GLI NEGARONO PORTO D’ARMI, SUICIDA DOPO LA STRAGE. USAF NON INFORMO’ FBI SU KILLER, POTEVA EVITARE STRAGE. NON AVREBBE POTUTO COMPRARE ARMI. IN CHIESA CENTINAIA BOSSOLI
L’aeronautica Usa non informo’ l’Fbi della condanna della corte marziale contro il killer della chiesa texana e cosi’ il 26enne ha potuto acquistare armi. Sul luogo della strage sono stati ritrovati centinaia di bossoli e 15 caricatori. Sul cadavere del killer tre i fori di proiettili: uno autoinferto alla testa e due sparati a torso e gambe da uno dei sopravvissuti.
Si era visto negato il porto d’armi il killer che ha fatto strage nel Texas facendo 26 morti, il piu’ piccolo dei quali aveva 18 mesi. 12-14 le piccole vittime del 26enne, che ha fatto irruzione durante la messa nella piccola chiesa battista armato di fucile d’assalto. Il movente non e’ religioso o razziale, dicono gli inquirenti, l’uomo aveva litigato con la suocera. Ne’ e’ stata aperta un’inchiesta per terrorismo. Trump: ‘non e’ un problema di armi, ma il gesto di uno squilibrato’. Negli Usa i morti per le armi in forte aumento, 11 mila omicidi nel 2016.
Un 26enne ex militare dell’aeronautica Usa ha sparato con un fucile d’assalto in una chiesa battista del Texas uccidendo 26 persone tra i 5 e i 72 anni; almeno 20 i feriti. E’ entrato durante la messa vestito di nero e con un giubbetto anti proiettile; aveva altre armi in auto, dove e’ stato trovato morto dopo la strage.
Secondo il direttore del Dipartimento di pubblica sicurezza regionale, Freeman Martin l’uomo appena sceso dalla sua auto ha cominciato a sparare già all’esterno della Chiesa di Sutherland Springs. Dove poi è entrato e ha continuato a sparare con un fucile d’assalto del tipo Ruger Ar-15 contro i fedeli riuniti in preghiera. Mentre usciva dalla Chiesa battista avrebbe incontrato sulla sua strada una persona, armata a sua volta che lo ha messo in fuga. Ripartito in auto si è poi andato a schiantare poco più lontano. Le autorità di polizia lo hanno trovato morto: in corso gli accertamenti per capire se si sia suicidato o sia morto in seguito alle ferite riportate nello scontro a fuoco.
Devin Patrick Kelley e’ stato colpito da tre proiettili: uno al torso e uno a una gamba sparati da uno dei sopravvissuti alla strage, e uno alla testa sparato dal killer stesso. E’ quanto risulta dall’autopsia. Non e’ ancora chiaro quale dei colpi sia stato quello mortale.
La sparatoria in Texas, in cui sono morte 26 persone, “è stata compiuta da un individuo con enormi problemi mentali, semplicemente uno squilibrato” e non “un’azione dovuta all’uso delle armi”. Lo ha ribadito il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, durante una conferenza stampa ai ieri, in una chiesa battista a Sutherland Springs “non è una situazione di armi” ma “un problema di salute mentale al livello più alto. È un evento molto triste”.
Devin Kelley, ha aperto il fuoco durante la messa della domenica. Un gesto assurdo e incomprensibile alla base del quale pare vi fossero diverbi familiari: il killer aveva litigato con la suocera, era arrabbiato, le aveva inviato un sms minaccioso la mattina stessa della strage. La donna non era in chiesa ma tra i morti, e’ emerso in serata, c’e’ la madre della suocera, Lula Woicinski White, di 71 anni. Kelley era un uomo pieno di rabbia, che prima di morire ha chiamato il padre, per l’ultima volta.
L’Air Force non informo’ l’Fbi della condanna per violenze domestiche emesse da una corte marziale nei confronti di Devin Kelley, il killer che in una parrocchia texana ha ucciso almeno 26 persone. Il nome di Kelley avrebbe dovuto essere inserito in una banca dati federale. Questo pero’ non e’ avvenuto e l’uomo ha potuto cosi’ superare tranquillamente i controlli preventivi e acquistare armi da fuoco, tra cui quella della strage. L’Air Force ha ammesso la mancanza a distanza di 24 ore dalla strage. Una corretta segnalazione della condanna di Kelley secondo la legge federale avrebbe impedito all’uomo di acquistare e possedere armi da fuoco. Ora insieme al Pentagono l’Air Force ha avviato un’indagine per verificare eventuali altri casi in cui condanne per violenza non siano state correttamente segnalate. Avviata un’indagine anche su come il caso Kelley e’ stato gestito al’interno dell’Air Force.