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La segretaria teme la “trappola” di Meloni sulla giustizia e punta su lavoro e pensioni. Delrio e Sensi protestano: «Manca il confronto politico da un anno»
Non solo giustizia. Elly Schlein prova a scartare di lato per evitare di cadere in quella che al Nazareno considerano la “trappola” di Palazzo Chigi: un corpo a corpo solitario sulla separazione delle carriere che permetta a Giorgia Meloni di nascondere le difficoltà dell’agenda economica. La strategia è chiara: il PD dirà un «no» netto al referendum del 22 e 23 marzo, ma la vera battaglia si sposterà su lavoro, tasse e welfare.
Il prossimo fine settimana segnerà il via ufficiale della “campagna d’ascolto”. Due gli appuntamenti chiave per presidiare il territorio e ricompattare le anime del partito:
- Milano: Gianni Cuperlo guiderà il confronto sui temi del lavoro povero e del caro-energia.
- Napoli: Stefano Bonaccini rivendicherà il profilo dei “riformisti di governo” insieme a una folta pattuglia di amministratori locali (da Decaro a Giani).
L’obiettivo è stanare il governo sui dossier più scottanti: dal Pnrr, che Francesco Boccia definisce ormai una «periferia amministrativa», all’allarme di Confindustria sulla crescita ferma, rilanciato da Antonio Misiani. Sulle pensioni, invece, il PD ha già siglato un asse unitario con M5S e Avs per denunciare quello che Chiara Braga definisce «il più alto tradimento verso gli elettori».
Se la linea esterna appare definita, il fronte interno è tutt’altro che pacifico. La minoranza riformista accusa la segreteria di aver “congelato” il dibattito democratico. Il malumore, rimasto sottotraccia per mesi, è esploso nelle ultime ore.
«Da quasi un anno il mio partito non si riunisce in una Direzione politica. Con quello che succede nel mondo, c’è bisogno di confronto. È tempo», attacca Filippo Sensi.
Parole che rimbombano insieme al richiamo di Graziano Delrio, che lamenta l’assenza di un dibattito vero sulle questioni centrali del Paese. Nelle chat dei parlamentari il clima è teso: circola l’ipotesi di una raccolta di firme per costringere Elly Schlein a convocare l’organismo dirigente. I riformisti chiedono che la strategia sul referendum e le alleanze per il 2026 non siano decise in solitaria, ma passino per un vaglio collegiale.
Mentre la propaganda social del PD martella sul «No» alla riforma Nordio (definita «inutile» dallo stesso ministro, secondo i dem), Schlein domani si recherà nelle zone del Sud colpite dal maltempo. Un modo per ribadire la sua presenza sui «problemi quotidiani» e rispondere, con le immagini del fango, ai tecnicismi della giustizia.