Rottura finale in CATALOGNA. Il parlamento di Barcellona dichiara l’indipendenza da Madrid e da’ il via al processo costituente della Repubblica. Nelle stesse ore, il Senato iberico attiva l’art.155 della Costituzione, che commissaria la regione ribelle. Migliaia di catalani manifestano in piazza per il distacco dal regno, via la bandiera spagnola dalla facciata del Parlamento, altre ammainate i varie citta’ catalane. Rajoy garantisce: ‘ristabiliremo legalita”, e convoca il governo per una reazione a quello che definisce ‘atto criminale’. Poi annuncia lo scioglimento del Parlamento e convoca nuove elezioni in CATALOGNA per il 21 dicembre. Fredda l’Europa con Barcellona: l’unico interlocutore e’ Madrid, fa sapere. E gli Usa sostengono la capitale per una Spagna unita.
Il parlamento di Barcellona ha approvato la dichiarazione d’indipendenza della Catalogna con 70 voti a favore, dieci contrari e due schede bianche. I deputati indipendentisti hanno salutato il risultato cantando in piedi l’inno Les Segadores. I partiti unionisti avevano lasciato l’aula prima del voto.
“Esorto alla calma tutti gli spagnoli. Lo Stato di diritto ripristinerà la legalità in Catalogna”, aveva scritto su Twitter il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, appena il parlamento catalano ha proclamato l’indipendenza.
La dichiarazione, approvata con voto segreto, annuncia la costituzione della “repubblica catalana come stato indipendente e sovrano” e invita il governo di Barcellona a “emettere tutte le risoluzioni necessarie per l’implementazione della legge di transizione giuridica e fondamento della repubblica”. Fra le misure, figurano provvedimenti per istituire la nazionalità catalana, la promozione del riconoscimento internazionale, la creazione di una Banca della Catalogna, l’integrazione dei funzionari spagnoli nella nuova amministrazione indipendente, provvedimenti per l’esercizio dell’autorità fiscale, la messa a punto di una lista dei beni dello stato spagnolo presenti in Catalogna per una effettiva successione nella proprietà. Sono previsti anche un negoziato con Madrid e la firma di trattati internazionali. Il voto è avvenuto poco prima che il Senato spagnolo approvi il ricorso all’articolo 155 che porterà al commissariamento della Catalogna, con lo scioglimento del governo locale. Alla votazione non hanno partecipato i deputati di Ciudadanos, socialisti e popolari. Nel segreto dell’urna, non tutto è andato esattamente come previsto: i deputati dei partiti indipendentisti – l’alleanza Junts pel Sì e il Cup – sono 72, ma i voti favorevoli sono stati 70. Erano presenti in aula, ma hanno votato contro i deputati di Catalunya si que es Pot, il raggruppamento della sindaca di Barcellona Ada Colau, di cui fa parte Podemos.
“Ora dobbiamo difendere le istituzioni catalane”. Così il sindaco di Barcellona, Ada Colau, che ha pubblicato un lungo post su Facebook in seguito al voto del Parlamento catalano per dichiarare l’indipendenza della Catalogna e del Senato per l’attuazione dell’articolo 155 della Costituzione. “Non in mio nome: né articolo 155 né dichiarazione d’indipendenza”, dice il sindaco, che parla di “scontro” e dice di aver lavorato “in pubblico e in privato” per evitarlo. Colau richiama ancora una volta al dialogo: “Saremo sempre in tempo per tornare al dialogo. Qualunque cosa succeda, non smetteremo di chiederlo. Ma ora dobbiamo difendere le istituzioni catalane, lottare per preservare la coesione sociale e la prosperità di Barcellona e della Catalogna”. “Saremo con la gente, combattendo perché i loro diritti non siano violati”, ha aggiunto su Facebook il sindaco di Barcellona.
La procura generale dello Stato spagnolo potrebbe chiedere ora la detenzione preventiva del presidente catalano Carles Puigdemont come ha minacciato nelle ultime settimane, riferisce la tv catalana Tv3. La procura ha avvertito che avrebbe chiesto l’incriminazione di Puigdemont per “ribellione”, un reato che prevede pene fino a 30 anni di carcere, se fosse stata dichiarata l’indipendenza. Lo stesso provvedimento potrebbe essere previsto per il vicepresidente Oriol Junqueras.
Destituzione del presidente catalano Carles Puigdemont e di tutti i suoi consiglieri, convocazione di elezioni per il 21 dicembre, scioglimento del Parlament per evitare un eventuale dibattito sull’investitura di un nuovo presidente. Sono queste le principali misure di commissariamento della Catalogna decise dal governo del premier spagnolo Mariano Rajoy dopo il via libera del Senato in base all’articolo 155 della Costituzione, oltre al siluramento del direttore generale dei Mossos d’Esquadra, la polizia locale. Non e’ passata invece la richiesta di mettere sotto controllo la radio-tv pubblica catalana. * DESTITUZIONE GOVERN – Il premier, oltre a destituire tutto il Govern, ha chiuso l’ufficio della presidenza e della vicepresidenza catalana. Come ha spiegato oggi Rajoy al Senato, il via libera della Camera alta “autorizza il governo” a sospendere il President e i suoi consiglieri, aggiungendo che “l’esercizio di tali funzioni tocchera’ agli organi o autorita’ istituite o designate dal Governo della Nazione”. Sono state chiuse le ‘ambasciate’, le delegazioni catalane nel mondo, nove in tutto, tra cui quella in Italia e presso l’Ue, e silurati i loro responsabili. * ELEZIONI – E’ stato lo stesso Rajoy a sciogliere il Parlament, con l’impegno di convocare elezioni il 21 dicembre. * POLIZIA – Il controllo dei Mossos d’Esquadra, che hanno competenze in materia di ordine pubblico e di polizia stradale (ma non di controllo delle frontiere) passerebbe di fatto al ministero dell’Interno spagnolo. E’ stato silurato il direttore generale dei Mossos, Pere Soler, e potrebbe anche essere destituito il mayor Josep Lluis Trapero, indagato per sedizione. Una delle incognite e’ come verra’ accettato il commissariamento, se ci saranno defezioni o uso della forza. * RADIO-TV – Rajoy aveva anche espresso la volonta’ di prendere il controllo della radio e della tv catalana, TV3, accusata dagli unionisti di essere una voce troppo sbilanciata a favore dell’indipendenza della Catalogna. Ma l’ipotesi non e’ stata accettata dal Senato, che ha approvato un emendamento del partito socialista bloccando la richiesta di porre sotto tutela Tv3. La misura aveva suscitato nei giorni scorsi una levata di scudi in nome della liberta’ di stampa. * CONTROLLO DELL’ART.155 – Secondo El Pais, la commissione congiunta del Senato che ha avviato la procedura ex.art 155 ne controllera’ anche l’applicazione ogni due mesi. Presieduta dal presidente del Senato Pio Garcia-Escudero, conta 27 senatori ed e’ a maggioranza Pp.