Una lista completa di persone, luoghi e cose che Donald Trump ha insultato via Twitter nella sua campagna elettorale: l’ha pubblicata il New York Times. La piu’ gettonata e’ Hillary Clinton, poi competitor alle primarie, giornalisti, donne, messicani, handicappati, celebrities, Paesi, ma anche un leggio nello studio Ovale. Intanto, il tycoon lancia un programma serale su Facebook Live, che durera’ sino all’election day. Per sfruttare, spiegano i suoi consiglieri, il largo seguito sui social media e bypassare i media tradizionali, che il candidato repubblicano accusa di esser disonesti e pieni di pregiudizi.
Il New York Times ha pubblicato due pagine con un elenco di tutte le vittime delle offese di Donald Trump: persone, cose, luoghi insultati via twitter dal candidato repubblicano alle presidenziali Usa dell’8 novembre. La piu’ bersagliata ovviamente e’ la rivale democratica nella corsa alla Casa Bianca, Hillary Clinton. Ma nell’elenco, completo di link ai tweet originali, figurano anche celebrita’, gli altri candidati repubblicani alle primarie, il presidente Barack Obama, le donne, i messicani, i disabili, citta’ e Paesi, senatori, sindaci (compreso il primo cittadino di New York Bill de Blasio), governatori, giornalisti. Nel mirino di Trump anche la famiglia Bush degli ex presidente repubblicani, gli ex candidati repubblicani alla Casa Bianca John McCain e Mitt Romney.
Trump non risparmia il cancelliere tedesco Angela Merkel, che sta “rovinando la Germania”, il cantante Neil Young, “un ipocrita totale”. Tra i Paesi, oltre al Messico, ci sono la Cina, l’Iran, l’Arabia Saudita, anche la Gran Bretagna, che “si sforza di nascondere il suo menorme problema con musulmani”. Molto nutrita la lista dei media e degli show televisivi. Attacchi anche ai grandi magazzini, alla lega di baseball, a un leggio dello studio Ovale.
Donald TRUMP ha lanciato un talk show politico che andrà in onda tutte le sere sulla sua pagina Facebook. Il candidato repubblicano, almeno nella prima serata, non ha partecipato allo show, che viene trasmesso dalla ‘war room’, la stanza dei bottoni della sua campagna elettorale nella TRUMP Tower di New York, ed è condotto dai suoi consiglieri Boris Epshteyn e Cliff Sims, e dal giornalista conservatori Tomi Lahren. Ospiti della prima puntata di questo show ‘fatto in casa’, e certamente autoreferenziale, sono stati la manager della campagna KellyAnne Conway e il consigliere Jason Miller. Facebook Live è stato interpretato dai media americani come un test per il lancio di quella che viene ormai chiamata la “TRUMP tv”, cioè un nuovo network ultraconservatore che il candidato repubblicano starebbe preparandosi a fondare nel caso di una, sua sempre più probabile sconfitta l’otto novembre.
er molti, anzi, questo sarebbe ormai il vero progetto del candidato che nei comizi, nei dibattiti e nelle interviste sembra sempre più orientato a galvanizzare lo zoccolo duro di elettori che l’hanno appoggiato finora – e quindi futuri telespettatori della sua tv – piuttosto che cercare di recuperare lo svantaggio attirando voti negli altri settori. Nei giorni scorsi Financial Times ed altri giornali hanno riportato la notizia che Jared Kushner, l’investement banker sposato con Ivanka TRUMP, avrebbe avviato contatti con investitori importanti nel settore dei media per la creazione della TRUMP Tv dopo le elezioni. Ma il candidato repubblicano ha smentito le voci come ‘false’ affermando di non avere “alcun interesse nella creazione di una media company”.