Claudio Baglioni è stato il protagonista del tradizionale concerto di Natale nell’Aula del Senato, alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, e dei presidenti di Camera e Senato, Fontana e La Russa. Il cantautore ha eseguito i suoi classici La vita è adesso, Avrai e Strada facendo, accompagnato dall’orchestra e dal coro del Teatro San Carlo di Napoli, che ha celebrato nell’occasione i 2500 anni della città partenopea.
In apertura, Ignazio La Russa ha rivolto un pensiero ai cristiani perseguitati, alle forze dell’ordine e alle famiglie, auspicando una “pace vera e giusta” in Medio Oriente e in Ucraina. A Baglioni è stata donata la “martinella” del Senato. Fuori protocollo le parole di La Russa sulla musica italiana: “Il mio podio? Baglioni, Celentano e Zucchero, anche se quest’ultimo è di sinistra”.

Per un giorno, la campanella del Senato (la “martinella”) ha smesso di richiamare all’ordine i politici per diventare un dono nelle mani di Claudio Baglioni. Il “Grande Mago” della canzone italiana ha trasformato l’emiciclo di Palazzo Madama in un teatro d’eccezione, incantando una platea in overbooking dove, tra i velluti rossi, sedeva un sorridente Sergio Mattarella.
Non c’era “Piccolo grande amore”, ma le note di Avrai hanno commosso i presenti, alternandosi alle arie di Verdi e Rossini eseguite dal San Carlo di Napoli. Un concerto che è stato anche l’occasione per le confidenze “musicali” di Ignazio La Russa. Il Presidente del Senato ha svelato i suoi sogni proibiti per le prossime edizioni: “Avrei voluto Celentano, ma dicono sia impossibile. E poi Zucchero: è il mio preferito, nonostante le distanze politiche”. Tra un brindisi in Sala Garibaldi e i complimenti di Claudio Lotito (“Siamo amici da anni, ma non so per che squadra tifi”, ha scherzato il patron della Lazio), la politica ha concesso a se stessa una parentesi di leggerezza e riflessione, con lo sguardo rivolto alle speranze di pace nel mondo.

La scelta di Claudio Baglioni per il concerto di Natale non è stata solo una celebrazione della “maglietta fina” che ha fatto la storia d’Italia, ma un tentativo di riaffermare l’identità nazionale attraverso il suo patrimonio artistico più popolare.
Il richiamo di La Russa a una “pace vera” in Ucraina, proprio nei giorni in cui i segnali diplomatici sembrano farsi più intensi, ha dato al concerto un peso politico specifico. La musica di Baglioni, insieme alle eccellenze del Teatro San Carlo, ha fatto da collante tra le istituzioni (rappresentate da Mattarella e Fontana) e le sfide del quotidiano citate dal Presidente del Senato: dal lavoro alle forze dell’ordine. In questo Natale blindato dai conti pubblici, la “strada facendo” della politica italiana ha trovato, almeno per un pomeriggio, un’armonia insolita, dimostrando che il linguaggio della musica resta l’unico campo neutro rimasto a disposizione della nostra Repubblica.