Storica visita al Colle per il cast del 76° Festival. Il Presidente scherza sulla sua voce: «All’asilo mi dicevano di cantare in silenzio».
C’è stato un tempo in cui la musica leggera era considerata il “fratello minore” delle arti, un passatempo svagato da confinare nei salotti televisivi. Quel tempo è ufficialmente finito ieri, quando i portoni del Quirinale si sono spalancati per accogliere, per la prima volta nella storia, l’intero cast del Festival di Sanremo.
Ricevendo Carlo Conti, Laura Pausini e i big in gara, il Presidente Sergio Mattarella ha siglato una sorta di “riconoscimento di Stato” per la canzone italiana: «La musica pop fa parte del patrimonio culturale del Paese e dà alla società un contributo pari a quello dello sport».
L’incontro, svoltosi in un clima di insolita informalità nella sala di rappresentanza, ha visto i cantanti abbandonare gli abiti eccentrici del palco dell’Ariston per un look sobrio, quasi “irriconoscibile” agli occhi dello stesso Carlo Conti.



Visibilmente commossa Laura Pausini, che nel consegnare al Capo dello Stato lo spartito originale di Grazie dei fiori (vincitrice della prima edizione del 1951), ha espresso il sentire comune della categoria: «Grazie per averci ricevuto. Spesso non veniamo considerati “cultura”. Noi facciamo musica, non facciamo guerra».
Mattarella, da fine conoscitore della natura umana, ha risposto citando i Promessi Sposi di Manzoni sul timore del senso comune, ribadendo che l’industria discografica non è solo svago, ma un motore concreto per l’economia e l’identità nazionale.
Il Festival numero 76 non sarà però solo canzoni. Carlo Conti ha svelato al Presidente il cuore dell’operazione-nostalgia ma civile che animerà la kermesse: la celebrazione degli 80 anni della Repubblica.



«Ospiteremo una signora di 106 anni che il 2 giugno 1946 ebbe l’onore di votare per la prima volta», ha spiegato il conduttore. Un omaggio alla libertà e alle radici del Paese che ha trovato il pieno plauso del Colle, attento a sottolineare come i 20 milioni di telespettatori che seguono Sanremo siano lo specchio di una nazione che si ritrova attorno a un rito collettivo.
Il momento più alto della mattinata è arrivato quando il cast ha intonato Azzurro di Adriano Celentano, trasformando per un attimo il Quirinale in un’estensione dell’Ariston.
Al termine dell’esibizione, Mattarella ha regalato un raro momento di spirito: «Ricordavo le parole, ma non mi sono unito al coro perché fin dall’asilo mi hanno insegnato a cantare senza emettere suoni, per non turbare l’armonia degli altri». Un’uscita che ha sciolto l’emozione dei presenti, prima del classico “in bocca al lupo collettivo e imparziale” con cui il Presidente ha congedato la carovana sanremese.