Renzi chiude la tre giorni del Lingotto: ‘Qualcuno ha cercato di distruggere il Pd: si mettano il cuore in pace, c’era prima e ci sara’ dopo di noi’. Poi l’ex premier traccia la strada: ‘La partita inizia ora: dobbiamo scrivere il progetto per il Paese’. Infine un attacco a M5S: ‘Rinunciate all’immunita’ vediamoci in tribunale’. Da Twitter replica Di Maio: ‘Sono loro che hanno problemi a farsi giudicare’. Poi Renzi incassa l’appoggio di Gentiloni: ‘Piu’ forza al Pd per il futuro dell’Italia’. Da Roma Orlando avverte: ‘E’ pericoloso inseguire le destre’.
Festa sul palco e festeggiamenti con volontari e militanti per Matteo Renzi, alla fine del discorso con cui ha chiuso la tre giorni del Lingotto. Sul palco l’ex segretario ha avuto al fianco Maurizio Martina, che corre al congresso in ticket con lui, e il premier Paolo Gentiloni, oltre a ministri e dirigenti Dem. Renzi sul finale e’ sceso dal palco e si e’ sollevato sulle spalle di alcuni sostenitori per dare il cinque ai militanti. Assente in platea, questa volta, la moglie Agnese Landini. “Parliamoci chiaro: questa tre giorni c’e’ un botto di gente e dopo tre mesi di polemiche e preoccupazione abbiamo avuto tre giorni di entusiasmo e credo questa sia la cosa piu’ bella”, e’ la frase con cui ha aperto il suo intervento, durato in tutto poco piu’ di mezz’ora. Renzi e’ tornato a ringraziare Veltroni, che al Lingotto dieci anni fa tenne a battesimo il Pd. Mentre ha dedicato la sola citazione dell’intero discorso al cantante calabrese Brunori Sas.
Un salto giu’ dal palco e poi su, sulle spalle dei supporter per offrire il ‘cinque’ a chi lo vuole salutare: Matteo Renzi conclude cosi’ la tre giorni torinese al Lingotto, voluta per raccogliere idee e suggerimenti per la mozione che presenta assieme al ministro Maurizio Martina. Una mozione che, spiega Renzi, sara’ pronta entro la prossima settimana. Intanto, pero’, c’e’ da affrontare la prova della mozione M5S contro il ministro dello sport Luca Lotti. Una mozione che non spaventa i dem, tra i quali circola ottimismo: non ci sono i numeri, spiega una fonte di primo piano: “la mozione non passera’”. E Renzi, sul palco, ricorda “le parole infami” pronunciate dai parlamentari del M5S nei giorni piu’ caldi dell’inchiesta Consip: “Rinunciate all’immunita’ – e’ la sfida dell’ex presidente del Consiglio – “e rispondete delle querele in Tribunale. Vi aspettiamo con affetto, vedremo chi ha ragione e chi torto”. E ancora: “Solidarieta’ e un abbraccio a Virginia Raggi”, dice lasciando la platea a bocca aperta: “Cosa c’e’? Non e’ che possiamo essere garantisti solo quando le cose riguardano noi”. E messa da parte la polemica sull’inchiesta Consip, si ricomincia a discutere di politica, come auspicato da Renzi.
Nel padiglione 1 dell’ex stabilimento Fiat sono circa cinquemila le persone che assistono agli interventi dal palco nell’ultimo giorno della kermesse. “Un botto di gente”, conferma l’ex segretario dem. La capienza massima. Le parole d’ordine che risuonano sono ‘futuro’ e ‘sinistra’. Proprio sul concetto di sinistra, l’ex presidente del consiglio affonda il colpo contro gli scissionisti di Mdp: “Non si e’ di sinistra solo perche’ si canta Bandiera Rossa con il pugno alzato”, sottolinea Renzi. Se poi, come dice Matteo Orfini, “la sinistra e’ il Pd”, non si e’ di sinistra cercando di “distruggere il partito dall’interno, approfittando di un momento di debolezza” del leader e del partito stesso. Accusa che Renzi lancia agli scissionisti e ai ‘padri’ stessi dela scissione, chiamati “esperti di Xylella”, in quanto autori “della distruzione dell’Ulivo”.
