possiamo noi andare contro il giudizio dei cittadini che hanno votato no?’. Voi sorridete ma sara’ cosi’, e deve esser chiaro”.
“Adesso ci giochiamo tutto. E la partita non riguarda solo me, ma tutti voi. Io ho combinato un bel pasticcio all’inizio, perche’ convinto, come lo sono ancora, di dover dare un messaggio di coinvolgimento, ho permesso agli altri di giocare la carta della lotta totale al governo. Non sono io ad aver personalizzato il REFERENDUM, ma ho dato agli altri l’occasione di attaccare”.
Seduto in prima fila nella platea dell’Obihall c’è il disegnatore satirico Sergio Staino, neo direttore dell’Unità. Tra gli altri presenti il sindaco di Firenze, Dario Nardella, il presidente del Consiglio regionale della Toscana, Eugenio Giani, il segretario del Pd toscano Dario Parrini, il sindaco di Prato, Matteo Biffoni, i parlamentari Pd Francesco Bonifazi e Federico Gelli, l’assessore regionale alla sanità della Toscana, Stefania Saccardi.
“Abbiamo avuto 63 governi in 70 anni, un gatto in autostrada dura di più”. Così il premier Matteo Renzi parlando del superamento del bicameralismo paritario proposto nella riforma costituzionale. “Il nostro governo, e io sono consapevole dei miei limiti, è durato più di tantissimi presidenti del Consiglio a cui io non sono degno nemmeno di legare i sandali”. “E’ impressionante che vi siano stati tanti cambiamenti, che poi provocano reazioni perché quando vai a livello internazionale e tutti gli anni cambia il presidente o il ministro perdi credibilità. Allora – ha aggiunto – noi abbiamo un’idea di maggiore stabilità del governo, non è una scelta che riduce la democrazia, è una scelta normale di tutti i paesi civili”.
“Otto anni fa non ci credeva nessuno. Ci avevano convinti che il cambiamento non sarebbe stato possibile. Abbiamo avuto il coraggio di rischiare a Firenze ma in questi 8 anni ho sempre sentito di non essere da solo. Non so per quanto durerà, non so fino a quando toccherà a noi, ma se tocca a noi, tocca cambiare. Nei prossimi due mesi io girerò l’Italia ma toccherà a voi” fare dei passi. “In questi due mesi bisogna tentare di restituire la speranza all’Italia. Cara Italia, vuoi cambiare davvero? Questo lo slogan che abbiamo scelto”. Con queste parole il segretario del Pd Matteo Renzi ha concluso il suo intervento all’ObiHall di Firenze per lanciare simbolicamente la campagna referendaria a sostegno del Sì.
Poco prima Matteo Renzi nella sua tappa a Perugia per la campagna elettorale in vista del 4 dicembre aveva ribadito l’apertura alle modifiche del sistema di voto rivolgendosi anche e forse soprattutto a quel centrodestra che ha deciso per il no alle riforme “in maniera incomprensibile”. Esclude la Lega, ma sulle altre forze l’ex presidente del Consiglio auspica un ravvedimento e si dice al tempo stesso disponibile al dialogo sulla legge elettorale. Infine il presidente del Consiglio si rivolge al suo partito: “Il referendum non e’ un congresso”. A Speranza e ai bersaniani che criticano la tesi di allargare il consenso sul referendum a destra dice: “Ecco perche’ sono minoranza… Noi vogliamo essere maggioranza”. La chiusa su D’Alema: “E’ un esperto di lotte fratricide in casa. Citofonare a Prodi e D’Alema per sapere quello che stiamo dicendo”. Renzi insiste: “Se D’Alema avesse messo lo stesso impegno profuso contro i compagni di partito contro il centrodestra questo Paese sarebbe stato diverso”.