IO VENGO DAL MONDO DI SOTTO, PIU’ ONESTO DI QUELLO DI SOPRA
‘Se non ci fossi stato io, questo processo sarebbe stato una cosa ridicola’. Massimo Carminati ricostruisce il suo rapporto con Salvatore Buzzi al processo Mafia capitale e nell’aula bunker di Rebibbia offre lo show di un imputato navigato, uno che ne ha viste davvero tante. ‘Io sono un vecchio fascista degli anni Settanta. Mi offendo veramente quando mi dicono che sono dei servizi segreti. Parlando dell’amministrazione di Alemanno sottolinea: ‘Vengo da un mondo diverso. Il mondo di sotto e’ piu’ onesto. Quelli di sopra sono tutti dei truffatori’.
“Fiero di essere un fascista degli Anni Settanta”, ma non parlategli di “quel truffatore” dell’ex sindaco Gianni Alemanno, né di ‘Mafia Capitale’ che ha messo nei guai tanti suoi amici. Massimo Carminati, come aveva annunciato all’inizio del processo, rompe il silenzio che ha sempre mantenuto in tutti i procedimenti nei quali è stato coinvolto dagli anni di piombo a oggi. “Ma quale ‘genio del male’ – dice nell’aula bunker di Rebibbia – e non mi rompete le palle con la storia del ‘Nero’ di ‘Romanzo criminale’, ché gli amici mi ci prendono per il culo”. Parla così, per sette ore, in collegamento video dal carcere di Parma, dove è detenuto in regime di 41 bis.
‘SENZA DI ME SAREBBE UN PROCESSO RIDICOLO’ – Lo fa, dice lui, per fare chiarezza su una serie di aspetti di un processo che “se non ci fossi stato io sarebbe stato una cosa ridicola, ma siccome c’è Carminati, è diventato una cosa seria”. Nessuna mafia, nessuna organizzazione malavitosa e niente intimidazioni, solo affari con amici e conoscenti: così l’ex nar descrive il cosiddetto ‘mondo di mezzo’, la fitta rete di clientelismo e malaffare che, secondo la procura di Roma, avrebbe strozzato per anni un pezzo dell’amministrazione romana, influenzando politica e appalti nelle giunte di destra e sinistra, attraverso corruzione e minacce. Secondo i pm, l’imprenditore delle cooperative ‘rosse’ Buzzi, sarebbe stato il braccio economico di questo malaffare e, dopo l’arrivo al Comune della giunta di Gianni Alemanno, avrebbe stretto il legame con Carminati dando nuova linfa agli affari grazie ai suoi legami con la destra capitolina. “In realtà io non ho mai conosciuto Alemanno, né dentro né fuori dal carcere, e di lui non ho nessuna stima – dice Carminati – Ai tempi del carcere, gente come Alemanno non la mettevamo con fascisti come noi. Alemanno aveva scelto una strada istituzionale”.
I ‘SOLA’ DELLA POLITICA E ALEMANNO IL ‘TRUFFATORE’ – “Nel ‘mondo di sopra’ ci sono dei ‘sola’” che non rispettano i patti, accusa il ‘cecato’ con espliciti riferimenti al mondo della politica. “Quei truffatori del Comune di Roma hanno fatto fare un lavoro sapendo bene che non avrebbero pagato (per l’appalto campi Rom gestito da Carminati per le coop di Buzzi ndr), questo è il mio modo di vedere Alemanno e Lucarelli (capo della segreteria di Gianni Alemanno in Campidoglio ndr) ed è la prova che non li conosco perché, se no, sarei andato a buttagli giù la porta a calci”. Anche sul fronte dei lavori per l’ente Eur, continua Carminati cambiando argomento “Riccardo Mancini (ex ad di Eur spa, ndr), mio grande amico, fece sempre di tutto per pagarci, ma non poteva per ordini superiori che arrivavano da Alemanno. E di tutta questa situazione la cosa più ridicola è che io abbia minacciato Riccardo Mancini per farmi pagare”.
LE INTIMIDAZIONI? ‘SOLO BATTUTE TRA AMICI’ – Secondo le accuse, sui soldi e sul rispetto dei patti, Carminatinon faceva sconti proprio a nessuno, neanche all’amico Mancini. E quando il dirigente si mostra restio a pagare il dovuto alle cooperative di Buzzi e Carminati, il commento di Carminati è: “Mo’ o famo strilla’ come un’aquila sgozzata”. Ma “erano sciocchezze” dice oggi Carminati sottolineando che Mancini “è tuttora un amico, non fui io a minacciarlo, ma Alemanno a fregarlo”. Quando gli vengono sottoposte quella e altre intercettazioni raccolte durante le indagini, Carminati commenta: “Buzzi diceva un sacco di cretinate e io gli andavo appresso, non è che minacciavamo la gente. Erano battute uno si deve pure rilassare a volte, non è che può fare sempre il ‘principe del male’…come mi raffigurano”.
L’AMICO E SOCIO BUZZI: ‘SIAMO DUE PIRATI’ – Buzzi è “un amico e un grandissimo imprenditore”, “facevamo affari, ci trovavamo bene perché siamo due ‘pirati’, ma non ho mai partecipato alle riunioni della cooperativa”, spiega Carminati che però ammette di essere stato assunto dalla coop 29 giugno, della quale Buzzi era presidente, nel novembre del 2014: “Serviva a dare una veste ufficiale al fatto che spesso stavo lì”. Buzzi e Carminati erano soci in affari ma la cosa non era palese anche perché il ‘cecato’ era pagato rigorosamente in nero: “Se non avessi avuto la richiesta di risarcimento della parte civile nel processo del furto al caveau, che mi chiedeva venti miliardi, mi sarei aperto la partita iva e avrei pagato le tasse – si giustifica – Non dico che non sia giusto, ma non potevo fare altrimenti”. Per questo, quando si profilò la possibilità di collaborare con le cooperative di Salvatore Buzzi, “era il settembre del 2011 e gli dissi: ‘Se devo guadagnare qualcosa non posso farlo ufficialmente'”. Ma a parte questi dettagli, assicura che “l’appalto per il campo nomadi (fatto tramite la Eriches di Salvatore Buzzi ndr) è stata una delle cose più lecite che io abbia mai fatto”. Carminati risponde di 23 capi d’accusa (Buzzi ne ha 35) che vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso, all’estorsione aggravata, il trasferimento fraudolento di valori, la corruzione, la turbativa d’asta e le false fatturazioni.Parla per sette ore l’ex estremista di destra, facendo spesso riferimento a un ‘noi’, che in chiusura di udienza prima di congedarsi dal carcere di Parma, spiega così: “Quando dico ‘noi’, mi riferisco alla mia comunità degli Anni Settanta e a quelli che anche oggi la pensano nella stessa maniera. Penso ai valori di quando eravamo ragazzini che forse sono i migliori che ci sono rimasti, perché il resto è tutto uno schifo”.