Matteo Renzi ribadisce il no al congresso straordinario del Pd. Nell’assemblea del Pd del 18 dicembre, ha detto, “mi e’ stato chiesto di non fare il congresso straordinario, ma di rispettare la tempistica e le regole dello Statuto. Perche’ se uno fa parte di una comunita’ deve rispettarne le regole, no?”. Senza un congresso, ribatte D’Alema, “sara’ Renzi che fara’ la scissione, che imporra’ una frattura. E’ normale”. Secondo D’Alema un nuovo partito della sinistra supererebbe il 10%’. Francesco Boccia minaccia di raccogliere le firme per un referendum tra gli iscritti del PD, ‘se da Renzi non arriveranno risposte chiare sul congresso’. Tegola per l’ex sindaco Marino, la Procura di Roma ha impugnato la sentenza di assoluzione per la vicenda degli scontrini.
Matteo Renzi punta a un’accelerazione per il voto a fine aprile, anche se scommette piu’ realisticamente su giugno. E l’avversario Massimo D’Alema si prepara gia’ a una corsa in solitaria: ”Il giorno in cui senza cambiare la legge elettorale Renzi chiedesse a Gentiloni di dimettersi per andare al voto – afferma – la reazione sarebbe preparare un’altra lista. E se nella sinistra si formera’ un nuovo partito – aggiunge – superera’ il 10% dei voti: ho fatto fare delle ricerche”. Sul congresso del Pd Renzi rivendica la sua verita’: non si e’ fatto, ricorda, perche’ ”mi e’ stato chiesto di rispettare la tempistica e le regole dello Statuto” che lo prevedono a fine 2017.
Matteo Renzi, nella sua E-news, affronta la questione del Congresso del partito rimandando al suo intervento all’assemblea PD del 18 dicembre, “quella – per intendersi – in cui mi e’ stato chiesto di non fare il congresso straordinario ma di rispettare la tempistica e le regole dello Statuto. Perche’ se uno fa parte di una comunita’ deve rispettarne le regole, no?”, sottolinea Renzi.
“Questa classe dirigente del PD è politicamente scaduta, me compreso, il 4 dicembre, ma vedo molti colleghi di partito che vorrebbero restare incollati alle poltrone del Nazareno. Se da Renzi, segretario eletto nel 2013 e quindi in scadenza nel 2017, non arriveranno risposte chiare sul congresso che deve tenersi, per correttezza politica verso i nostri militanti, prima delle elezioni politiche, raccoglieremo le firme per un referendum tra gli iscritti del PD. Ora più che mai penso sia opportuno ascoltare il giudizio della nostra base sul congresso prima delle elezioni politiche e sulle scelte fatte in questi quattro anni dalla segreteria Renzi su scuola, banche e lavoro”. Così Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, a conclusione di un dibattito all’università di Bari su sussidarietà e politiche industriali.
Una lista in cui potrebbero trovare cittadinanza le istanze di Emiliano, di Sinistra Italiana, dei comitati del no al referendum promossi dai costituzionalisti, della minoranza dem. D’Alema esce allo scoperto: una nuova lista “se Renzi volesse sbaraccare tutto e chiedesse le dimissioni di Gentiloni, senza cambiare la legge elettorale”. “Spero – la sua premessa – che non si arrivi alla scissione”, ma – l’aggiunta – “se nella sinistra dovesse nascere un nuovo partito in modo serio, sicuramente supererebbe il 10%”, Gentiloni “dovrebbe rispondere ai cittadini italiani”. Attorno al progetto dell’ex premier potrebbe ritrovarsi un fronte ampio a sinistra. Chi ci sta lavorando spiega che c’e’ un accelerazione nei contatti, che se Renzi vuole tentare il blitz “si ritrovera’ senza una parte del suo partito”. Mentre Emiliano e i suoi preparano una raccolta firme e anche il governatore della Toscana Rossi lancia una petizione per il congresso, il segretario dem sbarra la strada: “si rispetteranno i tempi e le regole dello Statuto” cosi’ “come mi e’ stato chiesto” all’assemblea del 18 dicembre. “Da D’Alema – tuona il renziano Marcucci – il solito fuoco amico”.
Nel Pd e’ dunque scontro a tutto campo. Con la minoranza dem che non scarta affatto l’ipotesi di uscire. “Se Renzi – spiega uno dei bersaniani – vuole andare alle elezioni senza che ci sia un passaggio democratico, vuol dire che non c’e’ piu’ il Pd, che non c’e’ piu’ politica. Noi cercheremo di portare avanti le nostre battaglie da qualche altra parte”. “Ormai – aggiunge un altro esponente della minoranza – siamo alla follia. E’ chiaro che se il Pd non e’ piu’ la nostra casa, dovremo trarne le conseguenze”. Ma non e’ solo la minoranza ad essere perplessa su eventuali accelerazioni delle urne a giugno, o addirittura ad aprile. Anche i franceschiniani fanno muro, sottolineando che se non si conoscono le motivazioni della Consulta e’ inutile parlare di elezioni anticipate. L’obiettivo e’ puntare su un asse con i centristi, spostare il premio alla coalizione e non piu’ alla lista, armonizzare le due leggi elettorali, modificare anche il criterio del sorteggio delle multicandidature. In fibrillazione e’ anche l’area di Alfano che domani radunera’ i suoi per discutere della legge elettorale. No ad un listone unico, la linea, ma niente accelerazioni. “Come si fa a parlare – sottolinea un ministro centrista – di fiducia tecnica su un testo? La fiducia o c’e’ o non c’e'”. “Se Renzi continua cosi’ va dritto contro un muro”, e’ l’attacco dei bersaniani. “La spinta sulla lista, potrebbe – spiega uno degli ‘sponsor’ della soluzione D’Alema – coinvolgere anche sindaci ed amministratori, allargare il campo fino a Pisapia”. Renziintanto spiega di non essere interessato al dibattito sulla data del voto. “Il problema – scrive nella sua Enews – non e’ con quale legge si vota, visto che questo interessa soprattutto agli addetti ai lavori che sognano un posto in Parlamento, ma quali idee si propongono e quali progetti si presentano”. Domani il segretario dem incontrera’ i fedelissimi al Nazareno. Poi i capigruppo potrebbero dar vita ad un giro di consultazioni ma le somme si tireranno alla direzione del Pd convocata per il 13 febbraio. In quell’occasione l’ex premier chiedera’ chiarezza. Per dire no alla palude.