Saranno resi noti non prima di 10 giorni i risultati definitivi del referendum costituzionale sul superpresidenzialismo svoltosi ieri in Turchia, ma la commissione elettorale ha confermato la vittoria del ‘si”. E precisato che le schede senza timbro contestate dall’opposizione sono valide e gia’ in passato sono state ammesse. Un successo di misura per Erdogan, con poco piu’ del 51% e un Paese spaccato in due. L’opposizione denuncia brogli sul 3-4% dei voti. Il presidente turco ha parlato di decisione storica che tutti devono rispettare’ e ha annunciato un possibile referendum sulla reintroduzione della pena di morte
Voleva vincerlo a tutti i costi il referendum sul presidenzialismo, il presidente turco Recep TayyipErdogan. Lo ha dimostrato tenendo piu’ di 40 comizi in due mesi, mettendo la faccia su centinaia di migliaia di manifesti che hanno tappezzato tutto il Paese, invadendo televisioni con spot a favore del ‘si’ a dir poco martellanti. E alla fine vittoria e’ stata, seppur risicatissima, di misura (51,30% i si e 48,70 i no), eppure mai in discussione sin dai primi momenti dello spoglio. L’opposizione dei kemalisti del Chp ed i curdi dell’Hdp hanno annunciato la presentazione di ricorsi per brogli, denunciando che sono state contate anche schede non vidimate dalla commissione elettorale Ysk.
I numeri presentanto una contraddizione solo apparente, perche’ i primi risulta un ad arrivare sono stati quelli delle campagne, delle aree rurali, delle citta’ piu’ piccole dell’Anatolia centrale dove il presidente e’ rais e sultano. Il recupero del ‘no’ inizia lento e inesorabile man mano che arrivano i dati delle quattro principali citta’: Ankara, Istanbul, Smirne e Antalya. Il fronte del presidente perde nella capitale e nella metropoli sul Bosforo, ed e’ la prima volta in assoluto, e se la sconfitta di Smirne non stupisce il sorpasso del ‘no’ ad Antalya, centro turistico del Paese e’ un dato su cui Erdogan avra’ di che riflettere. Voleva il presidenzialismo e presidenzialismo sara’, ma Erdogan non sara’ soddisfatto di una “vittoria mutilata”, che gli consegna nelle mani un Paese sempre piu’ diviso.
I due principali partiti dell’opposizione curda, i repubblicani kemalisti del Chp ed i curdi dell’Hdp, contestano l’esito del referendum che trasforma la Turchia in repubblica presidenziale, vinto sul filo di Lana da Recep Tayyip Erdogan. A conteggi ancora in corso, ma manca meno dell’1% delle schede, i si’ sono il 51,34% ed i no il 48,66% hanno contestato. L’Hdp sostiene che siano viziati i due terzi dei voti. “Abbiamo indicazioni di manipolazioni di per 3-4% dei voti” ha dichiarato il vice del Chp Bulent Tezcan mentre un altro esponente del partito kemalista, Erdal Aksunger, sostiene che potrebbe essere contestato fino al 60% dei voti.