A Renzi risponde Roberto Speranza e il capogruppo Mdp alla Camera: “Ci insultano, ma non li seguiremo su quel terreno. Con noi ci sono milioni di elettori che il Partito di Renzi ha lasciato per strada”. Tutto questo, nel giorno in cui si ricomincia a discutere di alleanze. Anche perche’ il voto con un sistema proporzionale sembra ormai piu’ che una semplice ipotesi. Lorenzo Guerini, ex vice segretario dem e presidente della Commissione Congresso, non chiude le porte a un’ipotesi di alleanza con Mdp e, a domanda diretta, spiega che e’ “presto per parlarne. Di alleanze parleremo quando avremo la legge elettorale”.
Piu’ esplicito il capogruppo Pd alla Camera: “Non ci sono preclusioni su una possibile alleanza con Mdp. C’e’ un progetto da costruire insieme che riguarda il Paese. Ma un progetto politico si puo’ costruire con chi ha chiaro chi sono gli avversari. Per noi sono destra e populisti”. Da Roma, e’ il competitor di Renzi alla segreteria, Andrea Orlando, a dire che “le elezioni europee”, con il 41 per cento dei consensi, “hanno dato alla testa. Con un sistema tripolare, il tema delle alleanze diventa essenziale, serve un centrosinistra largo, serve mettere insieme tutte le forze in grado di vincere i populismi”.
Nonostante il tentativo degli scissionisti di “distruggerlo”, dunque, il Pd e’ ancora in piedi, assicura l’ex segretario. Lo e’ perche’ forte di una comunita’ di persone, “un ammasso” le chiama a un certo punto. insomma, una massa critica che lo mette al riparo da “correnti e spifferi”. E’ il Noi contrapposto all’Io che Renzi si e’ imposto e ha imposto al partito, lasciando che siano i ministri Graziano Delrio e Marco Minniti a sottolineare l’importanza di un “leader forte”. Il ministro dei Trasporti si spinge ad un paragone calcistico: Matteo Renzi come Diego Armando Maradona. “I napoletani non avevano paura che Maradona giocasse troppo la palla”, dice Delrio, “senza Maradona, forse, vincevano lo stesso le partite, ma non vincevano lo scudetto”. E il ministro dell’Interno ha sottoscritto: “Vedo bene Matteo Renzi insieme a Maurizio Martina, senza partito non c’e’ leader, e’ vero. Ma senza un leader forte, che sappia far sognare a occhi aperti, non c’e’ partito”. Parole pronunciate sotto lo sguardo attento del presidente del consiglio, Paolo Gentiloni, seduto in prima fila. “Oggi sono al Lingotto con Matteo Renzi per dare piu’ forza al Partito democratico, per il futuro dell’Italia”, sono le parole che Gentiloni ha affidato a Twitter, prima di salire sul palco con Renzi e Martina per i saluti finali. La sintonia tra esecutivo e stato maggiore renziano, dunque, sembra essere consolidata, tanto che prima il presidente Pd, Matteo Orfini, e poi lo stesso Renzi dal palco sottolineano come il governo “stia facendo bene e, per questo, deve andare avanti”. Renzi, poi, aggiunge una annotazione sul G7: “E’ bello che sia Paolo Gentiloni a dare voce all’Italia”. Il tema della durata del governo e’ strettamente connesso a quello della riforma della legge elettorale: “Se continui a dire ‘Mattarellum’ quando tutti ti dicono di ‘no’ vuol dire che vuoi andare a votare con la legge che c’e'”, spiega Orlando. Al ministro della Giustizia risponde, ancora una volta, Guerini: “cerchiamo l’accordo, ma non un accordo pur che sia. I tempi” per la nuova legge elettorale, comunque, “non saranno brevissimi”.