La Procura di Roma ha alzato il velo sul caso Paragon, disponendo accertamenti tecnici irripetibili sui telefoni cellulari di sette persone coinvolte nell’inchiesta come parti lese. Tra i nomi spiccano quello del fondatore di Dagospia, Roberto D’Agostino, e dei giornalisti Eva Vlaardingerbroek, Francesco Cancellato e Ciro Pellegrino. Insieme a loro, i dispositivi degli attivisti di Mediterranea Saving Humans Luca Casarini, Giuseppe Caccia e don Mattia Ferrara saranno sottoposti ad analisi approfondite, con l’incarico che sarà affidato lunedì prossimo.
Le indagini, attualmente contro ignoti, si concentrano su reati che vanno dall’accesso abusivo a sistema informatico e reati informatici alla cognizione, interruzione o impedimento illecito di comunicazioni telefoniche e all’installazione abusiva di apparecchiature atte a intercettare.
La notizia ha scatenato immediate reazioni nel mondo politico. Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha tuonato sui social definendo l’intercettazione di Dagospia un “fatto gravissimo”. “Nelle democrazie NON si spiano i giornalisti. Se si spiano i direttori delle testate giornalistiche non è più democrazia. Tutti zitti anche stavolta? #ItalianWatergate”, ha concluso Renzi, chiamando in causa direttamente il governo.
Anche Dagospia ha commentato la notizia con toni duri e ironici, titolando: “‘Cronache dall’Italia all’olio di ricino: Dagospia finisce spiata!”. Il sito sottolinea come lo scandalo delle intercettazioni illegittime si stia allargando, coinvolgendo anche Roberto D’Agostino nell’inchiesta delle procure di Roma e Napoli sul caso di spionaggio. La testata ricorda che il direttore di Fanpage, Francesco Cancellato, sarebbe stato spiato per oltre cinque mesi con il software “graphite”.
Il “caso Paragon” si fa ogni giorno più inquietante, come sottolinea Nicola Fratoianni, deputato di Avs e segretario di Sinistra Italiana. Fratoianni ha richiamato il governo a non “far finta di niente” di fronte a una vicenda che “mette seriamente in discussione la tenuta della nostra democrazia”.
Dura la presa di posizione del Partito Democratico. In una nota congiunta, Sandro Ruotolo (responsabile Informazione nella segreteria Pd), Debora Serracchiani (capogruppo Pd commissione giustizia alla Camera) e Stefano Graziano (capogruppo Pd commissione difesa alla Camera) hanno definito le novità “clamorose”. Il PD chiede chiarezza al governo: “È inaccettabile che giornalisti vengano intercettati illegalmente. La presidente Meloni e il sottosegretario Mantovano non possono più tacere. Se i servizi segreti italiani continuano a sostenere la loro estraneità nell’intercettare i giornalisti, il Governo deve dirci chi è stato. Chi ha avuto accesso ai loro telefoni? Chi ha installato lo spyware? E con quali finalità? Il caso non è chiuso, si sta allargando.”
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